Che cosa succede nelle case del Papa. Immobili della Chiesa tra incuria e vendita
  • Il calo delle vocazioni e dei fedeli e i costi di gestione elevati costringono diocesi e congregazioni religiose a mettere sul mercato molti beni ecclesiastici. Sui portali specializzati compaiono chiese, monasteri, oratori. Che inevitabilmente diventeranno altro.
  • L’economista Antonio Sanchez Fraga: «Soggetti impresentabili hanno fatto molti danni. Ma giusto vendere le strutture che hanno più costi che benefici».

Lo speciale contiene due articoli.

Di fronte all’economia, anche la fede può cedere il passo. E se ci sono da finanziare le attività e le missioni delle congregazioni religiose o provvedere al pagamento degli stipendi che i sacerdoti incassano per i servizi garantiti alle parrocchie, allora anche quel che sembrava impossibile fino a qualche anno fa non è più così strano: le diocesi italiane si trasformano in agenzie immobiliari e chiese, conventi e monasteri finiscono sul mercato. La crisi delle vocazioni e l’età avanzata di suore e parroci costringono gli enti della Chiesa a fare i salti mortali per tenere in piedi le proprie strutture. Secondo gli annuari statistici, ogni anno chiudono oltre 300 conventi in Italia.

Di questo passo, si stima che tutti i conventi presenti nel nostro Paese possano chiudere i battenti in maniera definitiva nel 2046. Così gli istituti religiosi hanno cominciato a farsi qualche domanda sul futuro del proprio patrimonio immobiliare. Nelle linee orientative per la gestione dei beni, per esempio, gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica non escludono «la dismissione o l’alienazione» di immobili non più «funzionali» alle missioni da attuare. Molte strutture sono datate, altre risultano vuote da anni, anche solo i costi di manutenzione sono eccessivi rispetto alle entrate. E se fino a pochi anni fa si tentava la strada della riorganizzazione, con una riconversione degli immobili per scopi sociali, oggi molte strutture finiscono direttamente sul mercato.

Capire il numero esatto degli immobili in vendita è un esercizio complicato, un rompicapo da cui è difficile districarsi. Alle domande della Verità, la Conferenza episcopale italiana ha risposto di non disporre di «dati aggregati sui patrimoni immobiliari delle diocesi italiane». Ogni ente ha la sua «autonomia patrimoniale e amministrativa», scrivono. Spulciando tra i portali delle 227 diocesi italiane, spuntano fuori diverse strutture destinate alla vendita: l’arcidiocesi di Firenze, per esempio, mette sul mercato chiese con canoniche annesse, come nel comune di Lastra a Signa. Oltre 71.000 metri quadrati compresi di «sacrestia, campanile tergale, magazzini e un appezzamento di terreno». A Certaldo, invece, è in attesa di acquirenti la chiesa di Santa Maria a Bagnano, in aperta campagna. Nella descrizione dell’immobile si trovano ancora i riferimenti a navate, altare e presbiterio.

A volte sono le congregazioni a trattare direttamente la vendita di conventi e vecchi monasteri. In altri casi, i beni religiosi finiscono per fare capolino nei più famosi portali per l’acquisto di appartamenti. Come è successo per il monastero di Santa Caterina, a Foligno. Oltre 2.000 metri quadrati di logge, porticati, chiostri e refettori. E poi ancora, ampi orti e giardini esterni. Per non farsi mancare nulla, anche il prezzo di vendita è già stato fissato: si parte da una base di 950.000 euro. Chissà se la cifra basterà a far tornare il sorriso agli economi della congregazione.


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