Alla disfida delle banche non basta più la Borsa. Bisogna guardare soprattutto ai tempi. Perché in una partita da decine di miliardi anche un giorno può diventare un’arma. Mentre Intesa Sanpaolo e Mps sembrano impegnate in una gara a chi riesce a mettere qualche granello di sabbia negli ingranaggi dell’altro, Generali fa esattamente il contrario: accelera.
Il copione è quello della guerra di nervi. Tutti assicurano che le procedure stanno andando avanti regolarmente, ma intanto le carte si accumulano sui tavoli delle autorità e ogni passaggio viene passato al microscopio.
La Consob chiede chiarimenti a Intesa Sanpaolo
L’ultima puntata riguarda la Consob. L’autorità ha scritto a Intesa Sanpaolo chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui intende muoversi davanti alle due Ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. La lettera, secondo quanto riferito dalla Stampa, sarebbe partita il 26 agosto. Una normale interlocuzione regolamentare, naturalmente. Ed è proprio così che viene descritta dalle fonti che lavorano al dossier: fisiologica. La banca guidata da Carlo Messina risponderà alle richieste della Consob con l’obiettivo di arrivare all’approvazione del documento d’offerta nei tempi programmati. Fin qui tutto tranquillo. O quasi.
Perché nel frattempo emerge l’altro lato della partita. Se l’Opas di Intesa non dovrebbe subire interferenze, non è detto che le due Ops di Mps possano correre con la stessa velocità. Fonti vicine al dossier non escludono infatti rallentamenti o addirittura sospensioni, considerati i diversi profili autorizzativi e le questioni sollevate negli esposti presentati da Intesa e da associazioni dei consumatori a Consob e Banca d’Italia. Siena, naturalmente, non ci sta. Replica: «Tutto procede secondo i tempi previsti». Insomma nessuno sta frenando. Ma tutti controllano che l’altro non abbia il piede sul freno.
L’esposto di Intesa e la passivity rule
Intesa, del resto, ha già messo sul tavolo le proprie osservazioni. A fine agosto Ca’ de Sass ha presentato un esposto alla Consob. Uno dei punti riguarda la comunicazione al mercato: il cda di Mps ha approvato le Ops il 20 agosto, ma già il giorno precedente erano circolate indiscrezioni circostanziate.
Poi c’è la questione della passivity rule. Intesa contesta quella che considera un’interpretazione troppo estensiva della norma da parte di Mps. Così la battaglia societaria si sposta inevitabilmente dagli azionisti alle autorità. Si combatte con gli esposti. Nel frattempo, però, c’è qualcuno che non sembra avere alcuna intenzione di aspettare. È Generali sta procedendo nella valutazione dell’offerta di Mps su Banca Generali e il prossimo passaggio sarà la nomina degli advisor, prima dell’esame da parte degli organi competenti. Nessun cda è previsto questa settimana, ma il processo è in movimento. E soprattutto sarà condotto seguendo la procedura prevista per le operazioni con parti correlate.
Generali accelera sull’offerta di Mps
Qui il gioco si fa particolarmente delicato. Le partecipazioni incrociate non impediscono automaticamente un’operazione, ma aumentano inevitabilmente la necessità di garantire trasparenza, motivazioni solide e correttezza delle procedure. Il Comitato parti correlate avrà quindi un ruolo importante, anche perché dovrà essere valutato se l’operazione rientri tra quelle di maggiore rilevanza.
In altre parole, mentre Intesa e Mps si osservano attraverso la lente della Consob, Generali prepara i propri strumenti di valutazione. E lo fa senza particolare voglia di restare spettatrice.
La vera partita si gioca sul calendario
È questo il paradosso del nuovo risiko bancario italiano: tutti vogliono muoversi, ma nessuno vuole essere quello che si muove per primo nel modo sbagliato.
Mps ha aperto contemporaneamente due fronti, Banco Bpm e Banca Generali, mentre Intesa ha lanciato la propria Opas sul Monte. Adesso ogni operazione finisce inevitabilmente per interferire con l’altra, almeno sul piano regolamentare e strategico. E ogni rallentamento può diventare un vantaggio per qualcuno.
Per questo la vera partita, in questa fase, non si gioca ancora soltanto sul prezzo. Si gioca sul calendario.
Chi riesce ad arrivare prima all’assemblea, alle autorizzazioni, al documento definitivo o alla valutazione degli advisor può guadagnare una posizione. E chi riesce a costringere l’avversario a fermarsi, anche soltanto per qualche settimana, può guadagnare tempo prezioso.
La cosa curiosa è che tutti continuano a parlare di normale amministrazione. Intanto però gli avvocati lavorano, gli advisor si preparano, la Consob chiede chiarimenti, gli esposti aumentano e le assemblee vengono convocate.
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