Alla speronatrice l’Ong non basta più. «Ora sogno gli espropri climatici»
Carola Rackete (Ansa)
  • Carola Rackete si candida per la sinistra tedesca di Linke alle elezioni europee. Così affida a «Repubblica» il manifesto politico, trasformandosi da capitano a giustiziere: «Voglio socializzare le aziende energetiche».
  • Venerdì si sono registrati 28 approdi, ieri nel tardo pomeriggio ce n’erano già stati 17. L’isola è di nuovo sotto pressione. E da inizio anno sono arrivati 84.000 clandestini.

Lo speciale contiene due articoli.

La sinistra europea e mondiale può finalmente guardare al futuro con il cuore pieno di speranza: Carola Rackete, paladina dei centri sociali, capitana tedesca della nave Ong Sea Watch 3, diventata famosa in Italia per aver ignorato, nel 2019, l’ordine del governo, e in particolare dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, di non attraccare a Lampedusa, annuncia la sua candidatura alle Elezioni europee del prossimo anno. «Mi candido all’Europarlamento con Die Linke (la sinistra tedesca, ndr)», dice la Rackete a Repubblica, «per difendere l’ambiente». Una minaccia, più che una promessa: ci toccherà sorbirci i sermoni della Rackete anche qui in Italia, statene certi, seppure la sua candidatura sarà affare tedesco. Die Linke è un partito di estrema sinistra che porta avanti idee come la patrimoniale. Le percentuali ottenute alle Europee da questa formazione sono in costante calo: 7,5% nel 2009, 7,4% nel 2014, 5,5% nel 2019. Per essere certi di continuare su questa strada (e con la pericolosa soglia di sbarramento del 4% sempre più prossima), la scelta di candidare la Rackete appare la migliore possibile.

Il punto principale del suo programma? «La giustizia climatica. Per questo», sottolinea la Rackete, «voglio far parte della Commissione ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare dell’Europarlamento». C’è da sudare freddo: Carola Rackete si imbarca sulla zattera dei catastrofisti del clima. «Se vogliamo fermare la crisi climatica», filosofeggia, «dobbiamo ritenere responsabili i responsabili. Mi spiego: le grandi compagnie di petrolio, gas e carbone che hanno causato la crisi climatica, devono essere socializzate. Come? Vanno presi i profitti che hanno fatto derubando la Terra e vanno distribuiti per finanziare la transizione ecologica».

Messa così sembra una buona idea, peccato che questa benedetta tassazione (in questo caso, esproprio) dei profitti delle grandi compagnie nessuno abbia mai capito come si possa attuare. E del resto, nessuno lo ha mai spiegato nel dettaglio. Siamo di fronte, in parole povere, al più sfrenato propagandismo. Viene da maledire i guasti agli impianti di irrigazione, quando leggiamo dove Carola Rackete ha constatato l’effetto più evidente della crisi climatica. Al Polo Nord? Nel Sahara? Macché: «Nel parco vicino alla casa dei miei genitori! Non è mai stato secco», sospira la Rackete, «perché è una zona della Germania dove non faceva mai troppo caldo. Ora l’erba è gialla per la siccità».

Alla candidata in pectore non è passato neanche per l’anticamera delle treccine che, magari, sarebbe bastato annaffiare regolarmente il parco per evitare la tragedia e, del resto, l’erba del vicino è sempre la più gialla. E così questa apocalittica visione ha convinto la Rackete che fosse giunto il momento di scendere in campo per difendere la galassia. In realtà, i sinistrati europei, e in particolare i Socialisti, alleati di Linke, possono considerarsi dei miracolati: il grande colpo di mercato (politicamente parlando) stava infatti per sfumare: «Fino allo scorso febbraio», rivela la Rackete, «quando mi ha contattato Die Linke, mai avrei pensato di candidarmi. Mi hanno proposto di farlo da indipendente. E io, sulle prime, ho rifiutato».

Per fortuna, però, Carola, dopo aver resistito stoicamente alle insistenti pressioni, ha ceduto: «Mi sono confrontata con alcuni amici dei movimenti a tutela dei diritti», racconta, «e con persone che non vivono in Europa ma subiscono le politiche decise a Bruxelles. Non sono rappresentati politicamente. In più, in Germania abbiamo il 14% degli adulti che non vota perché non ha il passaporto tedesco. Un vuoto di democrazia inaccettabile. Quindi, ho deciso di essere la loro voce». Il fatto che la Rackete abbia deciso di essere la voce dei tedeschi che non possono votare non è esattamente il modo migliore per cercare di prendere voti, ma cosa sono queste quisquilie di fronte alla passione civile della giovane (ex) capitana?

Passiamo all’Italia: Carola Rackete non sfugge alle domande sul nostro Paese. L’accordo tra la Commissione Ue e la Tunisia raggiunto grazie alla mediazione di Giorgia Meloni? «L’ennesimo errore. Sono contraria», avverte, «ad accordi fatti con governi non democratici per esternalizzare consapevolmente le violazioni dei diritti umani». Non si risparmia, la Rackete, che dedica un passaggio dell’intervista a Salvini, che ha commentato così la notizia: «Dallo speronamento delle motovedette all’Europarlamento è un attimo, evviva la democrazia». «Salvini», replica la Rackete, «deve fare pace con un fatto: i magistrati italiani hanno fatto cadere ogni accusa contro di me. È interessante, però, vedere che l’estrema destra italiana e quella tedesca hanno reagito allo stesso modo alla mia candidatura».

Ciliegina sulla torta del manifesto politico della Rackete, la lotta al pericolo fascista che incombe. «Vede il rischio», le viene chiesto da Repubblica, «di una deriva post-fascista in Europa? «Sì, chiaramente», risponde la Rackete, «è un problema comune che va affrontato creando un’alleanza antifascista in Europa». Al solo pensiero, l’erba del parco vicino alla casa dei genitori già riprende colore.

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