- Il centro accoglienza di Castelnuovo viene smantellato e gli extracomunitari aventi diritto spostati in altre sedi. Parte la propaganda: il Pd evoca il nazismo e un’esponente di Leu blocca i bus (ma solo finché c’è la stampa).
- Per colpire Matteo Salvini, l’opposizione parla di centro modello. In realtà gli stranieri sono stati allontanati da un Cara coinvolto nel business di Mafia Capitale. Una relazione alla Camera descrisse così l’impianto: «C’è gente con le mosche sulla faccia».
- Il decreto sicurezza abolisce il permesso umanitario di 2 anni. Porte aperte a malati gravi o vittime di abusi, via chi delinque.
Lo speciale contiene tre articoli
«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno», scrivono su Twitter i frati della basilica di San Francesco d’Assisi, commentando contriti e indignati la chiusura del centro accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, il più grande d’Italia dopo quello di Mineo, in Sicilia. «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che dicono», bisognerebbe rispondere a loro, ai media e ai politicanti di sinistra, a tutti quelli che in queste ore stanno facendo propaganda su un provvedimento che pochi, pochissimi mesi fa, era auspicato dalla stragrande maggioranza dei sindaci di sinistra, al grido di «basta con i grandi centri di accoglienza!». Rinfreschiamo la memoria a loro e ai lettori.
«Si smantella una delle cose che meglio hanno funzionato, cioè il sistema di accoglienza diffusa degli Sprar, mentre si apre la strada a grandi concentrazioni di migranti, che non miglioreranno i livelli di sicurezza» (Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Pd). «Si tagliano le risorse che sostenevano l’integrazione e si creano nuovi megacentri di accoglienza che peggioreranno la situazione» (Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, Pd). «Si riporta la lancetta della storia indietro di anni, tornando ai grandi centri gestiti dalla prefetture, senza la collaborazione dei sindaci» (Matteo Biffoni, sindaco di Prato, Pd). «Si abbandona un modello faticosamente costruito, quello dell’accoglienza diffusa dei migranti, e si torna alla concentrazione degli ospiti in grandi centri» (Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Pd).
Pochi esempi sufficienti per comprendere che la caciara montata intorno alla chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto altro non è che propagandiamo di livello bassissimo: si afferma esattamente il contrario di ciò che si sosteneva poche settimane fa, pur di attaccare la linea del governo targato Lega-M5s e in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Il quale altro non sta facendo che applicare la legge e portare avanti la sua linea, corroborata, è bene ricordarlo, dal voto liberamente espresso dagli elettori.
Alla luce di tutto ciò, possiamo catalogare come «pagliacciate propagandistiche» le sceneggiate della sinistra, che ieri senza vergogna ha parlato di «deportazioni». Si tratta, invece, di un semplice trasferimento dei migranti ospitati nel Cara di Castelnuovo di Porto, che sarà smantellato, verso altre strutture di accoglienza. Il Cara di Castelnuovo è arrivato a ospitare più di 1.000 immigrati. Prima dell’inizio degli spostamenti all’interno c’erano 552 persone: 413 uomini, 124 donne e 15 minori, 350 circa dei quali, avendone diritto, sono stati o verranno a breve trasferiti in altri centri di accoglienza. In particolare, oggi 15 saranno portate in Umbria e 45 in Toscana; domani 50 andranno in Piemonte, mentre sabato 90 migranti saranno distribuiti tra Emilia e Lombardia. Ieri 30 persone sono state trasferite in Abruzzo, 30 nelle Marche e 15 in Molise. L’altro ieri avevano lasciato il centro i primi 30, trasferiti soprattutto in Campania. A tutti, come ovvio, verranno garantiti vitto, alloggio, istruzione, servizi sociali. Si chiama «accoglienza diffusa», proprio quella che reclamavano a gran voce gli esponenti del Pd che ieri, però, pur di lucrare un po’ di visibilità hanno cambiato idea e attaccato il governo. «Sono arrivato al Cara di Castelnuovo di Porto», ha twittato il presidente del Pd, Matteo Orfini (dando prova della sua esistenza), «dove è in corso un’assurda deportazione di uomini e donne che non hanno alcuna colpa, se non quella di essere scappati dalla fame o dalla guerra». Insieme a Orfini, sono andati a farsi fotografare al cara anche i parlamentari dem Emanuele Fiano, Marianna Madia, Monica Cirinnà, Roberto Morassut. Da oscar poi l’interpretazione di Rossella Muroni, deputata di Leu che si è messa davanti a uno degli autobus in partenza, manco fosse un carro armato di piazza Tienanmen, salvo spostarsi appena tv e fotoreporter avevano immortalato l’eroico gesto. Tutta questa caciara, va sottolineato, ha visto come protagonisti solo e soltanto i sinistrati: nessuno degli ospiti del centro ha protestato per il trasferimento, che si è svolto nella massima serenità.
«Abbiamo fatto», ha commentato il ministro Salvini, «quello che farebbe qualunque buon padre di famiglia. A Castelnuovo c’era il secondo più grande centro di migranti, era arrivato ad accogliere più di 1.000 persone. Lo stato pagava 1 milione di affitto all’anno più 5 milioni per la gestione. Quindi, essendosi dimezzati gli immigrati ospiti di quel centro e liberati altri posti nel Lazio, è giusto chiudere, risparmiare risorse. Tutti gli ospiti che erano lì con diritto, saranno ospitati in altre strutture». Già: quelli con diritto. Per i circa 150 ospiti del Cara che non hanno alcun titolo per restare sul territorio italiano, se le richieste di asilo non verranno accolte si procederà al rimpatrio. Lo dice la legge, accade in tutte le nazioni del mondo. Non si tratta di colore della pelle o di nazionalità, ma di legalità: che siano rumeni, colombiani, giapponesi, canadesi o nigeriani, gli immigrati regolari resteranno in Italia con tutti i diritti, gli irregolari dovranno tornarsene da dove sono venuti.
Carlo Tarallo
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