«Fermiamo gli sbarchi con il blocco navale»
Ansa
  • Giorgia Meloni alla Camera in vista del Consiglio Ue di oggi: «Non ho mai cambiato idea, dovrà essere europeo e condiviso con la Libia». Matteo Piantedosi firma un accordo con la Costa d’Avorio contro i trafficanti di uomini. Malumore Lega sulle armi a Kiev: ministri assenti.
  • Conftrasporto lancia l’allarme sul presunto rischio di ridimensionamento del corpo.

Lo speciale contiene due articoli

«Non ho mai cambiato idea sul blocco navale, voglio ancora una missione europea in accordo con le autorità africane per bloccare le partenze». In una seduta più calda e indisciplinata di quella di martedì al Senato, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato nell’aula di Montecitorio in modo ancora più chiaro all’Europa sul dossier migranti. E lo ha fatto rivendicando uno dei cardini della campagna elettorale, che gli avversari avevano accusato di aver sacrificato sull’altare della realpolitik.

Invece, proprio alla vigilia di un Consiglio Ue che rischia di risolversi nell’ennesima bolla di sapone e all’indomani di una telefonata con la leader della Commissione, Ursula von der Leyen, incentrata sulle misure per contrastare l’emergenza sbarchi clandestini, Meloni è tornata all’attacco, intensificando il pressing su Bruxelles affinché assuma finalmente iniziative concrete. «Ci accusavate di voler instaurare da soli un blocco navale», ha affermato il premier in sede di replica guardando la parte sinistra dell’emiciclo, «ma io ho sempre detto che andava istituito con le autorità europee in accordo con quelle africane. Io non ho cambiato idea». «Fermare le partenze illegali», ha spiegato ancora Meloni, «è il lavoro che il governo sta cercando di fare con un piano articolato rispetto al quale non mi sono chiare le alternative che vengono proposte».

A questo punto, il riferimento diretto al vertice europeo di oggi e domani: «Vedremo cosa la Commissione riferirà, c’è tantissimo lavoro da fare». Meloni ha ribadito che quelle del nostro Paese a Bruxelles sono «proposte ragionevoli», dunque non vi dovranno essere alibi dalla controparte europea: «Se si riesce a limitare i movimenti primari è più facile governare i movimenti secondari, perché non possiamo neanche accettare che l’Italia sia il campo profughi d’Europa. È una posizione di buonsenso su cui ho trovato un approccio interessato, tanto che questo cambio di paradigma è nelle conclusioni dell’ultimo Consiglio Ue». Viceversa, per il premier, dalle opposizioni «non si è capito quale sia la proposta alternativa: sento parlare di Dublino che sicuramente va rivisto ma non è la soluzione per l’Italia, serve un approccio più globale, che non può prescindere dal dialogo con Paesi africani».

E a questo proposito, proprio perché il Consiglio Ue di oggi non ha formalmente all’ordine del giorno il contenimento degli sbarchi illegali e la difesa delle frontiere esterne europee ma solo un «aggiornamento» sul tema sollecitato previa lettera ai 27 dalla von der Leyen, la via che sta perseguendo il governo è quella degli accordi bilaterali coi Paesi da cui i migranti provengono.

È il caso della Costa d’Avorio, dalla quale sono arrivati la maggior parte di migranti sbarcati illegalmente sulle nostre coste nel primo trimestre di quest’anno (circa 3.500 su 20.000) e nella quale è volato in missione il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, negli ultimi due giorni. Alla base della visita, la sottoscrizione di una serie di accordi di cooperazione, mirati ad aumentare l’efficacia del controllo delle frontiere interne africane e dell’attività dei trafficanti di essere umani, oltre ovviamente ad accordi di sostegno economico.

Tornando a Montecitorio, va detto che nei corridoi di Palazzo, mentre si svolgeva l’informativa, ha tenuto banco per tutta la mattinata il caso dei ministri leghisti non presenti sui banchi del governo. Un evento in cui molti hanno visto una certa insofferenza del Carroccio per la posizione espressa al Senato da Meloni sull’invio di armi a Kiev, sottolineata in chiaro martedì dall’intervento del capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Il tema della linea che il nostro Paese deve assumere nel medio termine rispetto al conflitto ucraino, in ogni caso, resta sul tavolo, come testimoniato dalle presenze bipartisan (tranne Fratelli d’Italia) a un convegno che si è tenuto nei pressi di Montecitorio organizzato da «Avvocatura in missione», nel corso del quale sia Romeo sia altri esponenti politici hanno ribadito l’esigenza di andare oltre la fornitura di armi e l’ex-sindaco di Roma Gianni Alemanno ha prospettato l’idea di un referendum antiguerra.

In ogni caso, per la Lega sono stati presenti alla seduta i ministri dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e quello per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, che hanno dato vita a una sorta di «staffetta». A incalzare la maggioranza su questo, in apertura di seduta, il leader del Terzo polo, Carlo Calenda, mentre il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, interpellato dai giornalisti, minimizzava rispondendo che «non c’è alcun problema politico» e che «i ministri avranno altri impegni», riferendosi in particolare al vicepremier Matteo Salvini impegnato al Mit e a quello dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «impegnatissimo sulle crisi bancarie».

Al netto delle fibrillazioni, al momento del voto delle risoluzioni nessuna sorpresa, col documento di maggioranza approvato senza problemi e quello del Terzo polo parzialmente votato anche dal centrodestra. Opposizioni anche stavolta in ordine sparso. Con il leader del M5s, Giuseppe Conte, protagonista dell’ennesima gaffe: «I vostri esperti manager che motivano la squadra citando il discorso di Benito Mussolini all’indomani del delitto AndreottiMatteotti, scusate», ha detto l’ex premier.

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