- Dalla Diciotti scendono 573 migranti. Sono già 4.702 gli arrivi in neanche due mesi, tra cui oltre 500 minori non accompagnati.
- E l’Italia paga per rottamare i relitti. Stefano Boeri pensa a un museo delle migrazioni a Lampedusa, da dove l’Agenzia delle dogane sta rimuovendo, con costi esorbitanti, oltre 500 imbarcazioni impiegate dai clandestini.
Lo speciale comprende due articoli.
Due malandati pescherecci la scorsa notte si sono trovati in balia delle onde a 70 miglia dalla costa italiana, a largo di Capo Spartivento, non distante da Lampedusa. Gli scafisti trafficanti di esseri umani erano riusciti ad accalcarci sopra 573 passeggeri, compresi 59 minorenni, molti dei quali non accompagnati. Le onde erano già alte e la Guardia costiera aveva previsto anche un veloce peggioramento delle condizioni meteo nella notte. Il Centro di coordinamento del soccorso marittimo ha mandato sul posto tre motovedette della Guardia costiera già in mare a Siracusa, a Crotone e a Reggio Calabria. Ma per il trasbordo è stato necessario anche l’intervento della nave militare Diciotti. La stessa che nell’agosto 2018 rimase a largo di Lampedusa con 190 passeggeri a bordo su disposizione di Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno (la decisione, però, è emerso nel corso del processo a carico di Salvini per lo stop in mare della nave Gregoretti, fu condivisa dal presidente del consiglio Giuseppe Conte e da altri esponenti del governo. Il Senato non concesse l’autorizzazione a procedere), per poi sbarcare a Catania.
Questa volta il maxi sbarco dovrà assorbirlo Augusta, porto scelto per l’attracco della nave militare. A bordo di uno dei pescherecci gli uomini della Guardia costiera hanno recuperato anche un cadavere. L’uomo, la cui nazionalità non è stata resa nota, secondo i suoi compagni di viaggio, era morto già da alcuni giorni. Per un altro passeggero, invece, si è presentata subito la necessità di cure mediche ed è stato portato d’urgenza nel porto di Roccella Jonica, in Calabria, da una delle motovedette.
Con il maxi sbarco della Diciotti sono 4.701 gli immigrati che hanno raggiunto l’Italia dall’inizio dell’anno: 3.035 a gennaio e 1.666 a febbraio. Dati che provano la totale disattenzione del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che è riuscito a fare peggio anche rispetto al 2021, quando, al mese di febbraio, gli sbarcati avevano raggiunto quota 4.151. E con l’arrivo della bella stagione andranno di certo a moltiplicarsi. Nello stesso mese del 2020, quando erano ancora in vigore i Decreti sicurezza ma il governo era già giallorosso, gli sbarchi si erano fermati a 2.065.
Al primo posto tra le nazionalità degli immigrati sbarcati c’è il Bangladesh, che ha già riversato in Italia 1.194 persone. Seguito dall’Egitto con 888 e dalla Tunisia con 596. I minori non accompagnati, con lo sbarco di ieri, hanno già sfondato quota 500. L’intervento dell’altra notte si è reso necessario, ha spiegato la Guardia costiera, perché i pescherecci erano già in balia delle onde e si era «in presenza di condizioni meteo sfavorevoli», per le quali era anche «previsto un peggioramento sensibile nelle ore successive». Gli sbarcati verranno sottoposti alle verifiche anti Covid 19. Ma tra le autorità c’è non poca preoccupazione, visto che a Pozzallo qualche giorno fa è approdata la Ocean Viking con a bordo 338 migranti, 35 dei quali risultati positivi e fatti salire a bordo della nave quarantena Azzurra ferma in rada.
«Altri 573 clandestini in arrivo, in aggiunta agli oltre 4.000 da inizio anno. Io subisco un processo perché ho fermato gli sbarchi, l’attuale ministro non muove un dito. Perché?». Matteo Salvini torna così a scagliarsi contro Lamorgese sul suo profilo Twitter.
Nel frattempo Lamorgese continua a chiacchierare con i suoi omologhi di Francia, Spagna e Germania. Ieri li ha ricevuti al Viminale «per un incontro di lavoro a quattro», fanno sapere dal ministero, «sul nuovo Patto europeo per la migrazione e l’asilo». Quello di ieri è stato propagandato come «un altro proficuo confronto sul futuro delle politiche migratorie dell’Unione europea e sul metodo di lavoro da seguire, che prevede un approccio graduale e parallelo sia sugli aspetti legati alla responsabilità sia a quelli connessi alla solidarietà». Allo stato, però, l’Italia continua a sbracarsi sull’accoglienza senza che gli altri Paesi Ue facciano alcun cenno alla redistribuzione.
Ora, però, c’è una stretta per le Organizzazioni non governative. Che arriva dalla Corte di giustizia europea. L’avvocato generale ha valutato che anche le navi delle Organizzazioni non governative che svolgono, più o meno consapevolmente, servizio di taxi del mare, fiancheggiando di fatto gli scafisti, sono soggette ai controlli dello Stato di approdo. «Finalmente», ha commentato Andrea Delmastro, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri, «si riafferma il diritto sovrano degli Stati al controllo delle zone marittime di pertinenza, alla difesa dei confini, della sicurezza e della legalità. Finalmente viene ripristinata la legalità e la sovranità degli Stati sui deliri immigrazionisti di certa sinistra». Poi, però, si è chiesto se «il Governo ne prenderà atto» e se «difenderà sovranità, legalità e confini nel mediterraneo» o se «fingerà di non sapere per tenere unita la sua dilaniata maggioranza a detrimento degli interessi dell’Italia».
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