- Lo conferma la ricerca di quattro scienziati laici sulla peculiarità delle popolazioni istruite, industrializzate, ricche e democratiche.
- Gerhard Müller contro i vescovi progressisti: «La rivoluzione l’ha fatta il Vangelo». Il cardinale attacca l’episcopato tedesco che vorrebbe riformare l’ortodossia della fede.
Lo speciale contiene due articoli.
Ah, come sarebbe bello se non ci fossero più la Chiesa e i cattolici. Anzi, come sarebbe bello se non esistesse proprio più la religione, come John Lennon si augurava in Imagine, la sua canzone più fortunata. Sono pensieri un po’ spinti e da qualche anno forse démodé, ma che in cuor loro i liberal di mezzo mondo tutt’ora condividono, persuasi come sono dell’equazione secondo cui a meno fede religiosa, specie cristiana, corrisponda più progresso scientifico e sociale. Una bufala già sconfessata da fior di studiosi, si pensi in particolare ai libri del sociologo Rodney Stark, ma in questi giorni fatta definitivamente a pezzi da una nuova, monumentale ricerca.
Si tratta di un lavoro di ben 174 pagine con cui gli autori, quattro studiosi guidati da Jonathan Schulz, ricercatore dell’università di Harvard, hanno deciso d’indagare l’origine della psicologia, potremmo dire della mentalità, delle persone del mondo weird, acronimo che sta per western, educated, industrialized, rich and democratic, «occidentale, colto, industrializzato, ricco e democratico». A muovere tale curiosità è la peculiarità degli occidentali, a livello psicologico studiatissimi – il 96% delle ricerche del settore li ha utilizza come campione – ma ben poco rappresentativi dell’umanità se si pensa che sette persone su dieci, al mondo, non solo non sono weird, ma hanno idee e valori agli antipodi.
«Se non fossi nato weird», ha scritto una volta Steve Mithen, docente di archeologia all’università di Reading, ironizzando, ma non troppo, sulla sua distanza etica da certi non occidentali, «avrei potuto dover strangolare mia sorella se suo marito fosse morto o uccidere mio figlio appena nato se fosse sembrato debole, anche se avrei potuto probabilmente delegare il compito alla madre». Ebbene, perché noi non solo desideriamo ma istintivamente condanniamo simili atti? Che cosa, in altre parole, ha favorito la genesi della psiche occidentale?
Per rispondere a questa domanda gli autori della ricerca di cui dicevamo, significativamente intitolata The origins of weird psychology e pubblicata sul portale PsyArXiv, si sono basati su alcuni punti fermi, a partire dalla grande variabilità storica delle istituzioni legate alla parentela e al matrimonio, e dal fatto che le motivazioni, le emozioni, le percezioni, gli stili di pensiero e altri aspetti della cognizione delle persone risultino pesantemente influenzati dalle norme e dalle reti sociali.
Ebbene, con queste premesse, e in seguito ad un’articolatissima analisi storica sia continentale europea sia interna ad alcuni singoli Paesi, Schulz e colleghi sono giunti alla conclusione che ciò che ha avviato l’occidentalizzazione della nostra cultura sono state le politiche e le regole morali di cui, su matrimonio, famiglia e discendenza, è stata promotrice la Chiesa cattolica. «È stata l’esposizione alla cristianità occidentale di alcune specifiche popolazioni», hanno infatti concluso gli studiosi, «ad aver reso queste assai diverse da quasi tutte le altre popolazioni del mondo». Diverse, cioè weird, termine che, ironia della sorte, si può per l’appunto tradurre come «strane».
Per suffragare questa tesi, sorprendente se si considera la totale laicità della fonte, gli autori di questa ricerca, esaminato il radicarsi della morale familiare cattolica – che per esempio in ambito celtico viene individuato a partire dal Concilio di Cashel nel 1171, che sancì il rifiuto della poligamia, e per la Spagna e la Portogallo con la Reconquista, la vittoriosa reazione cristiana all’invasione musulmana -, asseriscono come a esso siano conseguiti da un lato la predominanza sulle vecchie istituzioni parentali europee della famiglia nucleare, la comunità riproduttiva composta solo da madre, padre e figli, e, dall’altro, l’affermarsi di nuove istituzioni impersonali, inclusi i governi rappresentativi, dei diritti individuali e di nuove logiche di mercato, embrioni delle odierne.
Nessun elemento strutturale dell’Occidente, è insomma la tesi di Schulz, sarebbe come lo conosciamo senza l’influsso determinante della Chiesa cattolica. Un pensiero talmente ardito da sembrare apologetico eppure, lo si ripete, frutto della più sofisticata ricerca di chi lavora ad Harvard, mica in Vaticano, dove peraltro oggi come oggi certe cose, così poco ecumeniche, si guardano bene dal dirle. In effetti, l’idea che l’Occidente sia eredità cattolica è idea forse forte e sicuramente indigesta ai progressisti, secondo i quali sarebbe stata la Rivoluzione francese, da sola, a traghettarci nella civiltà.
Eppure The origins of weird psychology, che ha il solo limite di essere uno studio specialistico e non divulgativo, racconta tutta un’altra storia. Una storia per molti versi rivoluzionaria dato che, se è vero che alla tesi attribuita a Max Weber secondo cui sarebbe stato il mondo protestante a inventare il capitalismo modernizzando l’Europa oggi credono solo gli allocchi, è pure vero che fino ad oggi nessuno s’era spinto a indicare una matrice non giudaico-cristiana, ma specificamente cattolica al mondo occidentale, evoluto e democratico. Come verranno accolte le risultanze di questo studio? È ancora presto per dirlo. Di certo i mass media non gli stanno riservando grande risalto, e questa è già una prova. Della sua bontà.
Giuliano Guzzo
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