Una centrale idroelettrica che dialoga con una batteria e diventa, agli occhi del mercato elettrico, un unico impianto flessibile e reattivo. È l’idea alla base di BESS4HYDRO, il progetto inaugurato ieri da Enel nell’impianto di Dossi, a Valbondione, nel cuore delle Orobie bergamasche. Si tratta del primo caso in Europa in cui una batteria al litio viene fatta funzionare in sinergia con una centrale idroelettrica a bacino, gestita come un’unica unità produttiva.
Il funzionamento è tanto semplice quanto innovativo: la centrale, da 44 MW, lavora insieme a un sistema di accumulo da 4 MW con due ore di autonomia, che agisce come un secondo bacino, virtuale. La batteria interviene nei momenti di maggiore variabilità della domanda, permettendo alla turbina di lavorare in condizioni più stabili ed efficienti, senza dover aprire e chiudere continuamente le paratie per inseguire le richieste della rete.
I benefici, secondo i dati diffusi da Enel, sono concreti: un recupero di produzione energetica pari a circa l’1% annuo, equivalente a 1,5 GWh, una migliore gestione delle risorse idriche con meno sprechi d’acqua, e un aumento di oltre il 30% dei volumi destinati ai servizi di rete. A questo si aggiunge un allungamento della vita utile degli impianti, meno sollecitati da manovre repentine.
All’inaugurazione erano presenti il Capo segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Giorgio Centurelli, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, la presidente e ceo di Enel Italia, Francesca Gostinelli, il responsabile Innovazione di Enel, Nicola Rossi, la docente dell’Università di Padova Giovanna Cavazzini e la project adviser della Commissione Europea per l’Innovation Fund, Annachiara Vercellin.
«La Lombardia si conferma regione leader nell’idroelettrico», ha detto il presidente Fontana, ricordando come la Regione sia stata tra le prime a spingere per i cambiamenti legislativi che hanno favorito questo tipo di investimenti. Per Fontana l’idroelettrico resta «una fonte rinnovabile e modulabile», capace di generare sinergie con i territori e di contribuire all’indipendenza energetica del Paese.
Il progetto ha ottenuto il finanziamento europeo Innovation Fund e il sigillo STEP (Strategic Technologies for Europe Platform), oltre a un posto nell’Innovation Playbook del World Economic Forum, che lo cita tra i cento casi innovativi replicabili a livello globale. Non è un dettaglio marginale: il modello sviluppato a Valbondione potrebbe infatti essere esteso fino a trenta impianti a bacino tra Italia e Spagna, per un potenziale complessivo tra 100 e 200 MW di sistemi di accumulo installati su circa 3 GW di asset idroelettrici già esistenti.
Il tema, del resto, riguarda un pezzo importante del sistema energetico nazionale. L’idroelettrico italiano vale oggi circa 21,3 GW di potenza installata e quasi 41,3 TWh di produzione annua, pari a circa un terzo della generazione rinnovabile del Paese. Enel, in questo comparto, controlla quasi 13 GW in Italia – circa il 60% della capacità nazionale – con 16 TWh prodotti e oltre 500 impianti attivi, all’interno di un parco idroelettrico globale che sfiora i 28 GW e i 59 TWh annui.
Con BESS4HYDRO, sottolinea l’azienda, l’idroelettrico tradizionale compie un passo verso un modello ibrido e digitale, pensato per rispondere più rapidamente alle oscillazioni della rete elettrica in un sistema energetico sempre più basato su fonti rinnovabili non programmabili come sole e vento.
Il progetto nasce infatti in un contesto in cui la crescita di impianti eolici e fotovoltaici rende sempre più difficile bilanciare in tempo reale domanda e offerta di elettricità. Gli impianti idroelettrici, storicamente considerati una fonte «flessibile» per eccellenza, hanno comunque dei limiti fisici legati alla gestione delle turbine e dei bacini: affiancare una batteria significa poter intervenire con tempi di risposta molto più rapidi, senza gravare sull’infrastruttura idraulica.
Per Enel, che negli ultimi anni ha investito in diversi progetti di integrazione tra fonti rinnovabili e sistemi di accumulo, Valbondione rappresenta quindi un banco di prova destinato, se i risultati saranno confermati, a diventare uno standard applicabile su scala molto più ampia, in Italia come all’estero.
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