Ex Ilva, si indaga per bancarotta
Lucia Morselli (Ansa)

La crisi dell’ex Ilva torna sotto i riflettori della magistratura. L’ex presidente e amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, nominata nell’ottobre 2019 dal governo Conte II, risulta indagata dalla Procura di Milano con le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

Al centro del nuovo fascicolo d’indagine, i cui accertamenti sono stati delegati alla Guardia di Finanza, vi è la gestione dello stabilimento siderurgico pugliese nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024, arco temporale durante il quale la società era controllata dal socio privato franco-indiano ArcelorMittal, prima dell’ingresso di Invitalia (braccio operativo del ministero dell’Economia) e del successivo avvio dell’amministrazione straordinaria. Secondo la ricostruzione, che attende ora di essere verificata nel corso delle indagini, al precedente management verrebbero contestate una serie di presunte condotte distrattive e di falsificazioni contabili nei bilanci d’esercizio. Tali operazioni, stando all’impianto accusatorio, avrebbero avuto come presunto obiettivo quello di indebolire progressivamente il gruppo siderurgico italiano a esclusivo vantaggio della multinazionale ArcelorMittal. L’impulso decisivo all’apertura del fascicolo penale è arrivato da una dettagliata relazione trasmessa alla Procura di Milano nello scorso mese di giugno da parte dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia.

Gli stessi commissari, a gennaio, avevano avviato un’azione di responsabilità civile davanti alla sezione specializzata Imprese del tribunale di Milano con una richiesta di risarcimento dei danni da 7 miliardi di euro contro ArcelorMittal.

«Credo sia la causa risarcitoria più importante del nostro Paese», disse il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso. In un question time alla Camera, il primo aprile di quest’anno, sempre Urso sottolineò: «Quando prendemmo possesso dell’azienda era in funzione solo un altoforno, gli altri erano stati chiusi malamente, con un approvvigionamento di materie prime di appena quattro giorni: avevano programmato la chiusura, la devastazione dello stabilimento».

Il prossimo passaggio nella nuova inchiesta milanese per bancarotta fraudolenta sarà l’acquisizione di tutta una serie di documenti, anche dalle società. E ci sarà pure uno scambio di atti con i magistrati tarantini che stanno già indagando da tempo con l’ipotesi di associazione per delinquere, sempre a carico, tra gli altri, di Morselli. Da quanto si è saputo, il procuratore aggiunto di Milano, Roberto Pellicano, e il pm Luigi Luzi a luglio, prima della pausa estiva, hanno iscritto Morselli dopo la relazione di giugno trasmessa in Procura dai commissari straordinari che avevano individuato ipotesi di reato per condotte distrattive e falsi in bilancio. E i pm hanno chiesto e ottenuto dalla gip, Silvia Perrucci, la riapertura del fascicolo perché già un altro pm, Pasquale Addesso, dopo l’insolvenza delle società della galassia Acciaierie d’Italia, aveva indagato per bancarotta su Morselli e poi chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione. Nelle nuove indagini la data di consumazione del reato contestato è quella della dichiarazione di insolvenza decretata dal tribunale fallimentare milanese, che per Acciaierie d’Italia Spa risale a febbraio 2024. Ora gli inquirenti, attraverso una delega di indagini agli investigatori e poi con una nomina di consulenti, daranno il via agli accertamenti, passando prima per l’acquisizione di una serie di carte anche nelle società coinvolte. E si stanno interfacciando con i pm di Taranto, i quali, da quanto si è appreso, nelle loro indagini avrebbero individuato anche possibili profili di falso in bilancio, dopo perquisizioni. Nel fascicolo milanese, ovviamente come accade in questi casi, anche altri componenti del cda dell’ex Ilva potrebbero finire nel registro degli indagati.

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