I francesi accelerano su Banco Bpm. Nominati i consulenti per la fusione
Ansa
Deutsche Bank e Rothschild al lavoro per Credit Agricole Italia. Resta viva l’ipotesi Mps.

Crédit Agricole accelera sull’integrazione della sua filiale italiana con Banco Bpm. L’operazione darebbe vita al terzo polo per numero di filiali e al secondo per volume di prestiti dopo Intesa Sanpaolo. A Parigi sembrano avere fretta tanto da aver già assegnato a Deutsche Bank e Rothschild il mandato di advisor per seguire la trattativa.

Banco Bpm, che attualmente capitalizza circa 20 miliardi crescerebbe di taglia proteggendosi da eventuali scalate ostili come quella tentata nei mesi scorsi da Unicredit. La partnership con Crédit Agricole Italia, già azionista rilevante di Banco Bpm risulterebbe essere un vantaggio secondo gli analisti di Equita.

I francesi hanno costruito negli anni una rete di oltre 1.200 filiali in Italia, attraverso le acquisizioni di Cariparma, FriulAdria, Creval e numerose casse di risparmio locali. Una fusione con Banco Bpm rappresenterebbe quindi il coronamento di una strategia di lungo periodo volta a fare dell’Italia il secondo mercato domestico dopo la Francia. Secondo Equita l’ unione sarebbe vantaggiosa anche per le sinergie industriali. In particolare nei settori dove le due banche già collaborano: Agos nel credito al consumo e Coface nell’assicurazione danni. L’integrazione tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm sembrerebbe la strategia migliore, come sottolineato da Giuseppe Castagna, amministratore delegato del gruppo italiano, nell’intervista rilasciata due giorni a Cnbc. A suo parere l’integrazione con il gruppo francese è l’opzione più concreta e probabile, ma non ha escluso possibili alternative con Monte dei Paschi. Infatti l’istituto milanese possiede attualmente circa il 4% di Mps la cui rete di sportelli rappresenta un canale strategico per Anima, la società di gestione del risparmio che fa capo a Banco Bpm. Nel report Equita sottolinea che Mps resta un interlocutore importante, ma le discussioni con Crédit Agricole sembrano destinate al sopravvento, soprattutto dopo l’incremento della partecipazione di Crédit Agricole al 20%, che lo rende il maggiore azionista di Banco Bpm.

Un elemento che potrebbe complicare il percorso di fusione è l’incognita del Golden power. Le operazioni che coinvolgono grandi istituti bancari sono monitorate dal governo. Le ricadute sul credito alle imprese e le possibili modifiche nelle relazioni industriali potrebbero essere temi sensibili da valutare attentamente, soprattutto in un Paese la cui economia resta ancora fortemente banco-centrica

Secondo Equita, l’integrazione tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm offre diverse opportunità, tra cui la possibilità di ridurre i costi operativi attraverso la razionalizzazione delle strutture, oltre a una maggiore forza negoziale con i clienti, che potrebbero beneficiare di servizi bancari più competitivi e innovativi. L’operazione darebbe inoltre accesso a nuovi segmenti di mercato, consentendo di accrescere la penetrazione nelle aree più ricche del Paese.

Inoltre, la fusione potrebbe essere un’opportunità anche nell’industria del risparmio. Banco Bpm vuole espandere l’attività di Anima attraverso alleanze con istituti bancari privi di una propria società di gestione del risparmio. Ma, al di là delle dinamiche di mercato, resta l’incognita politica e l’interrogativo sull’eventuale coinvolgimento di Mps.

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