- Il vicepremier attacca Bruxelles: «Senza sostegno, il M5s non è più disposto a versare 20 miliardi». L’Onu: «Dovete lasciar sbarcare le persone». E arriva pure Laura Boldrini.
- Gommone No border tenta di arrivare allo scafo. Manifestanti contro la polizia.
- L’Australia rimorchia verso casa le barche di clandestini o li sistema su isole prigione.
Lo speciale contiene tre articoli
Scontro istituzionale sulla nave Diciotti? Forse, ma non certo di governo che ancora una volta, al di là dei gufi dell’opposizione, si mostra unito e deciso a onorare un contratto firmato. E così ieri i retroscena sul governo diviso sulla linea dura del Viminale e sulla «minaccia di dimissioni» del ministro dell’Interno Matteo Salvini vengono annullati dalle dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio, che ribadisce non solo la sua ma la posizione di «tutto il M5s» su immigrazione ed Europa: «Se l’Unione europea si ostina con questo atteggiamento, se domani dalla riunione della Commissione europea non esce nulla e non decidono nulla sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti, io e tutto il M5s non siamo più disposti a dare 20 miliardi all’Ue». Una posizione decisa che, di fatto, annulla anche lo scontro tra Salvini e il presidente della Camera, Roberto Fico, che due giorni fa aveva affermato: «La giusta contrattazione con i Paesi dell’Unione europea può continuare senza alcun problema, adesso però le 177 persone devono poter sbarcare».
E se il leader leghista ieri su Facebook aveva scritto: «O cambiate ministro o cambiate Paese» riferendosi a chi gli proponeva di ammorbidire i toni, premier Giuseppe Conte compreso, fonti della Lega rassicuravano: «Salvini non ha mai minacciato le dimissioni, né intende farlo. La notizia riportata come retroscena è fantasiosa e priva di ogni fondamento».
Di fatto il ministro dell’Interno ha confermato la sua linea dura che va oltre le quote di migranti tra i Paesi dell’Ue, e che punta all’azzeramento degli sbarchi: «Il mio obiettivo è il no way australiano. Sulla Diciotti sono tutti immigrati illegali. L’Italia non è più il campo profughi d’Europa. Con la mia autorizzazione non scende nessuno. L’obiettivo è che nessuno che arrivi in gommone possa mettere piede in Europa altrimenti il business della mafia degli scafisti non lo scardineremo mai». Linea dura anche se al leghista sono già arrivati anche i segnali di irritazione del Quirinale. Non soltanto una telefonata tra Mattarella e Conte, come già accaduto per il caso di luglio a Trapani, ma addirittura una visita, forse, del presidente della Repubblica a Catania e una sua decisione per risolvere la questione. Un «eccesso di potere» probabilmente, che potrebbe provocare una crisi di governo che moltiplicherebbe i consensi per Salvini e lascerebbe il M5s in drammatico secondo piano. Un risvolto politico da evitare alla vigilia della discussione della legge di bilancio. Così sui social non è mancata la provocazione di Salvini rivolta al Colle: «Se vogliono intervenire, lo facciano. Ma non con il mio consenso. Non mi faccio prendere in giro dall’Europa vigliacca. E se cedo ora, poi non andiamo da nessuna parte. Se vogliono, si prendano la responsabilità Conte e Mattarella». Anche sull’impegno dei Paesi membri il leghista sottolinea: «Ma non basta che si prendano l’impegno. Già a Pozzallo ci hanno fregato. Voglio garanzie e tempi certi. Altrimenti, per quanto mi riguarda, possono anche tornare tutti indietro».
Intanto sul caso della Diciotti indagano tre procure, Agrigento, Catania e Palermo, per sequestro di persona e arresto illegale, per il trattamento ricevuto dai migranti a bordo, ma Salvini, intervistato a Rtl 102.5, si è detto tranquillo: «Io non temo assolutamente nulla, ho la coscienza a posto. Se c’è qualche procuratore che mi vuole interrogare, sono pronto domani mattina a spiegare le mie ragioni. Ognuno fa il suo lavoro con coscienza, sono un dipendente pubblico e da ministro dell’Interno mi occupo di sicurezza». Sempre alla radio il ministro è tornato sulla polemica con il presidente della Camera Roberto Fico. «Con Luigi Di Maio lavoro molto bene. Qualcun altro ha tanto tempo per parlare, penso al presidente della Camera, che ogni tanto dice e fa l’esatto contrario di altri esponenti M5s: è un problema che si risolveranno loro». Arrivato ieri anche l’appello dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) che esortano «il governo italiano a consentire ai rifugiati e migranti salvati a bordo della nave costiera italiana Diciotti a sbarcare». E se a Genova per la tragedia del ponte Morandi la sinistra si è fatta notare per la massiccia assenza, ieri ha sfilato in pompa magna sul molo di Catania. Dopo la passerella antimeridiana del segretario dem Maurizio Martina con il parlamentare Pd Davide Faraone, il presidente della commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana, Claudio Fava, e una delegazione del Garante dei diritti delle persone detenute, non poteva mancare l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, che è salita a bordo ieri pomeriggio dopo aver «insegnato» a Salvini che «non è sequestrando i migranti che si gestiscono i flussi migratori». Sulla nave anche il leader radicale Riccardo Magi, che ha avuto un colloquio con il comandante della nave, il genovese Massimo Kothmeir.
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