Da Redipuglia, dove si trova uno dei monumenti più importanti d’Italia, a Bari, dove sorge il Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare, il nostro Paese è ricco di luoghi della memoria.
Lo speciale contiene un articolo e un itinerario di cinque tappe da Nord a Sud.
Military tourism o turismo militare: ebbene sì, esiste anche questo segmento per gli amanti dei viaggi a tema. Un tema scottante forse, pesante, eppure vivo: le macerie sono cumuli di dolore, ma anche possibilità di ricostruzione e rinascita. Il prima diventa la base per un dopo – si spera – migliore.
Il turismo militare non è per anime dark, ma per amanti della storia e analisti del dolore. Perché se c’è qualcosa che accomuna gli esseri umani, questa è proprio la sofferenza, che sia esistenziale o inevitabile conseguenza di fatti storici.
Tra gli adepti del turismo militare figurano – oltre ai militari stessi – gli estimatori della divisa e i patrioti, una specie ormai in via d’estinzione. Parlare di patria oggi, infatti, è quanto mai anacronistico, ma forse è questo il momento giusto per guardare al passato. Non occorrono afflati retorici, ma un’oggettività spietata che aiuti a comprendere soprattutto il presente.
Ma quali sono i luoghi che rendono possibile il turismo militare? I memoriali di guerra, per esempio. E poi i cimiteri, i musei e gli ex campi di battaglia. In realtà non bisogna nemmeno spostarsi troppo da casa per fare del turismo militare: in quasi tutti i borghi e le città esistono monumenti in onore ai caduti. È che la storia militare ci trova spesso distratti da altro: le statue e le targhe «in memoria di» appaiono ai più obsolescenti e fuori contesto.
Le location più famose vedono schierate da una parte l’Europa (protagonista della Prima e della Seconda guerra mondiale) e dall’altra l’Asia, in quanto vittima della bomba atomica. In mezzo, gli altri continenti.
Il viaggio che stiamo per fare toccherà 5 siti militari italiani, da Nord a Sud, con una tappa intermedia nella capitale.
Prima di affrontarlo, è però necessario fare un breve excursus, a titolo di esempio, su alcuni dei siti più famosi del mondo legati ai diversi periodi storici.
Guerre napoleoniche
- Austerlitz (oggi Slavkov u Brna), nella Repubblica Ceca. Qui, nel 1805, Napoleone sconfisse la Terza Coalizione. Per ricordare quella data, venne creato un monumento alla pace che custodisse i resti dei soldati caduti in battaglia.
- Waterloo (Belgio): se ad Austerlitz Napoleone vinse, a Waterloo perse in via definitiva. Lo ricordano il Monte del Leone (eretto dal governo come memoriale di guerra) e il campo di battaglia vero e proprio, con i suoi 5 punti di osservazione panoramici sui luoghi più importanti del combattimento.
Grande guerra
- Ypres, città delle Fiandre, tristemente famosa per aver dato il nome al gas usato qui dai tedeschi: l’iprite. Oltre al cimitero di Tyne Cot, esistono anche un museo dedicato alla I Guerra Mondiale (In Flanders Fields) e il Menin Gate, monumento che commemora i soldati del Commonwealth britannico.
- Caporetto (oggi Kobarid), in Slovenia, famosa per la disfatta delle truppe italiane, che persero nell’omonima battaglia contro gli austriaci. Oggi si possono visitare, tra le altre cose, il Sacrario militare e il museo della Prima Guerra Mondiale.
Seconda guerra mondiale
- Hiroshima e Nagasaki, con i loro musei-memoriali della bomba atomica. All’interno di entrambi i siti esistono, oltre ai relativi musei, un parco e diversi monumenti, ogni anno protagonisti di cerimonie commemorative.
- La Polonia: si pensi a Danzica, dove tutto ebbe inizio. Oltre a Westerplatte (il luogo-simbolo), esistono anche il Monumento ai Difensori dell’Ufficio Postale, il cimitero sovietico e l’edificio della Gestapo. Altri tristi esempi sono il campo di concentramento di Kraków-Płaszów e il ghetto ebraico, sempre a Cracovia.
Altre guerre europee
- La Guerra dei Trent’anni, che dilaniò l’Europa dal 1618 al 1648 e che portò alla trasformazione del Sacro Romano Impero in uno stato moderno. Si divide in fase boema, danese, svedese e francese. Tra i luoghi di guerra ricordiamo dunque la svedese Lützen e la tedesca Rothenburg ob der Tauber. In quest’ultima, nel periodo di Pentecoste, viene commemorata la «bevuta del borgomastro»: la storia racconta che la figlia di quest’ultimo, per far desistere il generale svedese Tilly dal distruggere la città, gli avesse offerto un enorme boccale di birra.
- Le Guerre dei Balcani. Una delle città che testimoniano con vivido orrore quello che successe negli anni ’90 è Mostar, in Bosnia ed Erzegovina. Una città che da un lato è un cimitero vivente (le lapidi non si contano e molti palazzi sono stati lasciati volutamente nel loro stato di devastazione), dall’altro ha ricostruito se stessa sulle macerie di una trentina scarsa di anni fa (si pensi al ponte Stari Most, interamente rifatto dopo la sua distruzione). A Mostar esiste anche il Museo della Guerra e delle Vittime di Genocidio.
Una piccola considerazione sul turismo militare: bisogna prendere atto che alcuni luoghi possano sollecitare morbosità e voyeurismo.
Negli ultimi anni, complici i social, si assiste infatti a un fenomeno di pessimo gusto: i selfie all’interno dei campi di concentramento. Basta aprire Instagram per rendersi conto di quello che, oltre che un malcostume, si presenta – al di là degli intenti – come un’offesa alla memoria.
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