Un portafoglio ordini che sfonda per la prima volta il muro dei 60 miliardi e un’industria della difesa che sembra avere trovato il suo carburante migliore. Per Leonardo i primi nove mesi dell’anno hanno il passo delle grandi occasioni.
E se la geopolitica continua a regalare motivi di apprensione, a Piazza Monte Grappa i conti raccontano una storia decisamente più rassicurante: quella di un gruppo che cresce, acquisisce, stringe alleanze e si prepara a giocare una partita sempre più europea e internazionale.
Leonardo supera i 60 miliardi di ordini e punta sullo scudo «Michelangelo» in Ucraina
La novità più suggestiva arriva da Kiev. «Stiamo lavorando per implementare Michelangelo Dome in Ucraina», ha annunciato il direttore finanziario Giuseppe Aurilio agli analisti.
Non è ancora il momento di immaginare uno scudo già operativo a protezione dei cieli sopra Odessa o Kiev: il sistema antimissile e antidroni multiruolo è in fase di sperimentazione e, ha precisato il manager, ha esclusivamente finalità difensive.
Ma il progetto è ambizioso: una rete integrata di sensori, tecnologie e sistemi di intercettazione destinata a proteggere infrastrutture e città dalle minacce aeree. Insomma, mentre i missili non vanno mai in vacanza, Leonardo prova a costruire l’ombrello tecnologico per ripararsi dalla pioggia.
Elettronica per la difesa in forte crescita: ordini, ricavi e margini in aumento
È però l’elettronica per la difesa ad avere un ruolo da protagonista nei risultati dei nove mesi. D’altronde stiamo parlando dei sistemi dell’esercito di domani. Gli ordini crescono del 44,2%, il portafoglio del 50,9%, i ricavi del 22,9% e il margine operativo del 34,2%.
Numeri che spiegano bene dove batte il cuore industriale del gruppo e perché radar, sensori, sistemi di comando e tecnologie digitali siano diventati ingredienti decisivi nella nuova stagione della difesa.
Nel complesso, il portafoglio ordini raggiunge quota 60,4 miliardi di euro, in aumento del 28% e per la prima volta oltre la soglia dei 60 miliardi. Un risultato al quale contribuisce anche Iveco Defence Vehicles, acquisita lo scorso marzo per circa 1,6 miliardi.
Ma la crescita non è soltanto questione di nuove dimensioni: a parità di perimetro, Leonardo registra comunque ordini in aumento del 22,4%, ricavi del 9% ed margini del 29,2%. Il fatturato sale a 15,3 miliardi (+14%), mentre il margine industriale raggiunge 1,3 miliardi (+38%).
L’utile netto, al netto delle componenti non ricorrenti e dunque direttamente confrontabile, balza del 74% a 812 milioni. Anche la raccolta ordini dà soddisfazione: 23,3 miliardi, il 28% in più, tanto da spingere ulteriormente al rialzo la previsione per il 2026, ora fissata a 29,5 miliardi.
Da Iveco Defence Vehicles al Gcap: le alleanze per rafforzare il gruppo
Dietro i numeri c’è una strategia che punta a fare di Leonardo un protagonista dei nuovi equilibri industriali della difesa e dell’aerospazio a livello ninternazionale. L’amministratore delegato Lorenzo Mariani mette in fila le tessere del mosaico: il programma Gcap per il caccia di nuova generazione, le joint venture con Rheinmetall per i nuovi carri armati e Baykar nei droni, l’alleanza con Airbus e Thales per creare un operatore europeo nello spazio, il Michelangelo Dome e l’integrazione di Iveco Defence Vehicles.
A completare il quadro c’è anche l’acquisizione americana di Raft da parte di Leonardo Drs. L’obiettivo, spiega Mariani, è trasformare la consistenza del portafoglio ordini in maggiore capacità produttiva e tempi di consegna più efficienti.
Digitalizzazione, partnership industriali e acquisizioni mirate dovranno servire proprio a questo: rafforzare le competenze e accelerare l’esecuzione dei programmi. Resta invece aperta, per il comparto delle costruzioni, la partita di una possibile joint venture con un partner dei Paesi del Golfo, rallentata dalle difficoltà dell’area.
Conti in volo, titolo in caduta: Leonardo paga il tracollo di Rheinmetall
Sul tavolo prende corpo anche l’ipotesi di un nuovo piano stand alone. Eppure, dopo una giornata di conti decisamente brillanti, il mercato ha deciso di guardare altrove. A Piazza Affari il titolo Leonardo ha lasciato sul terreno il 3,45%, scendendo a 49,35 euro.
A pesare è stato soprattutto il tracollo di Rheinmetall, precipitata del 16%. Una caduta che ha trascinato con sé, per riflesso, anche il gruppo italiano.
Il paradosso è tutto qui: Leonardo macina ordini, migliora i margini e allarga il proprio orizzonte industriale, ma in Borsa finisce nella scia di una giornata nera per il gigante tedesco. Per una volta, insomma, i conti volano e il titolo resta a terra.
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