Cona, affari sporchi sui profughi. Altri due ex prefetti sotto indagine
  • Domenico Cuttaia e Carlo Boffi, già in servizio a Venezia, avrebbero favorito una coop.
  • La Provincia autonoma di Bolzano elabora un opuscolo destinato alle scuole di lingua tedesca con consigli per integrare i musulmani: corsi separati e niente gite nel Ramadan.

Lo speciale contiene due articoli

Il centro di accoglienza di Cona, in Veneto, è uno dei simboli del fallimento della gestione italiana del fenomeno migratorio. Ed è anche al centro di una indagine che svela interessi e presunti comitati d’affari.

Due ex prefetti di Venezia sono finiti nell’inchiesta sulla gestione del centro di accoglienza con l’accusa di aver comunicato in anticipo l’arrivo di alcune ispezioni e di aver dichiarato il falso alla Commissione parlamentare e alla Cabina di regia sull’immigrazione. Si tratta di Domenico Cuttaia e Carlo Boffi, entrambi di 67 anni, che si sono succeduti al vertice della Prefettura lagunare dal 2012 al 2018. Insieme a loro, la Procura di Venezia ha notificato l’avviso di deposizione degli atti ad altri 10 indagati, tra i quali due viceprefetti di Venezia, Vito Cusumano, 58 anni, poi diventato Commissario del governo per la provincia di Bolzano, e Paola Spatuzza, 56 anni. Le accuse contestate dai pubblici ministeri Lucia D’Alessandro e Federica Baccaglini sono le stesse: rivelazione di segreto d’ufficio e falso, per episodi che risalgono al periodo compreso tra il 2015 e il 2017. I vertici della cooperativa Edeco (ex Ecofficina) – Simone Borile, Sara Felpati, Gaetano Battocchio e Annalisa Carraro – sono invece indagati per frode in pubbliche forniture e truffa.

Secondo la Procura, avrebbero impiegato nell’hub meno operatori di quelli previsti dal capitolato, coprendoli con documentazione falsa o con quello che i sostituti procuratori chiamano «l’espediente malizioso» di spostare gli operatori da altri centri a Cona in occasione delle ispezioni.

Secondo le accuse, i responsabili della coop Edeco avrebbero anche posticipato, con la complicità dell’allora prefetto, un paio di accessi del Dipartimento di prevenzione dell’Usl di Chioggia per valutare le condizioni igieniche nell’hub. La presenza ridotta di operatori ha fatto scattare anche l’accusa di truffa, con un ingiusto profitto che il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha stimato in 204.000 euro: 128,000 per gli operatori in meno rispetto al capitolato, 29.000 per i medici, 47 .000 per gli infermieri.

Cuttaia, Boffi e Cusumano, sulla base di intercettazioni telefoniche e mail nelle mani della Procura, sono accusati di rivelazioni di segreto d’ufficio per aver avvertito la Edeco in anticipo di varie visite ispettive da parte di più enti, consentendole, almeno in via teorica, di mettersi in regola. L’indagine degli uffici giudiziari lagunari è coordinata dal procuratore aggiunto Adelchi d’Ippolito e seguita dal pubblico ministero Lucia D’Alessandro alla quale è stata affiancata Federica Baccaglini, la stessa pm che – quand’era in servizio a Padova – aveva gestito la maxi inchiesta sui migranti. Sullo sfondo la struttura di Cona, una bomba dal punto di vista sociale. Ad aprile 2016 erano quasi 700 i migranti alloggiati a Cona. Una cifra aumentata giorno dopo giorno fino a toccare il record di 1600 persone. Un numero impressionante se paragonato al totale degli abitanti della piccola frazione: appena 170.

Impossibile contare le risse, compresa quella più grave scoppiata dopo la morte della giovane ivoriana Sandrine Bakayoko, 25 anni, il 2 gennaio 2017. Dopo quella morte controversa, gli ospiti del centro si rivoltarono, bloccando 25 operatori nella struttura. I primi arrivi nella frazione di Conetta risalgono al 25 luglio 2015. Ora l’impianto è definitivamente chiuso. La partita in Procura resta, invece, aperta.

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