Ex Ilva, protesta all’aeroporto di Genova: i lavoratori chiedono garanzie
(Ansa)

Dallo stabilimento di Cornigliano all’aeroporto Cristoforo Colombo. La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova riparte con un blitz nello scalo ligure, occupato nella mattinata di oggi da circa 500 manifestanti, tra operai, studenti e familiari dei dipendenti. Dopo essersi riuniti in assemblea davanti alle portinerie dello stabilimento, le tute blu hanno raggiunto in corteo l’aeroporto, al grido di «Lavoro, lavoro» e «Ilva Genova non si chiude».

I manifestanti sono entrati nell’area delle partenze, superando i controlli e provocando una temporanea interruzione delle normali procedure per i viaggiatori. I lavoratori hanno poi lasciato aperto un corridoio per consentire ai passeggeri di raggiungere gli imbarchi, prima di sedersi a terra e battere i caschi sul pavimento. La polizia non ha opposto resistenza all’ingresso del corteo e i momenti di tensione sono rientrati rapidamente.

La protesta contro l’aumento della cassa integrazione

Al centro della mobilitazione c’è l’annuncio dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, arrivato venerdì, dell’aumento della cassa integrazione straordinaria a livello nazionale, fino a un massimo di 8.622 lavoratori su 9.626, fino al 28 febbraio 2027. Una decisione che ha riacceso la protesta dopo i tre giorni di mobilitazione della scorsa settimana, conclusi con l’annuncio di una fornitura di 35mila tonnellate di coils per consentire allo stabilimento genovese di continuare a lavorare. «Mercoledì abbiamo forzato in maniera civile e disciplinata, entrando nel palazzo del governo: ci mettono nelle condizioni anche oggi di forzare. E forzeremo», ha dichiarato Armando Palombo, della Fiom Cgil, parlando al megafono. «Dichiariamo l’aeroporto occupato finché il governo non ci darà una risposta molto chiara», ha aggiunto.

A Genova la cassa integrazione potrebbe coinvolgere 870 lavoratori

I sindacati contestano una misura che rischia di coinvolgere anche a Genova la quasi totalità dei dipendenti: secondo gli scenari prospettati, la cassa integrazione potrebbe riguardare 870 lavoratori su circa 915, a fronte dei 280 attualmente interessati. «La decisione dei commissari di estendere la cassa integrazione, coinvolgendo interi reparti, non va bene», ha sottolineato Nicola Appice, delegato Fim, chiedendo al governo e ai commissari di capire che «Genova non può fermarsi». La protesta punta dunque a ottenere garanzie concrete sulla continuità produttiva e occupazionale, dopo che le rassicurazioni sull’arrivo dei coils sembravano aver aperto uno spiraglio.

Marco Bucci: «Il piano per non fermare lo stabilimento esiste»

All’interno dell’aeroporto è arrivato anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha incontrato le rappresentanze sindacali. «Genova vuole continuare a lavorare e ha un programma, accettato da Acciaierie d’Italia, per trattare materiale conto terzi in caso di chiusura a Taranto», ha spiegato. Bucci ha riferito che venerdì la società ha inviato alla Regione e alla Città metropolitana una lettera per chiedere l’autorizzazione a lavorare coils per conto terzi. «Il piano per non fermare lo stabilimento esiste ed è pronto a partire fino al subentro del nuovo acquirente», ha assicurato, annunciando che chiederà ai commissari di chiarire le ragioni dell’aumento della cassa integrazione.

I lavoratori dell’ex Ilva: «Resteremo qui finché il governo non ci dà una risposta»

I lavoratori, però, non intendono arretrare. «Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta», ha scandito Palombo. Dopo le tende davanti alla Prefettura e l’irruzione nel palazzo del governo dei giorni scorsi, la vertenza si sposta così nello scalo genovese. La richiesta è sempre la stessa: impedire che l’incertezza sul futuro del gruppo si traduca in un nuovo stop produttivo e in un ulteriore aumento dei lavoratori lasciati a casa.

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