• Una miriade di sigle e un fiume di denari: la galassia dell’attivismo tedesco spadroneggia nel Mediterraneo. Tutto per riempire il nostro Paese di clandestini.
  • La Lega: «Chiediamo rispetto o ce lo prenderemo. Sempre con simpatia e serenità…».

Lo speciale contiene due articoli.

Sono otto i taxi del mare che hanno base logistica o bandiera tedesca e che in un anno hanno scaricato in Italia, stando al calcolo degli sbarcati che si può ricavare dalle notizie battute dall’agenzia Ansa a partire dall’1 settembre 2022, ben 6.689 migranti. Alcune sono finanziate anche dal governo di Berlino (che ha confermato di aver messo sul piatto fino al 2023 8 milioni di euro, ovvero 2 milioni per ogni anno), ma i loro bilanci sono zeppi soprattutto di erogazioni liberali. Non tutte però hanno i conti in chiaro. Come la Louise Michelle, ex imbarcazione della marina francese acquistata con i proventi della vendita delle opere d’arte di Banksy, sede a Berlino e bandiera tedesca (ha portato in territorio italiano nell’ultimo anno 331 migranti), sul suo sito web non pubblica i bilanci. Stessa storia per la Mission Lifeline, Ong tedesca proprietaria della nave con bandiera tedesca Rise Above (288 migranti portati in Italia): niente bilanci.

Ma si sa che qualche anno fa ebbe un aiutino da un cardinale benefattore, Rehinardt Marx, che staccò un assegno da 50.000 euro (provenienti dai fondi della Diocesi di Monaco), imbarazzando non poco il Vaticano, perché, si scoprì che il fondatore della Ong, Claus Peter Reisch, l’aveva fatta grossa: era stato accusato dalle autorità di Malta di non aver registrato la nave di soccorso che, pertanto, fu confiscata. La nave dei record, però, è la Ocean Viking di Sos Mediterranée, bandiera norvegese e Ong tedesca: si è presentata nei porti italiani nell’ultimo anno con 2.576 passeggeri. Sos Mediterranée un network e ha ben quattro diramazioni, tra le quali una italiana, che tra erogazioni liberali, contributi da privati e 5 per mille ha incassato 522.807 euro. Ai quali bisogna sommare gli introiti tedeschi, francesi e svizzeri per arrivare al cumulo plurimilionario annuale. La Resq people, che batte bandiera tedesca, invece, è di proprietà della Ong milanese Resq, il cui presidente onorario è l’ex pubblico ministero Gherardo Colombo. Per comprarla sono stati investiti 400.000 euro raccolti grazie alla generosità di oltre 3.000 donatori. Nell’ultimo anno ha raccolto erogazioni liberali e 5 per mille per 889.700 euro. Con l’unica operazione in mare di quest’anno della quale si ha notizia ha portato in Italia 96 migranti. Tutta teutonica è invece l’operazione di Resqship: la sua Nadir, un veliero adattato alla ricerca e al soccorso in mare, è stata molto operativa nell’ultimo anno. Con le sue 16 operazioni delle quali si trova riscontro ha portato in Italia 1.325 persone. Stando all’ultimo bilancio, tra donazioni, sostegno dei partner e merchandising, avrebbe raccolto 250.173 euro. Anche Sos Humanity è teutonica Doc, sede a Berlino e nave, la Humanity One, con bandiera tedesca. È una delle Ong finanziate dal governo tedesco (con 790.000 euro). Ma è con i privati che fa cassa. Ha ricevuto donazioni per circa 1 milione di euro. E 466.946 euro dalle organizzazioni partner. Quasi 100.000 euro li ha sborsati il Comune di Monaco di Baviera. Altri 100.000 le sono arrivati dalla Chiesa evangelica tedesca. La Humanity One è stata molto operativa nell’ultimo anno. Ha portato a termine 13 operazioni con 1.442 passeggeri trasportati in Italia. Carichi abbondanti ma solo due operazioni nell’ultimo anno per la Sea Eye, Ong tedesca e nave con bandiera tedesca: ha fatto da taxi del mare per 214 migranti. Ha un bilancio di circa 1 milione di euro e riceverà dal governo tedesco per il 2023 in totale 365.000 euro per il funzionamento della Sea Eye 4. Proprio la Sea Eye era stata la prima Ong a lagnarsi al momento dell’attuazione del Codice di comportamento per i taxi del mare varato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Non seguiremo alcun codice di condotta illegale o qualsiasi altra direttiva ufficiale che violi il diritto internazionale o le leggi del nostro Stato di bandiera, nel nostro caso la Germania», annunciò Annika Fischer, membro del consiglio d’amministrazione di Sea Eye, precisando che la Ong avrebbe «rifiutato il Codice sulle Ong». Poi (a spalleggiare le Ong c’era anche la Cei, il cui responsabile del settore delle Migrazioni, monsignor Giancarlo Perego, affermò che le Ong erano «uno strumento di sicurezza per le persone sbarcate in Italia») aveva chiesto aiuto proprio a Berlino: «Ci aspettiamo che il governo tedesco ci protegga dal comportamento illegale delle autorità italiane e ci sostenga con decisione». Il sostegno, infatti, sembra essere arrivato. E infine c’è la Sea Watch, Ong tedesca e nave con bandiera tedesca, celebre per aver messo al timone Carola Rackete, nel Mediterraneo centrale ha caricato nell’ultimo anno 417 migranti, tutti portati in Italia. È finanziata dalla Chiesa evangelica tedesca e dalla Deutsche postcode lotterie (una lotteria privata molto popolare in Germania) e nel 2021 ha messo a bilancio, tra donazioni e raccolte fondi, ben 12 milioni di euro.

È la più generosa delle Ong, perché elargisce fondi per le altre Organizzazioni non governative tedesche che si occupano di ricerca e soccorso in mare. Nel 2021, per esempio, ha finanziato la Sea Eye con 550.000 euro e la Louise Michel con altri 337.000. Ma ha dato una mano anche all’italianissima Mediterranea saving humans di Luca Casarini con 140.000 euro e alla inglese Search and rescue Relief con 457.000 euro.

Sea Watch a sua volta è sostenuta in modo sostanzioso da Uniter for rescue, un cartello di associazioni con oltre 800 partner (finanziato ancora una volta dalla Chiesa evangelica tedesca) che si occupa del mutuo soccorso per le Ong bisognose. Ma questo è un altro capitolo della storia.

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