- Teresa Ribera non modifica i termini: «Al settore serve prevedibilità». Chiusura pure su anticipo al 2025 delle verifiche chiesta da Roma.
- Il responsabile energia Fi: «Il nuovo commissario vuol puntare solo sui veicoli a batterie, per l’Italia, che è un’eccellenza nei biocarburanti, sarebbe un disastro».
Lo speciale contiene due articoli
Da quando ha iniziato a circolare, ormai parliamo di diversi mesi fa, il nome di Teresa Ribera alla guida della transizione energetica europea è apparso come uno dei peggiori potenziali successori del già disastroso olandese Frans Timmermans. Le politiche verdi senza se e senza ma di mister Green deal sono univocamente considerate il motivo principale del voto europeo di giugno che ha punito severamente i socialisti (il partito di Timmermans appunto) a favore delle forze politiche che hanno messo nel mirino le contraddizioni e i rischi della transizione ecologica.
Ovviamente Bruxelles non ci ha pensato nemmeno a prendere in considerazione la volontà delle urne e così lo spauracchio è diventato bene presto realtà. A metà settembre la Von der Leyen ha ufficializzato la decisione di affidare la seconda fase del Green deal alla anti-nuclearista spagnola che era balzata agli onori delle cronache nel 2023 quando aveva organizzato l’arrivo al vertice sul clima dell’Ue in sella a una bici. Tutto a favore di telecamere, ovviamente. Peccato che l’allora ministro iberico fosse accompagnato da due auto blindate della scorta. E pare, ma qui bisogna fidarsi della versione della stampa locale, che abbia pedalato solo per gli ultimi 200 metri. Una sgambata che gli è costata sfottò bipartisan.
Ma quella messinscena gli ha portato bene visto che oggi è diventata il commissario in pectore (manca il sigillo parlamentare) più importante. Oltre al Verde ha ricevuto infatti anche l’altra importantissima delega all’Antitrust.
E se qualcuno si aspettava che nelle prime dichiarazioni l’ex titolare della Transizione di Madrid avrebbe provato a smussare gli angoli e a dare qualche soddisfazioni agli elettori che chiedono un radicale ripensamento degli obiettivi ecologici Ue, ieri si è rassegnato e ha davvero capito che aria stia per arrivare a Bruxelles.
La Ribera ha infatti risposto per iscritto alle domande della Commissione. E anziché fare passi indietro ne ha fatti in avanti. Messa al bando ai motori termici (diesel e benzina) dal 2035? C’è chi auspica un allungamento dei termini e chi spera almeno che ci sia un check (fase di controllo) anticipato dal 2026 al 2025. Ma la nuova lady green non la vede allo stesso modo.
«Quella scadenza», ha chiarito la vicepresidente esecutiva designata che nella prossima Commissione, «dà prevedibilità a investitori e produttori e rappresenta un elemento chiave del più ampio disegno europeo di raggiungere le emissioni zero entro il 2050». «Il tagliando del regolamento in vigore», ha rincarato la dose il nuovo commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra, «avverrà come previsto nel 2026».
Sembra di sentire l’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, che nella recente audizione al Parlamento italiano ha prima dato la colpa alle regole Ue sulle auto elettriche se Stellantis sta attraversando il peggior periodo della sua storia in termini di produzione e vendite. E poi ha detto (unico manager delle case automobilistiche dell’Unione) che non chiederà una revisione dei termini perché il settore ha bisogno di certezze. Peccato che intanto l’industria dell’auto stia morendo.
Sembrano, quindi, quasi naturali le reazioni dei partiti di maggioranza in Italia ma non solo che stanno infatti alimentando lo scontro politico tra i socialisti e le destre e le minacce di veti incrociati sulla nuova squadra di Ursula. Nelle sedici pagine di risposta alle domande scritte degli eurodeputati (l’audizione ci sarà il 12 novembre) il successore di Timmermans non lesina artifici retorici, «il mio impegno è per una gestione responsabile dell’ambiente che sappia tenere per mano, come indicato anche dall’ex premier Mario Draghi, l’economia e l’industria», ma quando si torna sul concreto sono dolori. Soprattutto per l’Italia.
Nelle sue repliche, la nuova lady green ha fatto intendere che oltre all’elettrico saranno gli e-fuel a ricoprire una posizione di rilievo da definire durante la revisione del regolamento. Nessuna menzione, quindi, a un possibile ruolo anche per i biocarburanti sui quali l’Italia vanta una leadership indiscussa. Peggio di così.
Il problema è che il 12 novembre, nell’atto finale per la composizione della nuova Commissione, la Ribera sarà interrogata da ben otto commissioni parlamentari. Tremiamo al solo pensiero di quello che potrebbe ancora dire.
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