Studenti in manifestazione a Torino il 7 novembre 2026 contro il caro vita, il riarmo, il precariato e i tagli all’istruzione e alla sanità
Un corteo studentesco contro il caro vita, il riarmo, il precariato e i tagli all’istruzione e alla sanità a Torino, il 7 novembre 2026 (Ansa)

Saranno stati i primi freddi, la voglia di passare un weekend in panciolle o le misure cautelari calate nei giorni scorsi sui militanti più violenti del team di Askatasuna, ma le manifestazioni di ieri, anche a Bologna e a Torino che dovevano essere le piazze più calde, sono andate in scena in tono minore. Percorsi preavvisati alle questure, niente scontri e slogan sempre più vaghi.

A Bologna la marcia non si è proprio tenuta: gli organizzatori (la sezione locale di Italia in Piazza) questa volta avevano preso accordi con la questura per spostarsi dalle piazze (dove era andata in scena la guerriglia negli scorsi week end) nella più defilata zona dello stadio.

Evidentemente alla «jeunesse en colere» (come si appellano i collettivi in questo periodo per richiamare le proteste francesi) il palco – molto meno visibile rispetto alle vie del centro – non interessava e, così, facinorosi e antagonisti hanno dato buca. Risultato: poche persone in presidio fisso per protestare contro il caro vita e niente altro.

Bologna e Torino, piazze meno partecipate

Anche a Torino è stato un pomeriggio tutto sommato tranquillo, una sfilata di circa 3.000 persone, «guidata» da un trattore in rappresentanza degli agricoltori, che ha scelto come slogan ufficiale una lunga serie di «vaffanculo» lanciati all’indirizzo degli esponenti del governo.

Trieste, bombe carta contro la polizia: tre agenti feriti

A Trieste, invece, venerdì sera era scoppiato il putiferio. Una manifestazione organizzata per ricordare una vicenda drammatica – quasi surreale – avvenuta la settimana scorsa negli stabili del Porto Vecchio, si è trasformata in un atto di violenza collettiva che ha mandato all’ospedale tre agenti tra cui il vicario della Questura, Leonardo Boido, colpito alla testa da una bomba carta.

Teatro degli scontri tra circa 200 manifestanti e le forze dell’ordine sono stati gli ex magazzini del porto dove il 2 novembre sono morti asfissiati due giovani, una ragazza italiana, Marilisa Covasso, di appena 21 anni e un ragazzo marocchino, di 23. I due si trovavano in uno stanzino al primo piano della struttura fatiscente che, da anni, fa da rifugio notturno per i migranti irregolari. Al piano terra alcuni ospiti abituali avevano acceso un fuoco per cucinare, ma le fiamme sono divampate velocemente e i due giovani che si trovavano al piano di sopra sono morti intossicati dai fumi.

La procura di Trieste ha avviato una indagine per omicidio colposo e nei giorni successivi la polizia ha intensificato i controlli e sgomberato una cinquantina di persone dagli edifici abbandonati.

Il tentativo di occupazione dell’ex mercato comunale

Venerdì sera, però, durante il presidio una parte dei manifestanti ha tentato di occupare l’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, uno spazio che secondo le associazioni che assistono i migranti dovrebbe diventare un centro di assistenza. La polizia è intervenuta per impedire l’occupazione ed è partito un lancio di pietre e bombe carta contro gli agenti che hanno faticato a riportare la situazione alla calma.

Il governatore leghista Massimiliano Fedriga ha espresso sostegno alle forze dell’ordine che si sono trovate a dover contenere l’ennesima guerriglia urbana: «Attaccare i servitori dello Stato è semplicemente inconcepibile e non tollerabile in uno Stato democratico», mentre l’assessore regionale alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti, ha puntato il dito contro chi ha trasformato la morte di due persone «del tutto estranee ai temi dell’accoglienza» in una «presunta mancanza delle istituzioni».

La situazione, durante la notte di venerdì è talmente degenerata che anche il Pd è stato costretto a condannare le violenze: «Chi ha organizzato e perpetrato questi atti è fuori dalla dialettica civile», ha commentato la segretaria regionale Caterina Conti.

I controlli a Torino e il corteo a Milano

Tornando invece alle proteste di ieri, anche se alla fine tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, l’allerta fino al termine dei cortei tra le forze dell’ordine era altissima, dopo le ultime settimane di tensione.

A Torino poco prima della partenza del corteo la polizia ha sequestrato 188 chilogrammi di materiale pirotecnico nell’abitazione di un uomo di 44 anni, nell’ambito dei controlli disposti dal questore Massimo Gambino e anche questo probabilmente ha scongiurato il peggio.

La manifestazione è partita puntuale, alle 15, da piazza Castello, questa volta era stata preavvisata in questura e data e ora erano state decise dagli studenti del Campus Luigi Einaudi, occupato dal 26 ottobre.

Per rappresentare la protesta contro il carovita un gruppo di partecipanti al corteo, mascherati, ha dato fuoco simbolicamente ad alcune bollette portate da casa, l’ex sindaca Chiara Appendino è stata presa di mira al grido «fuori gli sciacalli dal corteo», mentre in piazza Repubblica, uno degli organizzatori ha preso il microfono e incitato i presenti per diversi minuti parlando (esclusivamente) in arabo.

Qualche petardo lanciato quando la marcia era in dirittura d’arrivo, ma il corteo si è concluso regolarmente in piazza Crispi intorno alle 19. A Milano la manifestazione era organizzata dall’Associazione palestinesi in Italia contro «la guerra e il genocidio, l’ imperialismo e il sionismo» e c’erano 600 persone.

Intanto in piazza Principessa Clotilde, manifestavano gli Studenti col tricolore con l’intenzione di mostrare una alternativa alle contestazioni violente: «Come generazione di questa città percepiamo il carovita e l’assenza di un futuro ma non ci pieghiamo alle contestazioni violente». Cortei senza scontri anche a Genova, Firenze, Udine e Lecce.

Da non perdere