La testimone oculare scagiona i libici: «Nessuno lasciato affogare in mare»
Ansa
  • Domani la cronista tedesca Nadja Kriewald manderà in onda il video sull’operato dei guardacoste: «Dalla barca non ho notato altri gommoni». Leu: «È un depistaggio». La Open Arms rifiuta le cure in Italia alla sopravvissuta: «C’è Salvini».
  • «Quanto godete per le vittime?» Il Viminale alla fine querela Roberto Saviano. La scelta dopo l’ennesimo insulto sui social. Sergio Mattarella: «Accoglienza irrinunciabile».
  • La Farnesina chiude i porti a Sophia. Enzo Moavero Milanesi scrive a Federica Mogherini: «Non saremo l’unico punto di sbarco della missione». La Tunisia vieta l’attracco a una nave commerciale che ha recuperato 40 immigrati.


Lo speciale contiene tre articoli.

Con la coda tra le gambe e, soprattutto, la profuga camerunense Josefhine al riparo da eventuali domande delle procure italiane, la nave di Proactiva Open Arms da ieri veleggia alla volta della Spagna. E dire che sia il porto di Catania che Malta avevano concesso l’attracco alla Ong iberica, affinché sbarcasse la donna salvata dall’annegamento. Invece l’organizzazione umanitaria ha preferito fare rotta verso Ovest, perché a suo dire «approdare in un porto italiano presenta molti fattori critici: il primo sono le parole del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha definito bugie e insulti» le denunce di Open Arms nei confronti della guardia costiera della Libia. Denunce smentite sia dal Viminale, sia da una giornalista tedesca, Nadja Kriewald, che era a bordo della motovedetta di Tripoli insieme al reporter libico Emad Matoug e che domani trasmetterà il video delle operazioni di salvataggio sul canale N-Tv. La Kriewald, raggiunta dal quotidiano Il Messaggero, aveva sostenuto che nessun uomo era stato abbandonato in mare dai militari libici.

Ma facciamo un passo indietro per ricostruire gli eventi. Lunedì 16 luglio, dopo aver ricevuto segnalazioni da un mercantile, la guardia costiera della Libia, che alla fine del mese scorso ha ufficializzato la sua Sar (la zona di ricerca e soccorso di sua competenza), si mette in moto per prestare aiuto a un barcone di 158 naufraghi a circa 26 miglia da Homs. A bordo della motovedetta ci sono anche la Kriewald e Matoug, che filmano la scena. La mattina dopo, alle 7.30, l’imbarcazione di Open Arms avrebbe intercettato un relitto: tra i rottami, i volontari hanno trovato il corpo di una donna e di un bambino, mentre un’altra donna, ancora viva, è stata tratta in salvo.

Da quel momento, partono le accuse del fondatore della Ong, Oscar Camps. Il quale, in un tweet, sentenzia: «La Guardia costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria, ma non di aver lasciato due donne e un bambino a bordo e di aver affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette». Obiettivo dell’attacco è anche il governo italiano, definito «complice» dei militari della Libia, «assassini arruolati dall’Italia». E la foto di Josephine, la donna del Camerun sopravvissuta tenendosi a un pezzo di legno galleggiante, con lo sguardo vitreo e il volto contratto, fa subito il giro del mondo. Con tanto di star spagnola della Nba, Marc Gasol, a partecipare al soccorso.

Ma la versione proposta dall’organizzazione non governativa spagnola presentava delle incongruenze. Innanzitutto, come ha rilevato Francesca Totolo del Primato nazionale, Proactiva si trovava a circa 110 miglia dal luogo in cui si sono svolte le operazioni di soccorso della Guardia costiera libica. Se fosse vero quanto twittato da Camps, dunque, nel corso della notte un barcone semidistrutto, con i due cadaveri e la ragazza ancora in vita, avrebbe coperto una lunga distanza, per poi imbattersi casualmente nell’imbarcazione della Ong iberica. Forse è per controbattere alle dichiarazioni rese dalla Kriewald al Messaggero, da lui giudicate «un tentativo di depistaggio», che ieri è intervenuto il deputato di Leu Erasmo Palazzotto, anch’egli a bordo della Open Arms: «Mentre una motovedetta girava la scena del salvataggio perfetto con una tv tedesca, un’altra lasciava in mezzo al mare 2 donne ed un bambino. Sono due interventi diversi, uno ad 80 miglia davanti a Khoms e l’altro davanti a Tripoli».

La Verità ha raggiunto telefonicamente la Kriewald, che ha sostanzialmente confermato la propria versione dei fatti. «Io non so se ci siano state altre operazioni di salvataggio in altre zone», ha spiegato la reporter, «ma per quanto riguarda la nostra nave, sono sicura che non ci fossero persone rimaste in mare» e che nelle vicinanze non ci fossero altre imbarcazioni o gommoni. «C’era soltanto una nave, credo si trattasse di un mercantile, che i rifugiati avevano provato a inseguire per salvarsi. Ma era veramente molto, molto lontana. Si vedevano soltanto le sue luci». Alla giornalista di N-Tv abbiamo chiesto come si fossero comportati i militari di Tripoli e se, non trovasse le accuse di Open Arms alla Libia e al governo italiano infondate. «Non lo so, non entro nelle questioni politiche, sono solo una giornalista», ci ha risposto. «Non conosco quello che fanno le altre motovedette. Posso dire solo che il personale della Guardia costiera con cui ho parlato e che ho filmato ha fatto un ottimo lavoro. E ha mostrato una grande umanità nei confronti dei rifugiati. Ma io sono salita solo su questa imbarcazione e non so cosa facciano gli altri».

Certo, la Kriewald ha ammesso che i libici sono costretti a servirsi di mezzi «insufficienti. Quattro motovedette non bastano. A bordo non hanno dottori né equipaggiamenti medici». Le abbiamo domandato se, a suo avviso, i militari di Tripoli siano davvero in grado di gestire la loro Sar. «Non sono un’esperta», ha replicato la giornalista tedesca, «ma in base alle mie impressioni, quelle di una giornalista che cerca di mantenersi indipendente, la Guardia costiera libica fa del suo meglio». E quindi non somiglia affatto alla banda di macellai spietati descritta da Open Arms, che nel frattempo si è allontanata dalla giurisdizione di autorità che potrebbero accertare chi, in questa ingarbugliata vicenda, abbia detto la verità. Non resta che attendere la messa in onda del reportage della Kriewald.

Alessandro Rico


Da non perdere

Zandomeneghi e Degas in mostra a Rovigo
Turismo e viaggi

Zandomeneghi e Degas in mostra a Rovigo

Negli spazi espositivi di Palazzo Roverella, una grande mostra (sino al 28 giugno 2026) mette in dialogo un protagonista dell’arte italiana dell’Ottocento e uno dei nomi più noti della scena europea: Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas.