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Papa Leone XIV (Ansa)

Leone XIV voterà alle elezioni di Midterm degli Stati Uniti. È il primo Papa che vota alle elezioni politiche. D’altra parte, ha la residenza in Illinois e quindi ha il diritto di esprimere il suo voto come cittadino.

Meglio chiarire subito che a chi scrive non interessa assolutamente nulla scoprire per chi voterà il cittadino americano Robert Francis Prevost.

D’altra parte, votando, Leone XIV – per citare un po’ liberamente una celeberrima frase del Vangelo – non fa altro che dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21 e Lc 20,25). In quel caso Gesù si riferiva al dovere di contribuire con i tributi all’autorità civile ma, al contempo, riconosceva che la vita e l’essere umano appartengono a Dio interamente. Lo stesso sta facendo Leone XIV.

Il diritto di voto del Pontefice: il Codice canonico non lo vieta

Un Papa rimane comunque un cittadino e, in quanto tale, può esercitare il diritto di votare. Il Codice di diritto canonico, anche nella sua nuova versione promulgata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983, non presenta canoni che vietino ai chierici e al Papa di votare alle elezioni politiche.

Al canone 287 vieta invece di avere parte attiva nei partiti politici e nella direzione di associazioni sindacali e quindi di presentarsi alle elezioni.

Elettorato attivo e passivo: perché il Papa può votare ma non candidarsi

Detto in termini presi dalla Costituzione italiana, il Papa ha diritto all’«elettorato attivo», cioè la capacità di eleggere rappresentanti degli organi dello Stato, nel suo caso gli Usa, godendo egli della cittadinanza statunitense (oltre che a essere capo di uno Stato, il Vaticano, ed essere cittadino peruviano in quanto in quel Paese, per essere eletti vescovi, bisogna essere cittadini di quel Paese), ma non gode del diritto all «elettorato passivo», cioè la capacità di essere eletti e ricoprire una carica pubblica.

Il precedente di don Baget Bozzo: la sospensione a divinis dopo la candidatura

In Italia tutti ricordano il caso di don Gianni Baget Bozzo, che si candidò alle elezioni europee con il Psi e venne sospeso a divinis per essersi candidato: vuol dire che non venne ridotto allo stato laicale, ma che gli fu vietato di amministrare i sacramenti e compiere atti di governo ecclesiale.

In termini di regolamentazione interna della Chiesa, da un punto di vista legale, anzi canonico, il discorso finisce qui.

Il papa Leone XIV ha il diritto di fare quello che ha fatto. Tutto il resto sono opinioni sulla opportunità o meno del gesto che ha compiuto ma, francamente, a mio modesto avviso, lasciano il tempo che trovano.

Del resto, questo Papa, quando non lo era ancora, ha partecipato alle primarie sia repubblicane sia democratiche, esercitando il suo diritto a farlo. Una volta divenuto Papa ha deciso di continuare con la sua prassi consolidata di esprimere il suo voto come cittadino, in questo caso statunitense, alle elezioni politiche di Midterm.

C’è un brano tratto da un testo cristiano scritto in greco antico da un autore anonimo, probabilmente risalente al II o III secolo avanti Cristo, che si chiama A Diogneto e che viene indirizzato a un pagano, Diogneto, dove viene chiarita la condizione dei cristiani nel mondo con la bella metafora della condizione dell’anima nel corpo.

La «cittadinanza paradossale» dei cristiani: Leone XIV tra Stati Uniti e regno di Dio

L’autore la paragona a una «cittadinanza paradossale» (parádoxos politeía), cioè degli uomini e donne che vivono nel mondo ma non appartengono a esso.

Al n. 5, il testo recita così: «Abitano ciascuno la sua patria ma come stranierei residenti; a tutto partecipano attivamente come cittadini e a tutto assistono passivamente come stranieri; ogni terra straniera è per loro patria e ogni patria terra straniera».

Il voto segreto del Papa e i preti in campagna elettorale: due modi di stare nella politica

Mi pare francamene che questo testo sia più che sufficiente per capire, con un fondamento non banale o scontato, la scelta di Leone XIV. È cittadino americano, esercita i diritti di cittadino americano, compie segretamente l’esercizio del voto (altrimenti veramente ci sarebbe una questione enorme di non opportunità del gesto), ma nello stesso tempo il regno a cui appartiene, che è il regno di Dio, è quello che determina la sua vocazione, il suo compito e la sua missione. Esercita la sua «cittadinanza paradossale». Niente di più, niente di meno.

Chissà quante discussioni susciterà questa scelta e chissà che mare di banalità e sciocchezze verranno dette, ma voglio porre un’ultima domanda: è meglio un Papa che segretamente sceglie di esercitare il proprio diritto elettorale, o sono meglio (e mi limito all’Italia) preti e vescovi che, più o meno palesemente, sono in campagna elettorale tutto l’anno, occupandosi, spesso senza le necessarie competenze, di questioni non etiche ma politiche in senso stretto? E che hanno anche cariche ai massimi vertici gerarchici della Chiesa?

Io preferisco la scelta di Leone XIV e detesto la scelta degli altri.

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