Non passa giorno senza che qualche anima compassionevole, proveniente dal mondo cattolico per lo più più afferente alla sinistra, venga a ricordarci quanto sia importante e necessario accogliere. Il fatto, però, è che quando la realtà dell’accoglienza indiscriminata si manifesta in tutta la sua drammatica evidenza, perfino i preti sono costretti a darsi per vinti.
È emblematico a tale riguardo il caso dell’Opera Madonnina del Grappa di Firenze, che ha annunciato in questi giorni «la sospensione a tempo indeterminato delle attività nella casa di accoglienza per minori stranieri non accompagnati».
A dirlo è stato don Vincenzo Russo, presidente dell’Opera: «Chiediamo il cambiamento di questo sistema, il sistema d’accoglienza oggi non garantisce assolutamente un futuro ai ragazzi», ha spiegato ai giornali, pretendendo poi «risposte vere e serie da parte della prefettura, del Comune, della Regione e di tutte quelle organizzazioni che lavorano sul disagio».
Russo ha fatto un quadro piuttosto sconfortante della situazione: «Siamo partiti con la Casa famiglia, che è un centro socioeducativo con una sua precisa configurazione, ma oggi i minori che accogliamo hanno anche problematiche di salute mentale e di tossicodipendenza; questo cozza con l’organizzazione della nostra struttura», ha raccontato. «Abbiamo fatto presente questa situazione più volte ai responsabili delle istituzioni, ma non abbiamo ottenuto risposte esaustive e siamo rimasti soli a confrontarci con una realtà difficile. Il rischio è che questi ragazzi, una volta usciti dal circuito dell’accoglienza, finiscano sulla strada; e la strada non fa altro che alimentare e far ingrassare chi specula su di loro, comprese le organizzazioni criminali e mafiose».
Il cortocircuito sull’accoglienza dei migranti
Queste parole suggeriscono almeno due considerazioni. La prima è, se volete, brutale: ogni volta che hanno occasione di parlare, strutture, organizzazioni, associazioni e cooperative che gestiscono i migranti chiedono più soldi. E quando i denari non arrivano, spesso e volentieri minacciano chiusure o, direttamente, chiudono.
Non vogliamo insinuare che puntino al guadagno, sia chiaro. Semmai vogliamo fare presente che gli ingressi continui, anche se diminuiscono nel numero, portano sempre nuovi e più complessi problemi, richiedono ulteriore spesa e dispendio di risorse. Dunque chi continua a blaterare di grandi benefici dell’immigrazione di massa dovrebbe forse rivedere un po’ le proprie posizioni.
Non è che, attualmente, di soldi non se ne spendano, anzi. Giusto ieri il Garante dell’infanzia e adolescenza della Toscana, Stefano Scaramelli, e il Coordinamento nazionale delle comunità accoglienti hanno firmato un accordo per potenziare il sistema dei tutor per i minori non accompagnati.
Significa che verranno impiegati più denari, provenienti dal Fondo asilo, migrazione e integrazione 2021-2027 dell’Unione europea. Questo a dire che gli investimenti si fanno ma, a quanto pare, non bastano mai.
Perché anche la Chiesa cambia rotta sull’accoglienza ai migranti
L’altro aspetto della questione riguarda proprio i minori non accompagnati. Se gli sbarchi di adulti diminuiscono (come ha certificato ieri il commissario Ue all’Interno, Magnus Brunner, riconoscendone il merito all’Italia), gli arrivi di minorenni sono, invece, in aumento di oltre il 50% forse perché per questi ultimi l’accoglienza è automatica e più rapida grazie alla legge Zampa (da Sandra Zampa del Pd).
Secondo i dati del Centro Astallli, «a dicembre 2025, erano 14.048 i minori stranieri non accompagnati registrati nel sistema di accoglienza. Molti arrivano in Italia già adolescenti, talvolta a pochi mesi dal compimento della maggiore età». Sono il 12% in più di quelli giunti qui l’anno precedente e sono, nel 95% dei casi, molto vicini ai limiti di età. Anche ammesso che tutti dichiarino il vero, non parliamo di bambini ma di persone di 16 e più spesso 17 anni.
Secondo un recentissimo report del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, ben il 10% dei minorenni stranieri in Italia commette reati, una percentuale decisamente superiore rispetto a quella riscontrata nei minori italiani.
Come si evince dalle parole del sacerdote fiorentino, i guai sono sempre gli stessi e vanno peggiorando: abuso di droghe, disagio psichico, attività criminali. Le conseguenze di tutto ciò sono visibili ogni giorno nelle nostre città.
Curiosa, a tale proposito, la considerazione di don Vincenzo Russo della Madonnina del Grappa: «Siamo preoccupati per il futuro della città. Da quando sono arrivato a Firenze, 45 anni fa, a oggi, la città ha avuto un declino sempre maggiore. Certo, non è un problema legato solo alla nostra città, ma è generale e nazionale; tuttavia io guardo al mio contesto, alla città di Firenze che storicamente ha sempre rappresentato ben altro».
Il circolo vizioso dell’«accoglienza»
Vari politici e molti operatori dell’accoglienza sostengono che i minorenni stranieri andrebbero seguiti più a lungo, per anni anche dopo il compimento dei 18 anni, e che dovrebbero beneficiare di più progetti, più aiuti, più Stato sociale.
È il consueto ritornello secondo cui per vincere i problemi dell’accoglienza serve… più accoglienza. In realtà, più accoglienza equivale solo a più problemi. Per quanto dovremmo assistere i minori stranieri nella speranza forse vana che si integrino? Quanti soldi si dovrebbero stanziare per ovviare (senza garanzie di successo) alle loro difficoltà? In questo modo si entra in un circolo senza fine. Sarebbe, dunque, ora di capire che il problema non è la scarsa apertura dalla nostra società.
Il guaio è l’immigrazione in sé. Produce disagio psichico e ferite in chi migra e causa disastri a ogni livello per chi ospita. Qualcuno da tutta questa sofferenza trae profitto: aprire le frontiere significa fare un favore a chi incassa sul dolore altrui.
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