- Il tetraplegico francese ha cessato di vivere ieri, dopo un’agonia lentissima e dolorosa imposta dall’eugenetica che lo ha privato di cibo e acqua. Nel Paese di Emmanuel Macron per essere soppresso in una struttura medica d’avanguardia basta non essere autosufficiente.
- La Procura ha aperto un’inchiesta. Il Papa: «Ogni vita ha valore, sempre».
Lo speciale contiene due articoli
Ce l’hanno fatta, Vincent Lambert è morto, è stato fatto morire. Tribunali che amministrano norme nemiche degli uomini e medici che hanno cancellato dalla loro coscienza il giuramento di Ippocrate hanno condannato un uomo a una fine crudele. A nulla sono valsi, quindi, gli sforzi di Jean e Viviane, i suoi genitori, che hanno condotto una battaglia legale per impedire che al figlio fossero interrotte cure e alimentazione. Niente da fare: dal 2 luglio Lambert non era più alimentato e gli erano state sospese le cure. La legge ha consentito che in questi dieci giorni gli venissero solamente bagnate le labbra. A Cristo in croce appoggiarono una spugna imbevuta nel fiele, a Lambert un tampone con qualche goccia d’acqua. In fondo i carnefici francesi sono stati più magnanimi dei centurioni romani.
Adesso tutti scrivono che Lambert era un «simbolo della lotta contro l’eutanasia». Sbagliato. Vincent Lambert non è mai stato un simbolo, una rivendicazione, un «caso» da sollevare e agitare davanti all’opinione pubblica. Era un uomo, una persona di 42 anni che 11 anni fa era rimasto coinvolto in un grave incidente stradale ed era costretto su una sedia a rotelle. Come moltissime altre vittime di sciagure, sentiva, pensava e aveva bisogno di aiuto. Dipendeva in tutto dagli altri perché era un paziente cronico. Non era in coma e non era un malato terminale, benché fosse ricoverato in un reparto di cure palliative. Non era sottoposto a nessuna forma di accanimento terapeutico. Non aveva la Sla come Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, loro sì trasformati in bandiere pro eutanasia. Non sopravviveva in stato vegetativo permanente come Eluana Englaro. Non era intubato, respirava autonomamente, la notte dormiva e di giorno restava sveglio, reagiva agli stimoli esterni. Non che le persone prima citate meritassero la «morte dolce», sia chiaro. Ma per questo l’abominio che è stato perpetrato contro di lui nell’ospedale di Reims è ancora più orrendo.
Nella Francia di Emmanuel Macron, per meritare la morte basta essere un disabile, un povero cristo non autosufficiente, addirittura ricoverato in una struttura medica d’avanguardia, un policlinico universitario dotato di un reparto specialistico sia per la cura di queste infermità sia per le terapie palliative, cioè quelle che ultimamente venivano somministrate a Lambert. Cibo, acqua e gli altri supporti vitali sono considerati terapie. Il paziente, se vuole, può sospenderli. Potrebbe succedere anche in Italia dopo l’approvazione della legge sul biotestamento avvenuta nel 2017, presentata da un deputato del Movimento 5 stelle e votata da un asse trasversale con la sinistra del Pd e di Liberi e uguali riuniti in una maggioranza innaturale con i grillini della scorsa legislatura.
Questa vicenda segna una svolta perché contro Vincent Lambert si è scatenato un accanimento senza precedenti. O meglio, un precedente nella storia c’è, ed è quello dei nazisti che nei campi di concentramento trattarono i disabili come le altre minoranze da sterminare in nome della purezza della razza tedesca. «Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze»: è scritto nel Mein Kampf, autore Adolf Hitler. Accadde così prima ai bambini, poi agli adulti; prima cavie da laboratorio, poi prove generali per l’Olocausto degli ebrei. Dopo violenze e torture, le persone disabili vennero deportate nei campi e uccise nelle camere a gas: i medici tedeschi ritenevano che la morte fosse «subitanea e meno dolorosa». Che gente di cuore.
Quali colpe avevano i disabili tedeschi per subire violenze, torture, esperimenti disumani, e finire con una «morte dolce» che fu soltanto l’inizio dell’aberrante genocidio nazista? E quali colpe aveva Vincent Lambert? Quella di essere un disabile, un tetraplegico, un cerebroleso post-traumatico. Di avere gravi problemi motori e neurologici, che imponevano l’obbligo di assisterlo in centri medici con strutture adeguate. Quanti milioni di persone nel mondo vivono nella condizione di non essere autosufficienti, di essere costretti a una dipendenza cronica? Nemmeno l’essere ricoverati in strutture all’avanguardia della medicina e della ricerca è più garanzia di ottenere una cura.
La ragion di Stato che ha ucciso Vincent Lambert in una Francia che s’impanca a maestra di convivenza civile è un’ignominia ammantata di un falso umanitarismo che è una vera forma di eugenetica. In nome di una vita dignitosa, all’infermiere francese è stata inflitta una morte vergognosa e crudele sotto stretto controllo medico. In questo, Lambert ha subito la stessa sorte di Charlie Gard e di Alfie Evans, i bambini consegnati alla morte nonostante il ricovero in cliniche di altissima specializzazione. Non è la medicina a condannare un paziente: sono gli uomini. I parlamentari che approvano le leggi, i magistrati chiamati a farle applicare, i medici che prendono decisioni contrarie all’etica, i familiari spesso incapaci di reggere il dramma di una malattia inguaribile e di guardare negli occhi una persona che non si muove ma respira, palpita, vuole vivere e si lamenta. La madre l’ha testimoniato più volte: Vincent gemeva. Perché l’agonia è stata lentissima e dolorosa. E la sedazione cui era stato sottoposto non era nemmeno così profonda in quanto, secondo i medici, un’anestesia più pesante avrebbe potuto provocare attacchi epilettici. L’ultima, atroce beffa per Vincent Lambert.
Stefano Filippi
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