• Un’intera Conferenza episcopale si è espressa secondo dettami bioetici che farebbero felici i nazisti. È la deriva della Chiesa.
  • La Corte suprema britannica dà il via libera all’ospedale per staccare la spina al bambino. I legali della famiglia si rivolgono all’Ue e l’ospedale Gaslini di Genova si offre per accogliere il piccino. Una corsa disperata: lunedì potrebbe essere eseguita la sentenza.

Lo speciale contiene due articoli.

«Affermiamo la nostra convinzione che tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscono con integrità e per il bene di Alfie, così come loro lo vedono. La professionalità e la cura per bambini seriamente malati dimostrata all’Alder Hey Hospital deve essere riconosciuta e affermata». È il passaggio centrale del comunicato della Conferenza dei vescovi cattolici d’Inghilterra.

I giudici inglesi hanno deciso che morire per asfissia, sia il «miglior interesse» del bambino, la cui vita (non il trattamento) è stata giudicata «futile». Come si riesce a fare risuonare parole naziste in un’aula di tribunale di un Paese democratico? La risposta è semplice: adottando il funzionalismo, teoria insegnata da Peter Singer a Princeton, da Jeff McMahan e Richard Dawkins a Oxford e da Jonathan Glover al King’s College. È l’affermazione che non tutti gli esseri umani sono persone, essendolo solo quando sono in possesso di determinati attributi: l’autocoscienza per alcuni, l’autonomia per altri, la capacità di provare dolore per altri ancora. In tutti i casi si tratta di essere in grado di esercitare una o più funzioni ed è questa capacità che decide del diritto a vedersi riconosciuto dalla società e dalle leggi la protezione della vita e dell’integrità.

Per un po’ di tempo il dibattito ha riguardato solo il concepito e il momento in cui l’embrione diventa persona. I sostenitori dell’aborto sostengono che non si sopprime una persona. L’argomento funzionalista è poi passato a interessare i già nati, colpiti da malattie neurologiche che ne minavano gravemente la coscienza. Negli Stati Uniti fece scalpore il caso di Terry Schiavo, in Inghilterra quello di Tony Bland, in Francia da anni si trascina la battaglia tra la moglie di Vincent Lambert che vuole che il marito muoia, e i genitori, che invece si oppongono alla rimozione della nutrizione al figlio. Quello di Eluana Englaro è stato il caso eclatante italiano. Le vicende di Charlie Gard e ora del piccolo Alfie Evans mostrano con chiarezza che non vi è alcun limite di età che impedisca di applicare il funzionalismo anche ai bambini, per decretarne l’espulsione dalla categoria delle persone. D’altra parte non si deve dimenticare che pochi anni fa due bioeticisti italiani ipotizzarono di consentire la soppressione dei neonati come «aborto post-nascita».

Di fronte a queste posizioni che cosa dicono i vescovi inglesi? Che anche costoro «agiscono con integrità e per il bene di Alfie». E già, per agire con integrità basta dunque che uno agisca così come vede le cose. È questo il risultato di una corrente di pensiero nella teologia morale che tende a esaltare la coscienza soggettiva, fino a farlo diventare il criterio di giudizio sovrano e assoluto della moralità degli atti. Ma non potremmo ipotizzare che anche i medici coinvolti nel programma eutanasico nazista T4 fossero animati dalla stessa integrità di giudizio in quella determinata situazione storica? Non si tratta di un argomento strumentale. Joseph Ratzinger lo evocò in un suo scritto, come l’argomento che lo convinse a rigettare quella teoria. Qualcuno, scrisse, sosteneva in una conversazione che «Hitler e i suoi complici non avrebbero potuto agire diversamente e che quindi, per quanto siano state oggettivamente spaventose le loro azioni, essi, a livello soggettivo, si comportarono moralmente bene». La risposta di Ratzinger fu nettissima: «Dopo una tale conversazione fui assolutamente sicuro che c’era qualcosa che non quadrava in questa teoria sul potere giustificativo della coscienza soggettiva. In altre parole: fui sicuro che doveva esser falsa una concezione di coscienza, che portava a simili conclusioni».

Già. L’essere umano, argomentava il futuro Pontefice, porta la responsabilità della formazione della propria coscienza. Ma di questo i presuli inglesi non dicono una parola, essi sganciano la coscienza dalla verità e così facendo la degradano a opinione. Per ammonire i vescovi a non ragionare in un modo tanto distorto, San Giovanni Paolo II scrisse l’encicloca Veritatis splendor, bestia nera dei pornoteologi morali. Il presidente della Pontificia accademia per la vita, Vincenzo Paglia, in una recente intervista seguita da un loffio comunicato esortativo alla concordia, aveva appoggiato i medici che vogliono terminare Alfie chiamando in causa un discorso di Pio XII che verteva sulla morte cerebrale per assimilarvi la condizione del piccolo paziente inglese. Piccolo particolare, Alfie non è cerebralmente morto. Ma forse dalla competenza bioetica di Paglia non si può pretendere molto di più. Che però un’intera Conferenza episcopale si esprima secondo dettami bioetici che vedrebbero il consenso entusiasta di Josef Mengele, proponendo la soluzione che già assunse Ponzio Pilato, dicendo oggi «Volete Alfie o il giudice Hayden?», è il segno che il degrado intellettuale è giunto a un livello non più tollerabile.

Renzo Puccetti


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