- Il mercato della mobilità condivisa in Italia vale 50 milioni di euro ma fatica a decollare. Se Milano e Roma si distinguono per il numero di auto disponibili (2.000 vetture per città), nell’ultimo anno i noleggi per utente sono calati da 10 a 8 con perdite consistenti che hanno sfiorato i 30 milioni di euro.
- Giovane, con meno di 40 anni, maschio. È questo il profilo dell’utilizzatore medio di vetture condivise.
- Non solo quattro ruote. La sharing mobility italiana passa anche dalle due ruote. Maurizio Pompili di eCooltra: «Lo scoter sharing vale l’1% del mercato ma gli utenti prelevano i nostri mezzi almeno 5 volte al mese».
Lo speciale comprende tre articoli.
Il business del car sharing piace a molti, ma non decolla. Fare una stima di quanto vale il mercato italiano è difficile, quello che è certo, però, è che a farla da padrone sono le auto condivise a flusso libero, quello che si possono lasciare in qualunque zona della città senza dover per forza cercare una stazione di parcheggio.
Dando uno sguardo ai bilanci dei quattro principali operatori italiani salta subito all’occhio che si tratta di un mercato molto piccolo, circa 50 milioni di euro, con perdite consistenti nel 2017 che sfiorano i 30 milioni.
In parole povere, al momento i costi sono ancora troppo alti: nuove vetture, manutenzione, assicurazione, furti. Si capisce che chi vuole entrare in questo settore deve essere pronto a spendere molti soldi e a fare una scommessa destinata a durare a lungo.
Senza considerare che, ad oggi, la crescita del settore anno su anno non è più a doppia cifra. A dirlo è l’Aniasa, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici di Confindustria, nel suo ultimo rapporto sul mondo del noleggio.
Secondo il rapporto, il 2017 (ultimo anno completo per i rilevamenti) ha registrato, in linea con l’anno precedente, una crescita molto rilevante del numero di utenti.
Tale crescita ha riguardato sia gli utenti iscritti ai servizi offerti dai singoli operatori (+21% rispetto al 2016), sia gli utenti realmente attivi (almeno un noleggio negli ultimi 6 mesi), che sono saliti del 38% rispetto al 2016. I primi hanno superato 1,3 milioni, i secondi hanno raggiunto le 820.000 unità, aumentando la propria penetrazione.
Le principali città si confermano evidentemente Milano e Roma, con più di 2.000 vetture in flotta in ciascuna città, subito seguite da Torino e Firenze.
Questi numeri sembrerebbero confermare un momento d’oro per il business del car sharing: in realtà non è così. Se si guarda infatti il numero di vetture in flotta, il parco complessivo dei principali operatori di free floating è cresciuto solo del 9%, circa 500 vetture in più rispetto al 2016, merito dei due maggiori operatori sul mercato: Car2go e Enjoy.
Inoltre, il numero dei noleggi effettuati è cresciuto di poco (+7% rispetto al 2016) arrivando a circa 7 milioni, confermando che il fenomeno continua a diffondersi senza necessariamente comportare un maggiore utilizzo del servizio. In parole povere, la gente si iscrive ma non lo utilizza.
Di conseguenza i parametri di business hanno registrato per la prima volta un calo, per quanto leggero. È infatti diminuita la durata media del noleggio (–1%), scesa ora a 31 minuti, e di conseguenza anche la distanza media percorsa (–1%), di circa 7 km.
A calare in modo rilevante sono però i noleggi per utente, che da più di 10 scendono a circa 8 in un anno (–23%). I chilometri percorsi registrano un aumento del 6%, in linea con la crescita del numero dei noleggi dovuta in buona parte ad un solo operatore che è entrato più di recente nel settore, DriveNow, ed è ora sostanzialmente a regime dopo l’avvio in corso d’anno nel 2016.
Si tratta quindi nel complesso di un settore in sviluppo, che vede un interesse crescente da parte degli utilizzatori, ma che ancora deve assestarsi su un modello di business “a regime”.
Uno dei maggiori problemi del car sharing cittadino è forse quello legato al profilo degli utenti. Spesso, infatti, sono i più giovani a scegliere questo tipo di servizio, mentre le persone più avanti con l’età preferiscono ancora avere un’auto di proprietà.
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