• I finestrini coperti, il coltello ritrovato, i bimbi come scudi: premeditato il dirottamento del bus. L’autista ai pm: «Servono governi di destra». La finta malattia per nascondere la patente sospesa. Il video ancora non si trova.
  • Azione perfetta dell’Arma «normale». Il salvataggio della scolaresca ha visto i carabinieri della porta accanto comportarsi all’altezza dei corpi speciali. La risposta alla sofferenza provocata dal caso Cucchi.
  • «Io picchiata perché indosso il velo». Attivista italomarocchina dei Giovani musulmani di Torino: «È colpa del clima politico che c’è in Italia». Ma ad aggredirle sarebbe stata una straniera. Solidarietà da Pd e M5s.

Lo speciale comprende tre articoli.

Ai ragazzini, che teneva in ostaggio sul bus, gridava di voler fare una strage per «vendicare i morti in mare». Una volta finito in gabbia, invece, ha tentato di cambiare versione. «Non volevo fare del male ai bambini», ha sostenuto, ma «volevo dare un segnale all’Africa, perché gli africani restino là». Così ieri, dal carcere di San Vittore di Milano dove si trova come sorvegliato speciale, ha tentato di giustificare il suo gesto Oussenyou Sy, il senegalese con cittadinanza italiana, residente a Crema. Autista di Autoguidovie da 15 anni, due giorni fa ha sequestrato un autobus carico di ragazzini, li ha legati e, dopo aver cosparso i sedili di benzina, con l’accendino in mano ha minacciato di bruciarli vivi. Ha raccontato ai pm di aver deviato il percorso del bus per «andare a Linate per prendere un aereo e tornare in Africa e usare i bambini come scudo», ha aggiunto di «sperare nella vittoria delle destre in Europa così non faranno venire gli africani». E ancora, nel tentativo di scaricare le proprie responsabilità si è definito un seguace del movimento «panafricano» e mosso dal caso della nave Mare Jonio, che sarebbe stata «la goccia che ha fatto traboccare il vaso». E ha aggiunto, attraverso l’avvocato: «La situazione mi è sfuggita di mano». I fatti, però, raccontano qualcosa di diverso e i particolari fanno pensare ad una attenta premeditazione. Per esempio il coltello, che è stato trovato tra le lamiere del bus bruciato, un pugnale a serramanico dalla lama di almeno 20 centimetri che l’uomo usava per terrorizzare i suoi ostaggi o il fatto che Sy avesse tolto tutti i martelletti frangivetro dal mezzo per evitare che qualcuno potesse fuggire, o quell’«accendi gas» come lo ha definito l’operatrice scolastica che accompagnava la scolaresca, che per tutto il viaggio ha tenuto in mano come un’arma. «Mi ha costretta a sequestrare i cellulari e a legare i bambini, con un coltello alla gola», ha raccontato la donna intervistata alle telecamere delle televisioni nazionali, «ho cercato di fare i nodi larghi alle fascette sperando che i ragazzi riuscissero a liberarsi» e «mentre mi facevo consegnare i telefoni cercavo di far capire ai ragazzi che stavano seduti in fondo, con lo sguardo, di tenerli» e per fortuna «uno dei ragazzini ha capito ed è riuscito ad avvisare la polizia».

Ieri le forze dell’ordine hanno anche recuperato un video del giorno precedente il sequestro ripreso dalle telecamere di sorveglianza di una stazione di servizio, in cui si vede l’uomo riempire una tanica di benzina. La stessa utilizzata per mettere in atto il suo piano: «Ogni tanto si fermava e faceva delle pause», ha raccontato ancora l’operatrice scolastica, «mi costringeva a spargere altra benzina e mi ordinava di oscurare i vetri usando delle bombolette spray e con l’accendigas in mano mi faceva capire “io sono pronto”». L’incubo è durato un’ora e un quarto nella quale l’uomo, secondo le testimonianze, «pareva lucido».

Sy doveva portare i 51 studenti della scuola media Vailati, e i tre accompagnatori, dalla palestra comunale Serio all’istituto che si trova nel centro di Crema, un percorso di pochi chilometri, ma all’improvviso ha deviato verso la provinciale 415 Paullese puntando su Linate.

Al momento a procedere è la procura di Milano che indaga per strage, sequestro di persona con l’aggravante del terrorismo, ma se dovesse cadere il reato di strage (perché l’autista avrebbe dato fuoco al mezzo dopo che gli studenti erano scesi) la competenza passerebbe alla Procura di Cremona, per la quale resterebbe comunque in piedi il sequestro di persona. Quello che è certo, è che Ousseynou Sy, aveva due precedenti penali alle spalle: una condanna risalente al 31 ottobre 2008 per guida in stato di ebbrezza per cui il senegalese aveva pagato un’ammenda da 680 euro e si era visto sospendere la patente per sei mesi e una condanna definitiva, in Cassazione, ad un anno, con pena sospesa, per molestie ad una diciassettenne risalente al 2017.

Nonostante questo il senegalese lavorava, indisturbato, come autista di mezzi pubblici, da 15 anni, trasportando ragazzini ogni giorno, senza che nessuno mai si fosse accorto di nulla. A permetterlo sono state le norme che obbligano alla comunicazione di precedenti penali ai datori di lavoro solo quando riguardano pubblici ufficiali. Per tutti gli altri il datore di lavoro può chiedere informazioni su eventuali trascorsi, passati in giudicato, nel caso in cui la mansione da assegnare sia di responsabilità, ma è tenuto a farlo esclusivamente al momento dell’assunzione. Per questo Autoguidovie, il colosso del trasporto pubblico che lo assunse nel lontano 2004, si sarebbe limitata a chiedere in quell’anno il certificato penale, senza poi più ripetere i controlli. Con uno stratagemma, inoltre, l’uomo riuscì a farla franca anche per la sospensione della patente. Si mise in malattia nel periodo in cui non poteva guidare e non comunicò l’accaduto all’azienda. E visto che nessun obbligo compete alla Motorizzazione civile relativamente a comunicazioni ai datori di lavoro su sospensioni del documento, purtroppo nemmeno nel caso si tratti di autisti di mezzi pubblici, tutto passò sotto silenzio. In queste ore gli inquirenti stanno cercando di sciogliere anche il mistero del video che Sy avrebbe girato per annunciare e motivare il suo gesto. A parlare del filmato-manifesto, girato prima di mettere in atto il piano e postato agli amici in Italia e in Senegal, ma per ora del video gli inquirenti non avrebbero trovato alcuna traccia.

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