Toccherà al mite Gilberto Pichetto Fratin fermare «il genocidio di massa». La piccola delegazione di ecoattivisti di Ultima generazione che ieri ha incontrato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica non ha risparmiato le immagini forti per affrontare il tema dei cambiamenti climatici.
L’incontro con l’apocalisse green, andato in scena al ministero nel primo pomeriggio, non è andato benissimo: troppa la distanza nei contenuti e nei toni, anche se ha segnato l’apertura di un qualche dialogo. Pichetto ha invitato i giovani al realismo e ha chiesto che non siano più imbrattati i monumenti. Insomma, il minimo. Ma è stato un pomeriggio vagamente surreale, iniziato con la perla assoluta di una delegata che non è potuta entrare al ministero perché destinataria di un foglio di via che le impedisce di entrare a Roma.
Alla fine di giugno, il ministro di Forza Italia aveva dato la propria disponibilità a discutere dei temi ambientali con i giovani che nell’ultimo anno hanno monopolizzato il dibattito sul cambiamento climatico con varie proteste, compresi i blocchi stradali e gli imbrattamenti. Pichetto, anche nei giorni scorsi, aveva ribadito che per lui l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero è sacro e aveva quindi invitato gli attivisti, non senza però mettere in chiaro in una lettera aperta che «non possono essere portatori della verità, soprattutto se rappresentano le loro idee con il metodo della violenza». Il riferimento alla «violenza» non è stato preso benissimo da Ultima generazione, ma l’occasione di andare a fare una bella predica a un ministro della Repubblica, per giunta di un governo di centrodestra, era troppo ghiotta per stare lì a sottilizzare.
All’incontro si sono presentati in quattro, ma dal ministro sono entrati in tre. Un’attivista, Beatrice Pepe, si è vista consegnare un foglio di via obbligatorio che le impedisce di entrare a Roma per un anno, a causa di un blocco stradale al quale aveva partecipato. Superato l’incidente di percorso, i suoi tre compagni si sono seduti al tavolo con il ministro e gli hanno consegnato una proposta di legge per la cancellazione dei Sad, i sussidi alle aziende del fossile, che sarà presentata a settembre. La delegazione di Ultima generazione ha chiesto al governo di attivarsi per quella «che non è solo una crisi climatica, ma un problema sociale, economico e lavorativo». Visione più che corretta, a patto di tenere a mente che anche molte delle ricette green proposte, a cominciare da quelle in sede europea, hanno rilevanti ricadute su occupazione, costi per le famiglie e libertà di movimento. Gli ambientalisti si sono giocati anche le recenti parole del presidente Sergio Mattarella, che parlando della cosiddetta crisi climatica aveva affermato: «Occorre avere la consapevolezza che siamo in ritardo nelle azioni necessarie per invertire il trend». E poi hanno anche approfittato dell’episodio delle lacrime di Pichetto al Festival di Giffoni per chiedere al ministro «preoccupato per i nipoti» che cosa intenda fare di concreto. Insomma, qualche tono inquisitorio nello stile di Greta Thunberg c’è stato, ma questo certo il ministro se lo sarà aspettato, quando ha deciso di legittimare politicamente come interlocutori i ragazzi di Ultima generazione. E c’è stato anche qualche tono apocalittico, con uno dei tre giovani che ha parlato nientemeno che di «genocidio di massa». Un’espressione che, se presa alla lettera, richiederà il tribunale penale internazionale per i governanti che non fanno niente per l’ambiente.
Pichetto Fratin, però, di sicuro scamperà alla Norimberga green e non ha preso male né il comizietto né le inquisizioni. Anzi, al Tg1 ha ribadito che voleva incontrare questi ragazzi «per ascoltare le loro posizioni» e ribadire che «i monumenti non si imbrattano, perché sono un patrimonio di tutti, vanno conservati». Non solo, ma il ministro si è detto disponibile a incontrare nuovamente i rappresentanti di Ultima generazione «a condizione che non continuino a imbrattare il patrimonio artistico nazionale». Insomma, per Pichetto l’importante è non delinquere, poi lui riceve tutti. Chissà se il suo collega delle Infrastrutture, Matteo Salvini, farà lo stesso con i No Tav della Valle di Susa, mettendo ovviamente come condizione che la smettano di picchiarsi con la polizia.
Al termine del faccia a faccia, comunque, gli eco-attivisti non hanno fatto sconti. Uno dei tre delegati, Alessandro Berti, ha raccontato: «Ci siamo sentiti ascoltati, ma abbiamo visto un ministro e un governo che sta facendo passi troppo piccoli per la situazione di emergenza e che non sta andando alla velocità necessaria ad arginare questa crisi. Non siamo soddisfatti della velocità con cui il governo sta portando avanti misure insufficienti». Berti ha anche assicurato che le non meglio precisate «azioni» del movimento «andranno avanti finché non ci sono scelte politiche nette». Intanto la loro proposta di legge per l’abolizione di quei 5 miliardi di sussidi dovrebbe confluire dopo l’estate in una legge più ampia, insieme a Sinistra e Verdi, M5s e Pd. Quest’anno, l’autunno ci regalerà il Fronte dell’apocalisse.
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