Da oggi partono le iscrizioni alla terza edizione di Open gate, l’iniziativa di Sogin che permetterà, nel fine settimana del 13 e 14 aprile, a 3.000 cittadini di conoscere le modalità e le tecnologie adottate nello smantellamento delle centrali nucleari italiane. L’ad Luca Desiata, incaricato di liquidare le centrali: «Servono un deposito per le scorie e risposte rapide».

Il 2018 è stata la migliore annata per Sogin, la società pubblica interamente partecipata dal Mef, che si occupa dello smantellamento delle 4 ex centrali nucleari di Trino, Caorso, Latina e Garigliano, oltre a gestire il decommissioning degli ex impianti di ricerca Enea per il ciclo del combustibile di Saluggia, Casaccia, Rotondella e la gestione di tutti i rifiuti radioattivi. Con un solo «neo» a carico, però, della politica: il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi ancora da decidere. Unica società con competenze nucleari, Sogin ha chiuso il 2018 con un utile netto tra i 4 e i 5 milioni, leggermente superiore al 2017 e con un volume di attività di decommissioning degli impianti nucleari per 80,4 milioni di euro, in crescita del 41% rispetto alla media storica 2010-17, di cui 1,7 milioni di euro di attività svolte direttamente dalla società.

Si tratta del miglior risultato in termini economici dal 1999, nascita della società. «Abbiamo perseguito l’efficienza operativa e ottenuto una significativa riduzione dei costi, incrementando le commesse verso terzi e sviluppando politiche gestionali per valorizzare i talenti e la parità di genere, con la nomina di 3 direttori donna in un’azienda maschilista, quasi militare», ha spiegato l’amministratore delegato Luca Desiata presentando i risultati del preconsuntivo 2018. «Ora il decommissioning nucleare è pronto a entrare nella sua fase cruciale con lo smantellamento dei reattori».

Altri pilastri del biennio dell’attuale governance sono stati la riduzione del personale e dei costi e le attività verso terzi. A fine dicembre l’organico del gruppo è di 1.173 dipendenti rispetto alle 1.296 unità del 2016; i risparmi hanno fissato i costi di esercizio dello scorso anno a circa 125 milioni di euro (-11% rispetto ai 140,5 del 2015); nelle attività verso terzi, sia in Italia che all’estero, si è registrata un’ottima performance, con la firma di contratti per 35,7 milioni di euro. Ricordando che nel 2019 il budget della Sogin si aggirerà sui 100 milioni di euro, l’ad ha spiegato che «sono in corso negoziati» per ottenere risparmi anche dai contratti con l’estero, che ammontano a 600 milioni: in primis quelli con Gran Bretagna e Francia per il riprocessamento del combustibile nucleare delle centrali dismesse, che dovrà poi essere custodito nel deposito nazionale. Grande impegno anche nella riduzione dell’impatto ambientale delle attività di decommissioning. Risparmi che potrebbero aumentare con la costruzione del deposito nazionale che per Desiata aveva il 2025 come data per l’operatività, che ricorre in vari contratti per il trattamento del combustibile all’estero. «Se arriva il nulla osta alla pubblicazione della Cnapi (carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito) partiamo subito», ha garantito l’ad, aggiungendo che essendo previsti due anni di confronto con le comunità «se un territorio si propone possiamo risparmiare due anni di tempo. C’è la necessità di procedere in tempi rapidi per realizzare un’infrastruttura necessaria per la sicurezza del Paese». Lanciata infine il terzo Open Gate: 3.000 cittadini potranno visitare, il 13 e 14 aprile, le centrali nucleari in dismissione.


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