- Oggi (forse) la nave-quarantena potrà attraccare a Lampedusa. E gli ex dipendenti insistono: riaprire subito il Cara di Mineo.
- Per 4 giorni, la sezione del sito del ministero è rimasta bloccata. I sospetti di Matteo Salvini.
La Sicilia resta l’avamposto della guerra estiva – anche se, a onor del vero, il tema non è stagionale – sui flussi di migranti che hanno ripreso, copiosi, a riversarsi sulle nostre coste. Le notizie si rincorrono minuto dopo minuto, e l’equilibrio delle forze in campo rende impossibile un pronostico su chi vincerà. I più esposti restano però le istituzioni di prossimità che da un lato devono seguire le disposizioni nazionali e dall’altro provare a frenare l’insofferenza della cittadinanza. A dispetto delle posizioni politiche, la corsa alla dichiarazione tocca però un po’ tutti. Come dimostra il caso del primo cittadino di Pozzallo, Roberto Ammatuna, sui 62 migranti positivi al Covid-19, fino a ieri ospitati nell’hotspot cittadino, finalmente trasferiti ad altra sede. «La mia preoccupazione è stata sempre indirizzata verso questo particolare aspetto del problema immigrazione non certamente verso la politica dell’accoglienza, che continua ad essere una delle scelte etiche fondamentali per questa amministrazione», si è giustificato il sindaco. Che però ha dovuto ammettere: «Tutto ciò non significa che non esistano problemi nella gestione dei flussi migratori e ribadisco la necessità che il presidente Conte dia la massima priorità alla questione, coinvolgendo il governo nella sua interezza, prendendo visione diretta delle difficoltà esistenti nei Comuni interessati dal fenomeno, magari ascoltando i sindaci e le autorità locali che hanno una visione diretta e completa del problema».
Nelle ultime 48 ore, i casi di migranti risultati positivi al Covid sono stati 58, tutti di stanza a Lampedusa. La criticità è però nazionale: in Sardegna, ad esempio, otto migranti sono stati dichiarati infetti. In Calabria (nel Cara di Crotone) ce ne sono altri 4. Altri 4 sono a Napoli, ricoverati presso il Covid hospital del Loreto mare. Per un totale di 16 nuovi contagiati nella giornata di ieri. Fin qui quelli che vengono visitati e messi in quarantena. Ma ce ne sono tanti altri – uomini e donne –, a rischio contagio o addirittura già infetti, che sono scappati dai centri di accoglienza e che tuttora sfuggono alle maglie dei controlli. E non solo a Sud. Sono infatti più di cento i migranti rintracciati da domenica a ieri dalla polizia di frontiera sul Carso triestino, vicino al confine con la Slovenia. Si tratta per lo più di persone provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan e che sono giunte in Italia attraverso la rotta balcanica. Tra di loro anche alcuni minorenni e nuclei famigliari, originari questi ultimi della Siria e dell’Iraq. Lunedì le forze dell’ordine hanno rintracciato più di 40 migranti mentre a piedi camminavano verso la città, ieri mattina altri 21. Domenica erano stati intercettati oltre 40. Dopo le operazioni di fotosegnalamento, per loro è previsto un periodo di quarantena. Restando a nord-est, c’è anche da segnalare la dura presa di posizione del sindaco di Tolmezzo (Udine) Francesco Brollo contro l’ipotesi di «ospitare la quarantena dei cittadini extracomunitari sul nostro territorio» come paventato dal prefetto. «Lo Stato negli anni ha tolto a Tolmezzo alcuni presidi fondamentali per il tessuto cittadino come le caserme, il tribunale e la procura della Repubblica, la sede della polstrada, il tutto per meri scopi di centralizzazione, impoverendo il territorio carnico. Ciò ha contribuito, oltre a una riduzione dei servizi, al calo demografico». Per questo, ha concluso il primo cittadino, «affermiamo convintamente la nostra contrarietà».
Ma torniamo alla Sicilia. E a un problema che non tarderà ad esplodere nelle prossime ore. Ovvero quello della nave Sea Watch4 che, c’è da scommettere, farà rotta sull’Italia dopo aver raccolto oltre 200 migranti nelle ultime 48 ore. «Senza assetti ong in mare anche loro sarebbero morte, come le oltre 100 vittime dei 4 naufragi documentati da Alarm phone, che ha raccolto le testimonianze dei superstiti (“Stavamo annegando, c’era fuoco ovunque”)», scrive l’organizzazione non governativa su Twitter. La nave della ong tedesca ha soccorso ieri circa 100 migranti, 50 miglia a nord della costa libica: 30 erano in ipotermia, altri intossicati dal carburante. A bordo della Sea Watch ci sono altre 104 persone (tra cui 9 bambini) soccorse in gran parte lunedì. Tutte sono assistite dal team di Sea Watch e da quello di Medici senza Frontiere. Nella settimana tra il 13 e il 20 agosto ci sono stati quattro naufragi documentati da Alarm Phone al largo della Libia invece. Complessivamente, scrive su Twitter lo stesso servizio telefonico diventato punto di riferimento per i migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo, 900 persone su 14 barche hanno chiamato Alarm phone: cento sono state respinte in Libia, 540 sono giunte in Europa, oltre cento sono morte o disperse e «il destino di 160 persone è sconosciuto».
Intanto, solo oggi la nave-quarantena Aurelia potrebbe riuscire ad attraccare nel porto di Lampedusa. Da lunedì è infatti in rada davanti all’isola per il forte vento. L’operazione servirà all’imbarco di una parte dei migranti ospitati nell’hotspot di contrada Imbriacola. Come annunciato dalla Prefettura di Agrigento, la priorità di imbarco verrà data agli attuali positivi al Covid-19. Di fatto si libererà il padiglione dove queste persone vengono tenute in isolamento.
Infine, spazio ai 63 ex dipendenti del Cara di Mineo, da tempo sgomberato, a cui in questi giorni termineranno gli ammortizzatori sociali. «In questi giorni registriamo una “pioggia di no” alla proposta di riattivazione del Cara di Mineo», hanno scritto in una lettera aperta. «Tuttavia nessuna soluzione viene offerta al problema accoglienza, ma inutilmente cresce solo il conflitto tra le istituzioni. Ovviamente noi abbiamo proposto la “riapertura in sicurezza”, sapendo che comunque in qualche luogo i migranti dovranno trascorrere la loro quarantena e il Cara di Mineo si può organizzare, anche frazionare, e presidiare bene, tutelando la salute dei cittadini».
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