Leonardo Maria Del Vecchio, imprenditore e fondatore di Lmdv Capital
Leonardo Maria Del Vecchio, al centro di due partite finanziarie ed editoriali: l’offerta da 30 miliardi per Delfin e la rinuncia all’Opa sul Fatto Quotidiano (Imagoeconomica)

Acque agitate nel sistema che ruota attorno alla famiglia Del Vecchio. Mentre Leonardo Maria annuncia la rinuncia al progetto di Opa sul Fatto Quotidiano, dalla cassaforte lussemburghese degli eredi del fondatore di Luxottica arriva un nuovo colpo di scena: un’offerta da 30 miliardi di euro per l’intero capitale di Delfin, presentata dall’industriale e finanziere ceco Michal Strnad. Due vicende distinte, ma che riportano al centro le strategie finanziarie, gli equilibri proprietari e le tensioni che attraversano il mondo legato al nome Del Vecchio.

L’offerta da 30 miliardi per Delfin

A svelare la proposta su Delfin è stato Il Domani. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, nei giorni scorsi l’amministratore delegato della holding, Romolo Bardin, ha ricevuto una lettera datata 20 ottobre, con un’offerta valida per trenta giorni. La proposta valuta 30 miliardi di euro il 100% della cassaforte che riunisce gli interessi degli otto eredi Del Vecchio. Ma Strnad, pur puntando all’intero capitale, sarebbe disposto ad accontentarsi anche del 62,5%, una quota sufficiente a conquistare il controllo.

La posta in gioco è enorme. Delfin è infatti il principale snodo degli investimenti della famiglia: attraverso la holding passano la partecipazione in EssilorLuxottica e le quote in importanti gruppi finanziari italiani, tra cui Mps, Generali e UniCredit. Strnad, imprenditore ceco attivo nel settore della difesa, non è peraltro estraneo al mercato italiano. Detiene già una partecipazione del 14% in Pirelli e ha interessi anche nel comparto delle armi da caccia, attraverso realtà come Fiocchi, Armi Perazzi e Baschieri & Pellagri.

Dalla cassaforte lussemburghese, interpellata dall’Ansa, è arrivato un no comment. Intorno alla proposta, tuttavia, si sarebbero già manifestati malumori: alcuni soci di Delfin avrebbero lamentato di essere stati informati tardivamente della lettera. Un elemento che si inserisce in un quadro già complesso, segnato dai contrasti fra gli otto eredi e dalle tensioni di alcuni azionisti con Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato di EssilorLuxottica.

Il possibile effetto su EssilorLuxottica

Al di là delle dinamiche familiari, l’offerta di Strnad sarebbe considerata poco allettante. C’è poi una questione decisiva: un eventuale cambio di controllo di Delfin potrebbe far scattare, secondo fonti legali citate dal Domani, l’obbligo di un’Opa su EssilorLuxottica. Il gruppo, quotato a Parigi, vale oltre 80 miliardi di euro, nonostante le quotazioni siano ai minimi degli ultimi tre anni.

Leonardo Maria Del Vecchio rinuncia all’Opa sul Fatto

Sul fronte di Leonardo Maria Del Vecchio, intanto, si chiude almeno per il momento un’altra partita. Lmdv Media, società d’investimento editoriale riconducibile al family office Lmdv Capital, ha comunicato che non procederà con l’Opa volontaria totalitaria sulla società editrice del Fatto Quotidiano. Il progetto, annunciato il 25 ottobre, prevedeva un’offerta da 0,286 euro per azione, per un controvalore complessivo di circa 7,15 milioni di euro, con l’obiettivo di ritirare la società dalla Borsa.

La rinuncia è arrivata dopo il rifiuto del consiglio di amministrazione di Seif di concedere la due diligence richiesta da Lmdv Media. Il Cda ha motivato la decisione con l’impossibilità di raggiungere la soglia dell’82,9% del capitale votante necessaria per consentire l’accesso alle informazioni. A pesare è stata l’ostilità dei soci fondatori, tra cui Marco Travaglio, Peter Gomez, Antonio Padellaro e Cinzia Monteverdi.

Non si tratta, tecnicamente, del ritiro di un’Opa già lanciata sul mercato, ma della rinuncia a presentare l’offerta prospettata. Senza accesso ai dati societari e senza la disponibilità dei fondatori a vendere, Lmdv Media ha ritenuto impossibile completare le valutazioni necessarie. «Abbiamo messo sul tavolo risorse e regole, e rispettiamo la decisione dei soci fondatori», ha dichiarato Leonardo Maria Del Vecchio, lasciando però aperta la porta a future iniziative nel settore dell’informazione.

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