- Incriminato per atti «continui e aggravati» l’argentino Gustavo Zanchetta. Il prelato era stato promosso a capo dell’Apsa da Bergoglio. E in un’intervista il Pontefice aveva detto di credere alla sua versione. Nuovo scandalo nel clero di Baltimora.
- Gli anglicani benedicono la cannabis e ci investono «a scopo terapeutico». Piano finanziario della Church of England nel campo dei farmaci a base di marijuana.
Lo speciale comprende due articoli.
Il procuratore penale della città di Salta, in Argentina, ha formalizzato l’accusa di abusi sessuali al vescovo, Gustavo Zanchetta. Così le voci di un caso McCarrick in salsa argentina riprendono quota, anche se papa Francesco nella sua recente intervista con la vaticanista messicana Valentina Alazraki ha detto che Zanchetta «può essersi sbagliato in qualcosa, può aver commesso qualche errore, ma non del livello che gli vogliono addossare. Questo è l’importante, perciò lo difendo».
Al vescovo, presente in aula con il suo avvocato, è stato ritirato il passaporto e dovrà svolgere una serie di accertamenti psichiatrici già dalla prossima settimana. Gli abusi di cui viene accusato sono definiti «continui e aggravati» dal suo status di vescovo e rischia da tre a dieci anni di galera.
Monsignor Zanchetta, da molti in Argentina ritenuto «figlio spirituale del Papa», e da Francesco promosso a vescovo di Orán nell’estate del 2013, si è dimesso dalla diocesi per imprecisati «motivi di salute» nel 2017, quindi è ricomparso a Roma dove nel dicembre dello stesso anno gli è stato assegnato dal Papa il ruolo di prestigio di assessore dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa). Ma un’inchiesta del quotidiano El Tribuno de Salta tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 pubblicava una serie di testimonianze e documenti che attestavano come le dimissioni di Zanchetta in realtà riguardavano appunto le accuse di abuso. E si dimostrava come tali denunce circostanziate erano state fatte pervenire al nunzio a Buenos Aires e a Roma a più riprese, già nel 2015 e poi nel 2017. Quindi, molti si sono domandati se il Papa quando ha nominato Zanchetta all’Apsa fosse a conoscenza di queste accuse.
Nell’intervista all’ Alazraki il Papa ha detto di aver creduto alla versione di Zanchetta che, per discolparsi delle immagini di porno gay trovategli nel telefono da un segretario diocesano, comprese foto dello stesso vescovo nudo, ha sostenuto di essere stato hackerato. «Si è difeso bene», ha detto Francesco. «Allora di fronte all’evidenza e a una buona difesa resta il dubbio, ma in dubio pro reo». Le accuse di abuso di potere nei confronti del clero, ha poi indicato il Papa nell’intervista pubblicata il 28 maggio, erano «serie», per questo ne ha accettato la rinuncia e quindi lo ha mandato in Spagna per test psichiatrici da cui è risultato «nella norma». Quindi lo ha tenuto a Roma per facilitargli i viaggi di cura in Spagna e ha valutato che «economicamente era disordinato, ma non ha gestito male economicamente le opere che ha fatto. Era disordinato ma la visione è buona», così lo ha nominato assessore all’Apsa. Salvo poi metterlo sotto processo alla congregazione per la Dottrina della fede in seguito alla lettura dell’indagine preliminare svolta dalla Chiesa in Argentina.
Ma ora Zanchetta deve restare in Argentina a difendersi per l’accusa di abusi sessuali e non semplicemente per generiche questioni di «abuso di potere». Gli abusi sarebbero stati commessi nei confronti di due seminaristi, sollevando così per l’ennesima volta, come anche il caso McCarrick ha rilevato, che il problema omosessualità nel clero resta di attualità.
Lo dimostra anche la lettera pubblicata il 5 giugno dal vescovo William Lori di Baltimora negli Usa, un testo in cui condivide con i fedeli della diocesi di Wheeling-Charleston i risultati delle indagini svolte nei confronti del vescovo Michael Bransfield, le cui dimissioni erano state accettate da papa Francesco lo scorso settembre, otto giorni dopo aver compiuto 75 anni. Ma già in quel momento c’erano le accuse di abusi sessuali e finanziari ad aleggiare sul vescovo, chiacchiere che circolavano negli ambienti della Chiesa americana da (molto) tempo.
Le accuse a Bransfield, da sempre molto legato all’ex cardinale McCarrick, e con un ruolo importante nel board della potente e ricca Papal foundation, sono da ritenersi «credibili» scrive ora monsingor Lori. L’indagine, guidata da cinque esperti laici, ha trovato prove di una cattiva condotta sessuale e molestie nei confronti degli adulti, mentre non ci sarebbero evidenze nei confronti di minori. Ecco quindi, ancora una volta, il grande elefante rosa in sacrestia: la questione dell’omosessualità nel clero. Un fatto che nel caso di Bransfield si associa a una serie di donazioni in denaro a prelati e potenti cardinali che il monsignore era uso fare, come ha rivelato il Washington Post. Il tutto, rivela ancora l’indagine, finalizzato a costruire un sistema di abuso di potere, tra cui appunto quello di molestare giovani preti.
Nell’indagine ci sono almeno nove uomini della diocesi di Wheeling-Charleston che accusano Bransfield di averli tastati o toccati, o baciati. Un seminarista, scrive il Post, ha ricordato di essersi seduto sulle ginocchia del vescovo e di essere stato baciato. Bransfield gli avrebbe quindi chiesto di togliersi i pantaloni, ma lui ha rifiutato, ha detto il seminarista agli investigatori.
Il caso del vescovo americano mette in luce anche il fattore denaro, usato spesso per regalie e offerte a vario titolo, utilizzato per trovare forse una benevolenza e coprire la propria condotta. A molti è venuto a mente il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, anche lui con molti denari a disposizione e spesso utilizzati per muoversi con agilità fra i potenti della Chiesa mentre conduceva la sua doppia o tripla vita. Esattamente come era solito fare l’ex cardinale McCarrick anche attraverso la sua Papal foundation.
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