«Ceuta, nuovo assalto a Ferragosto»
Ansa

«Torneremo!». Loro, le migliaia di ragazzi arrivati dal Marocco e poi rientrati su spinta dei militari spagnoli, lo avevano detto. Una promessa fatta a favore delle telecamere di tutto il mondo mentre si apprestavano ad attraversare la frontiera verso casa.

Non era solo un modo di dire. Secondo un rapporto della Guardia civile, il rischio che una nuova ondata investa Ceuta è reale. E la data è decisa: 15 agosto. Un numero che rimbalza da giorni su una serie di gruppi online con più di 400.000 utenti ciascuno.

Al momento non ci sono elementi per stabilire se il tam tam si tradurrà in un nuovo assalto di massa, ma le sei pagine del documento tracciano una serie di elementi di particolare rilevanza. La convergenza sul giorno scelto, i riferimenti geografici e le indicazioni per organizzare il passaggio nell’exclave. E poi la diffusione di una serie di fake news, com’era stato anche con la prima ondata. Quando a un certo punto era uscita la notizia che la polizia spagnola avesse aperto i confini. Inizialmente anche vecchie immagini postate sui social come attuali.

Poi, quando giovedì scorso la polizia non ha potuto fermare la calca umana che arrivava verso la frontiera, non solo via mare ma soprattutto via terra, le prime immagini postate online «a dimostrazione» dell’apertura spagnola, in un attimo diventano virali, facendo esplodere il flusso verso Ceuta.

Allo stesso modo, anche ora si starebbero diffondendo una serie di false notizie. Non solo l’apertura della frontiera ma anche la concessione dell’asilo e l’impossibilità di rimpatriare chi riesca a entrare a nuoto a Ceuta. Notizie rese credibili dalle centinaia di selfie sorridenti che i ragazzi marocchini rimasti a Ceuta continuano a scattarsi davanti al municipio in Plaza de África o sul lungomare.

Perlopiù si tratta dei 1.100 identificati come minori, o presunti tali, visto che molti in realtà ammettono di avere 18 anni o più, consapevoli di godere di uno status di vulnerabilità particolare che permette loro di evitare il rientro più o meno forzato in Marocco. Selfie che fanno presa sui 70.000 che nel giro di 48 ore sono tornati indietro dopo due giorni a vagabondare per Ceuta, senza cibo e senza l’accoglienza sperata. E che ora, dal Marocco, vedendo le immagini social di chi «ce l’ha fatta», preparano il rientro.

A Ferragosto o forse anche prima, non escludono fonti dei servizi segreti citate dalla radio Cadena Ser, così da sfruttare l’effetto sorpresa dopo l’ampia eco mediatica del tamtam in Rete. Per questo, nonostante un apparente ritorno alla normalità, l’allerta resta alta, con quasi 4.000 agenti di polizia, Guardia civil e militari dell’esercito ancora dispiegati in città e l’intenzione dell’amministrazione locale di attuare un vero e proprio piano di azione per mettere in sicurezza tutti i quartieri. Fino a che la situazione non sarà tornata alla normalità del tutto.

Un obiettivo che Madrid spera di raggiungere anche con la collaborazione del Marocco, spiegano fonti del ministero dell’Interno – guidato da Fernando Grande-Marlaska Gómez – attraverso controlli e blocchi stradali per impedire sul nascere eventuali partenze di massa, soprattutto nell’area di Fnidq, l’ex città spagnola di Castillejos, a poco più di un’ora a piedi da Ceuta.

E mentre i media iberici segnalano il rafforzamento della condivisione dei sistemi di allarme rapido delle intelligence europee, l’allerta per un nuovo assalto resta alta anche a Bruxelles, dove è al vaglio lo stanziamento di ulteriori fondi alla Spagna per affrontare la crisi.

Massima attenzione «prima, durante e dopo il 15 agosto», ha detto un portavoce della Commissione europea nel briefing quotidiano con la stampa, aggiungendo che la notizia dell’ingresso a Ceuta sarebbe stata amplificata anche da canali legati alla Russia.

Su Facebook e Whatsapp i gruppi più monitorati, e poi svariati profili TikTok dove invece non si trovano le istantanee di quanti, almeno 500, soprattutto donne e giovanissimi, sono da giorni accampati nei capannoni industriali abbandonati, tra immondizia e resti di cibo. Per non parlare di altre centinaia, soprattutto giovani adulti maschi, assiepati regolarmente attorno alla moschea Sidi Embarek.

O dei subsahariani, circa 2.000, accampati sulla spiaggia senza servizi igienici e con le sole docce per i bagnanti. Una situazione d’emergenza alla quale il governo spagnolo vuole sottrarre almeno i minori, ridistribuendoli nelle regioni interne della Spagna. Una proposta che ha scatenato le polemiche dell’opposizione, specialmente da parte del Partito popolare che ha accusato il governo Sanchez di voler chiudere in fretta la crisi a Ceuta.

Senza aver nemmeno identificato le persone entrate irregolarmente e quindi senza aver verificato se costituiscano o meno una minaccia alla sicurezza nazionale. Una polemica non certo pretestuosa dato che tra i migranti arrivati nell’exclave, l’antiterrorismo spagnolo ha già individuato una dozzina di persone che erano state espulse dalla Spagna per jihadismo.

E che ora potrebbero trovarsi tra i circa 3-5.000 rimasti a Ceuta. Come gli agenti stanno cercando di capire analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza, ma anche le migliaia di video diffusi in questi giorni sui media.

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