L’addio al Meazza costa a Milano 500 milioni
Il sindaco Beppe Sala ha dato il benestare alla demolizione del glorioso stadio per permettere a Inter e Milan di costruirne uno nuovo. Così il Comune, invece di incassare 10 milioni all’anno, ne riceverà appena 2,8. I comitati per il no: «È un’operazione immobiliare»

Si chiama Giuseppe Meazza ed è lo stadio dei milanesi nonché uno dei simboli della città con il Duomo e con la Scala. Venne inaugurato nel 1926 da un derby tra Milan e Inter (che prima, quando ancora si chiamava Ambrosiana Inter, giocavano all’Arena) vinto dai nerazzurri per 6 a 3. Nel 2026 dovrebbero iniziare i lavori di demolizione dopo l’intesa firmata tra il sindaco Beppe Sala, Inter e Milan sul progetto del nuovo stadio che i club intendono realizzare sempre nell’area di San Siro. Abbattendo quello vecchio.

Entro Natale le due società proclameranno il progetto vincitore tra i due tuttora in gara, la «Cattedrale» di Populous e gli «Anelli di Milano» di Manica-Sportium (con il primo super favorito). Con l’obiettivo dei club di chiudere i cantieri per la stagione 2026-2027. Sarà comunque lo storico San Siro ad ospitare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina del 2026, come da dossier olimpico. Dal che si deduce che il Meazza tanto decrepito non è. A mettersi di mezzo tra il Meazza e le ruspe, però, è un comitato cui hanno aderito quasi 1200 persone, tra cui Massimo e Milly Moratti, Stefano Pillitteri, avvocati, architetti, professionisti, due glorie del calcio come Sandro Mazzola e Gianni Rivera. E anche qualche rockstar che lo stadio lo hanno riempito con i loro concerti come Vasco Rossi e Laura Pausini hanno espresso solidarietà sui social. Il promotore e portavoce del comitato è Luigi Corbani, ex vicesindaco del Pci nelle giunte rossoverdi tra il 1987 e il 1990.

Qual è il punto su cui insiste il comitato? «Il punto è che le aree di cui si discute rappresentano un patrimonio pubblico. Il nuovo stadio, quale non si sa visto che non è stato ancora deciso il progetto su cui puntare, è solo un pretesto per un’operazione immobiliare finanziaria su terreni del Comune», tuona Corbani. Per il quale l’obiettivo resta la salvaguardia e l’eventuale ammodernamento del Meazza, recuperando anche a verde la immensa distesa di cemento attorno alla stadio. «Su San Siro ho fatto la mia parte. Non ho ravvisato motivi per non concedere il pubblico interesse, quindi adesso devono essere anche un po’ le squadre a convincere i nostalgici oppure chi è contro all’idea ne deve parlare con le squadre più che con me», ha dichiarato il sindaco Sala lo scorso 2 dicembre. «Ma quale nostalgici», ribatte Corbani. «Avendo tutti i requisiti Uefa, il Meazza ha ospitato la semifinale e la finale di Uefa Nations League a ottobre di quest’anno. Ha avuto i collaudi e le verifiche tecniche e di sicurezza degli uffici tecnici comunali a settembre di quest’anno che hanno confermato la sua idoneità per altri dieci anni, quindi anche per le Olimpiadi 2026. E allo stadio Meazza non si applica la legge nazionale che esige di “recuperare prioritariamente” gli stadi esistenti. Nel programma elettorale dello stesso sindaco si leggeva che “si deve privilegiare sempre il riuso, il recupero e la riduzione sistemica del consumo di suolo e il risanamento e il rilancio degli impianti cittadini” per il grande appuntamento delle Olimpiadi 2026. Per inaugurare le Olimpiadi il Meazza va bene, ma non per continuare nella sua gloriosa storia? E in base a quali studi di fattibilità? A quali perizie tecniche? Le società hanno bisogno di nuovi introiti? Ci devono spiegare perché a carico dei contribuenti e su aree e beni pubblici, e non con i loro investimenti privati. Inter e Milan sono spa, controllate da società cinesi come quella di Suning e da fondi Usa come Elliott. Se vogliono uno stadio nuovo si comprano il terreno e se lo costruiscono. Quello che invece vogliono è contrario ai principi della libera concorrenza», attacca Corbani.

Il promotore, con il comitato Sì Meazza e con il comitato coordinamento San Siro capeggiato da Gabriella Bruschi, ha già annunciato ricorsi (al Tar e alla Corte dei Conti), referendum cittadini e continua a chiedere un confronto con il sindaco Sala e i vertici di Milan e Inter. «Oggi il comune incassa 10 milioni da affitto stadio, di questi 5 sono cash più 5 per spese di manutenzione. Nella delibera che hanno assunto per tutta l’operazione, tra nuove aree, volumetrie, nuovo stadio, demolizione Meazza e cessione per 90 anni delle aree, si parla di un canone di 2,8 milioni. Tra quello che il comune incasserebbe in 90 anni con il Meazza in piedi e quello che incasserebbe col nuovo, c’è una differenza di oltre 500 milioni», aggiunge Corbani.

Sala ha già incassato da tempo il no delle squadre a proseguire la strada della riqualificazione dell’attuale stadio e a chi non vuole dire addio ai suoi anelli risponde con un messaggio che suona come una provocazione: chi vuole salvare il Meazza si faccia avanti e se lo compri. «Forse», chiosa Corbani, «gli è sfuggito che lo stadio Meazza è già di proprietà dei milanesi ed è un simbolo di Milano».

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