Webuild accelera su due fronti: finanza straordinaria e cantieri internazionali. Mentre la partita per il controllo di Trevi entra in una fase più concreta, il gruppo guidato da Pietro Salini mette a segno negli Stati Uniti un nuovo avanzamento operativo: è partita la prima Tbm (Tunnel Boring Machine, la talpa meccanica che scava) del Palisades Tunnel Project, segmento strategico dell’Hudson Tunnel Project tra New York e New Jersey.
Una notizia che si inserisce bene nella strategia di Webuild, sempre più orientata alla crescita nei mercati sviluppati e al rafforzamento delle competenze specialistiche nell’ingegneria del sottosuolo.
Opa su Trevi, Webuild alza il prezzo
Sul dossier Trevi il quadro è cambiato rapidamente. Webuild, che a luglio aveva lanciato un’Opa volontaria totalitaria a 4,50 euro per azione, ha portato il corrispettivo a 5,165 euro dopo l’acquisto di un pacchetto del 13,916% allo stesso prezzo. Gli acquisti successivi hanno spinto la partecipazione al 27,86% del capitale e dei diritti di voto. In parallelo, la soglia minima di efficacia dell’offerta è stata abbassata dal 66,7% al 50% più un diritto di voto. Il periodo di adesione resta aperto fino al 20 novembre, salvo proroghe.
La combinazione fra aumento della quota già posseduta, riduzione della soglia e pagamento cash rafforza, in termini negoziali, la posizione di Webuild nella competizione con Icop. Quest’ultima ha rilanciato la propria Ops a 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi, rapporto che, prendendo come riferimento il prezzo «undisturbed» di Icop del 26 giugno, esprimeva anch’esso 5,165 euro.
La differenza resta però nella natura del corrispettivo: denaro per Webuild, azioni Icop per l’offerta concorrente. Il cda di Trevi ha giudicato il rilancio Icop «non congruo dal punto di vista finanziario». Sul nuovo prezzo Webuild ha invece rilevato che 5,165 euro rientra nei range elaborati dagli advisor, pur collocandosi nella parte bassa: tra 5,1 e 6,1 euro con il Dcf (Discounted cash flow, o flusso di cassa attualizzato) e 4,9-5,7 euro con i multipli di Borsa.
Le sinergie industriali e i conti del gruppo
L’operazione ha soprattutto una logica industriale. Trevi porta competenze nelle fondazioni speciali e nell’ingegneria del sottosuolo che consentirebbero a Webuild di internalizzare lavorazioni oggi affidate anche a terzi e di presentarsi alle grandi gare con una catena del valore più integrata. Webuild stima 80-90 milioni di euro di sinergie di Ebitda annuo a regime e un contributo complessivo al margine operativo lordo di 150-170 milioni, inclusa Trevi.
La dimensione finanziaria del gruppo rende l’operazione gestibile: nel primo semestre 2026 Webuild ha registrato 6,65 miliardi di ricavi, 673 milioni di Ebitda, 110 milioni di cassa netta e 53,7 miliardi di portafoglio ordini. La guidance per l’intero esercizio indica ricavi superiori a 13,6 miliardi ed Ebitda oltre 1,2 miliardi. Sono numeri che spiegano perché Trevi venga considerata non una semplice acquisizione finanziaria, ma uno strumento per aumentare controllo e marginalità nell’esecuzione delle grandi opere.
Stati Uniti, al via lo scavo del Palisades Tunnel
Dagli Stati Uniti arriva intanto un segnale coerente con questa impostazione. Lane, controllata americana di Webuild, insieme a FlatironDragados e Spc ha avviato lo scavo meccanizzato del Palisades Tunnel Project. Il contratto vale complessivamente 466 milioni di dollari, con una quota Lane del 35%. Comprende circa un miglio di due gallerie gemelle sul lato del New Jersey. È il primo contratto di tunnelling meccanizzato assegnato dalla Gateway Development Commission nell’ambito dell’Hudson Tunnel Project da 16 miliardi di dollari.
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