Intelligenza artificiale: gli esperimenti dell’Europa su cittadini e migranti
Nicoletta F. Prandi

Nell’ultimo libro di Nicoletta F. Prandi, «Effetto Atlantide. Come salvarci dal naufragio digitale» edizioni Bds, ci sono molteplici esempi di come siano soprattutto le istituzioni, in particolare quelle europee, a investire in una tecnologia che spesso può violare la privacy e rivelarsi dannosa per la nostra società.

La veloce avanzata dell’intelligenza artificiale, e di nuove tecnologie sempre più invasive nella nostra vita, devono metterci in allarme per evitare di finire alla fine sommersi, come accadde per Atlantide. C’è questo e molto altro nell’ultimo libro di Nicoletta F. Prandi, «Effetto Atlantide. Come salvarci dal naufragio digitale» edizioni Bds. Giornalista specializzata nella divulgazione dei temi legati all’impatto sociale dell’innovazione e dell’Intelligenza Artificiale, nel libro, oltre a interviste e approfondimenti, ci sono molteplici esempi di come siano soprattutto le istituzioni, in particolare quelle europee, a investire in una tecnologia che spesso può violare la privacy e rivelarsi dannosa per la nostra società. Tra le pagine del libro si possono trovare soprattutto gli esperimenti della Commissione Europea sui migranti che ogni giorno arrivano sulle coste dell’Italia o su semplici cittadini che transitano per i nostri aeroporti.

Per raccontarlo, l’autrice parte dal 4 novembre del 2022, quando quattro navi umanitarie in condizioni precarie (Humanity 1, Ocean Viking, Geo Barents e Mission Life) chiesero all’Italia l’assegnazione di un porto sicuro nel Mediterraneo, Il neoministro dell’Interno Matteo Piantedosi decise infatti di far scendere dalle imbarcazioni solo le persone effettivamente fragili, andando così incontro a critiche di ogni tipo, soprattutto da parte dei vertici della stessa Unione Europea. «Nessuno, però, ha raccontato di come fosse la stessa Commissione Europea, attraverso l’erogazione di 5 milioni di euro di fondi Horizon 2020 nell’ambito del Quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, a lavorare da tempo a un modello di accoglienza selettiva dei migranti, affidato, guarda un po’, a un sistema automatizzato di Intelligenza Artificiale» scrive Prandi nel suo libro. «Si chiama Itflows. Il progetto, definito da Wired «misterioso», è un software denominato EUMigraTool sviluppato da un consorzio di 14 membri (i partner italiani sono tre: Croce Rossa Italiana, Oxfam Italia, Istituto Affari Internazionali) più un’azienda privata, Terracom, e ha scatenato le denunce di associazioni e ONG (Disclose & Access now), preoccupate che gli algoritmi possano penalizzare le persone più fragili».

L’obiettivo ufficiale del software, si legge, «prevedere i flussi migratori e rilevare le tensioni legate all’immigrazione», monitorando le conversazioni su web, social e TV. Nonostante il sistema sia destinato a supportare il lavoro di accoglienza dei first responder, a preoccupare questi ultimi (tranne chi, tra loro, beneficia dei finanziamenti legati al progetto) è il passaggio in cui si spiega che Itflows si occuperà della «distinzione tra chi necessita di protezione internazionale (idonei alla richiesta di asilo) e chi invece, in assenza di vie legali, ricorre a metodi illegali». Non solo. «La Ong Disclose ha avuto accesso ai documenti condivisi internamente con i membri del consorzio e li ha pubblicati sul sito www.disclose.org a luglio 2022». E, si legge ancora nel libro «si evince che non solo il comitato etico del consorzio è al corrente dei rischi di una simile soluzione ma anche che, come scrive lo stesso comitato in un report «l’algoritmo potrebbe spingere alla discriminazione, all’abuso e all’intimidazione degli individui coinvolti, come profughi e richiedenti asilo. Gli stati membri dell’Unione potrebbero utilizzare i dati ottenuti per creare ghetti di migranti».

Ma aggiunge l’autrice, questo non è l’unico caso a matrice europea dove si sviluppano politiche di controllo sui cittadini. «Il Consiglio europeo della ricerca ha voluto e finanziato con 4,5 milioni di euro, sempre nell’ambito del programma Horizon 2020, il progetto IBorderCtrl110, una sorta di macchina della verità per il controllo delle frontiere» si legge nel testo. «Il progetto è stato testato dal 2016 al 2019 da Ungheria, Lettonia e Grecia, in tre aeroporti, e ha previsto l’uso di un sistema di riconoscimento facciale mixato ad algoritmi in grado di ‘svelare’ le emozioni, come strumento di supporto alle forze dell’ordine in servizio negli scali. L’obiettivo dichiarato? Riconoscere 38 ‘biomarcatori dell’inganno’, così da fermare i passeggeri che mentivano circa lo scopo reale del loro viaggio». Il progetto per fortuna è stato fermato. Perché, è stato «dimostrato come non solo le premesse logiche del progetto fossero erronee (a oggi non esiste una tecnologia in grado di riconoscere con assoluta esattezza tutte le gamme di emozioni) ma come il sistema si fosse dimostrato del tutto inaffidabile e viziato da pregiudizi». Ma non è detto che l’Europa si fermerà.

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