Ex Ilva, raddoppia la cassa integrazione: 8.622 lavoratori a rischio sospensione
(Imagoeconomica)

Quasi novemila lavoratori sospesi, gli impianti fermi e il rischio che il prossimo stipendio non arrivi senza l’intervento dell’Inps. All’ex Ilva la crisi industriale si traduce in una nuova emergenza occupazionale. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha comunicato l’avvio della procedura per aumentare la cassa integrazione straordinaria dagli attuali 4.450 lavoratori a un massimo di 8.622, su un totale di 9.626 dipendenti. La misura, salvo proroghe, dovrebbe essere applicata fino al 28 febbraio 2027. Una doccia fredda per migliaia di famiglie, arrivata proprio dopo cinque giorni di sciopero a Taranto per difendere il lavoro e chiedere garanzie sul futuro degli stabilimenti.

Ex Ilva, cassa integrazione per 8.622 lavoratori: i numeri degli stabilimenti

Il grosso della nuova cassa integrazione ricadrebbe sul sito pugliese, dove i lavoratori coinvolti potrebbero salire a 6.964 su 7.875. A Genova si arriverebbe a 870 su 917 dipendenti, mentre a Novi Ligure sarebbero 515 su 542. La procedura coinvolgerebbe anche gli altri stabilimenti: 117 lavoratori a Milano, 70 a Racconigi, 45 a Marghera, 23 a Paderno e 18 a Legnaro. Secondo quanto riferito dall’AGI, resterebbero così in servizio appena 1.004 persone in tutta Italia.

Impianti fermi e stop all’area a caldo: cosa succede a Taranto

Dietro la decisione ci sono innanzitutto le scadenze industriali e giudiziarie. L’azienda richiama la necessità di rispettare il decreto della Corte d’Appello di Milano, che impone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto a partire dal 25 ottobre, salvo una diversa decisione della Cassazione attesa dopo il 20 ottobre. Ma il problema non sarebbe soltanto produttivo. Da alcuni giorni, con gli impianti principali in preriscaldo, compreso l’altoforno 2, ultimo rimasto in marcia, Acciaierie d’Italia non starebbe più producendo acciaio. Una situazione che aggrava ulteriormente conti già in difficoltà.

Ex Ilva, rischio stipendi a novembre: l’azienda chiede il pagamento diretto all’Inps

C’è poi un altro segnale che preoccupa: nella comunicazione sulla nuova procedura, la società indica che, ricorrendone i presupposti di legge, chiederà all’Inps il pagamento diretto della cassa integrazione. Finora era l’azienda ad anticipare le somme ai dipendenti il giorno dello stipendio, per poi regolare i conti con l’istituto previdenziale. La richiesta di passare al pagamento diretto da parte dell’Inps sarebbe legata alle difficoltà finanziarie del gruppo. Il rischio, secondo quanto ricostruito dall’AGI, è che il 12 novembre i lavoratori sospesi si ritrovino senza stipendio e senza cassa integrazione, se l’autorizzazione ministeriale non sarà ancora arrivata. Da qui l’urgenza di avviare subito la procedura.

Fiom, Fim e Uilm contro l’aumento della cassa integrazione

Le reazioni sindacali sono durissime. Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil, la richiesta è «inaccettabile sia nel merito sia rispetto ai tempi». I lavoratori, ricorda, hanno scioperato per difendere la continuità produttiva, le manutenzioni e la prospettiva di un’ex Ilva decarbonizzata. «Questa cassa integrazione non tiene conto di quanto ottenuto dai lavoratori nell’ultima settimana», denuncia, annunciando che il sindacato chiederà conto della scelta ai commissari straordinari negli incontri istituzionali.

La Uilm parla di una procedura «inaccettabile e vergognosa per la dignità dei lavoratori». Per il segretario nazionale Guglielmo Gambardella, quasi novemila persone sospese contemporaneamente rappresentano una situazione senza precedenti per dimensioni nella storia industriale italiana. Non bastano più gli ammortizzatori sociali: servono risposte strutturali, strumenti di prepensionamento e incentivi all’esodo volontario per chi ne ha i requisiti. La Fim-Cisl, invece, definisce l’aumento atteso alla luce delle incertezze sulla decisione della Cassazione, ma chiede di migliorare le tutele previste dal decreto del governo e di garantire continuità occupazionale anche nelle aree a freddo.

Ex Ilva, il governo convoca le parti: gli incontri del 20 e 27 ottobre

Il calendario, intanto, è già fitto. Il 20 ottobre è previsto un incontro al ministero del Lavoro sulle misure per i dipendenti, mentre il 27 ottobre il governo ha convocato le parti a Palazzo Chigi per cercare una soluzione che dia certezze sul futuro occupazionale, industriale e ambientale. Lo sciopero a Taranto, iniziato lunedì, è stato sospeso ieri sera alle 23 dopo cinque giorni di mobilitazione e la rimozione dei blocchi stradali.

Taranto divisa sul futuro dell’acciaieria: lavoro, bonifiche e riconversione

Ma la protesta non finisce qui. Oggi pomeriggio la rete di associazioni e cittadini «Onda del futuro» scenderà in piazza per chiedere la chiusura del polo siderurgico, la bonifica del sito e alternative economiche e occupazionali. Due visioni opposte si confrontano sul futuro di Taranto: chi difende il lavoro e chiede una riconversione industriale e chi ritiene che la fabbrica debba chiudere. Nel mezzo ci sono migliaia di famiglie che aspettano risposte. E che, prima ancora di sapere quale sarà il destino dell’acciaieria, devono capire se il mese prossimo avranno uno stipendio.

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