Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è finito nel mirino degli hacker. Secondo quanto riferito, da almeno due settimane il gruppo filorusso «Noname057(16)» ha pubblicato i dati personali del vicepremier e dei suoi familiari, offrendo anche pagamenti per qualunque notizia li riguardasse
«Non mi farò intimidire in nessun modo. Continuerò a lavorare per difendere il mio ministero e l’Italia, rafforzerò sempre più i legami e la collaborazione con i nostri alleati per proteggerci insieme», ha scritto su X il titolare della Farnesina. «La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino. Difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione per queste entità criminali è pericoloso».
Tutte le vittime dell’attacco degli hacker filorussi
Oltre a Tajani, gli hacker filorussi hanno inserito una taglia sulle informazioni sensibili di altre 18 persone. Tra questi, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli, il sindaco di Aviano – dove si trova una base militare americana – Paolo Tassan-Zanin.
Bersagliate anche personalità di spicco di altri Stati, come il presidente di Eurojust Michael Schmid, il magistrato di Francoforte Benjamin Krause, il capo della polizia criminale tedesca Holger Münch, e Michael Alexander Martens, giornalista d’inchiesta ricercato da Mosca.
I profili di questi «ricercati» vengono compilati con informazioni dettagliate, tra cui i curriculum, i numeri di telefono privati e gli indirizzi civici delle abitazioni.
La solidarietà di Meloni: «Combattere con massima determinazione la messa in vendita di informazioni»
Il premier Giorgia Meloni ha immediatamente espresso la sua solidarietà al ministro degli Esteri, che in una nota ha affermato la necessità di combattere con la «massima determinazione» la messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni.
«Altrettanto preoccupante è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell’opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione», ha aggiunto.
Anche la Galleria del Brennero nel mirino dei cyber criminali
Intanto, è emerso che un’altra infrastruttura critica, dopo gli aeroporti, è stata soggetta ad un cyberattacco. Il 17 ottobre, degli hacker hanno ottenuto accesso a dati non disponibili al pubblico di Bbt Se, società europea per azioni, responsabile della progettazione e costruzione della Galleria di Base del Brennero.
Stando a quanto riferito dalla società, l’incidente non ha comportato alcun rischio per i lavori in corso e sul fatto sta indagando la polizia postale di Bolzano. Sulla vicenda vige comunque il massimo riserbo e Bbt Se non ha commentato riguardo ad eventuali trattative o pagamenti di riscatti.
Il lavoro degli inquirenti si sta concentrato sul gruppo noto come «Everest», riconducibile agli ambienti della cybercriminalità in lingua russa e specializzato in estorsione internazionale di dati, nella minaccia di pubblicazione online e nella richiesta di denaro in cambio di silenzio.