L’idea è tanto semplice quanto mostruosa: clonare sé stessi per avere pezzi umani di ricambio. Funziona così: si crea un neonato uguale all’uomo adulto, lo si fa crescere in capsula e poi lo si usa per sostituire le proprie parti del corpo: cellule giovani, tessuti, organi, sangue. Tutto quello che serve.
Servizio organi umani express. À la carte. Se pensate che sia un rischio come quello raccontato da certi film ambientati in un futuro distopico, vi sbagliate: il futuro distopico è il presente. E creare un clone per avere pezzi di ricambio non è un rischio, purtroppo: è una realtà. Una realtà appena annunciata da Bryan Johnson, noto miliardario che insegue l’immortalità: «Mi sono appena clonato da neonato», ha fatto sapere. E poi ha spiegato che «questo piccolo Bryan vive per ora in una capsula» e che sarà usato per «far crescere organi per il trapianto», oppure per «iniettare cellule giovani» o per «testare nuove terapie». Questo, dice il riccone, «sarà l’inevitabile futuro della salute». Proprio così: il futuro della salute. E dire che a noi sembra il presente della malattia. Chissà se inevitabile davvero.
Bryan Johnson ha 48 anni ed è ormai famoso in tutto il mondo come l’uomo che vuole abolire la morte. Per raggiungere questo scopo non bada a spese e avendo un patrimonio miliardario può anche permetterselo. Ha già investito montagne di denari e si cura con attenzione. Prende ogni giorno quaranta pastiglie diverse, si sottopone a terapie con luce rossa, sauna, ossigenoterapia, assume antiossidanti e altri farmaci, compresi quelli normalmente usati per la disfunzione erettile e che a lui, invece, fanno rizzare le speranze di vita. Oltre che l’ego. Ogni giorno viene sottoposto a numerosi esami, tre volte alla settimana gli prelevano il sangue, monitora glicemia e gli altri valori ventiquattr’ore su ventiquattro attraverso dispositivi tecnologici e anelli intelligenti, che citiamo volentieri perché qualcosa di intelligente in questa storia ci deve pur essere. Ovviamente vegano, invece di far colazione con caffelatte e biscotti, come tutti noi, ogni mattina si nutre di proteine della canapa, proteine del pisello e peptidi di collagene. Una goduria, si capisce, ma per diventare immortali bisogna pure far qualche sacrificio, no? Peccato che dopo tutto questo immane sforzo per sconfiggere il deperimento del corpo, Bryan abbia scoperto che il suo corpo deperisce lo stesso. Che ci volete fare? La malattia, a volte, se ne fotte degli anelli intelligenti. E persino dei miliardari stupidi.
«Sono malato», ha annunciato qualche settimana fa l’uomo che si reputava il più sano del mondo. E ha raccontato di avere la gastrite autoimmune, una malattia incurabile, che evidentemente s’è fatta beffe della quaranta pastiglie al giorno, dell’ossigenoterapia e persino delle peptidi di collagene. Nonostante questo però, Bryan, continua a essere convinto di poter sconfiggere l’invecchiamento e la morte. «Io rappresento il prototipo dell’uomo che non muore», ha detto in un’intervista a Repubblica, pochi giorni fa, aggiungendo poi che è ora di finirla con questa storiella che «la morte è inevitabile». Lui la morte la sconfiggerà, risorgendo al terzo giorno di proteine alla canapa accompagnate da terapie a luci rossa. Ma per raggiungere questo ambizioso obiettivo ha bisogno dell’aiuto da casa: prima infatti ha costretto suo figlio diciassettenne a donargli il plasma, che si è iniettato. Poi, non bastandogli più la prole esistente, ha deciso di crearsi un neonato ad hoc. Il neonato clone, per l’appunto. Così potrà prendergli non solo il plasma, ma interi pezzi di corpo. Per trapiantarseli. A questo servono i bimbi, no?
E sarebbe quasi divertente questo miliardario che vuol diventare immortale se non fosse per l’impressione che dietro il desiderio di immortalità si nascondano business e segreti inconfessabili, come dimostra il silenzio imposto a tutti coloro che lavorano con lui. Ma soprattutto se con la sua ossessione fattasi clone non ci avesse portato oggi a compiere un altro passo verso l’abisso. Non tanto per il desiderio di essere immortali. Anzi, quello è naturale, fa parte di noi perché l’uomo è creato per l’eterno e dunque è inevitabile che aspiri a qualcosa che vada al di là dei limiti della vita terrena. Il fatto è che l’immortalità non ce la possono dare l’antiossidante e le proteine del pisello. E soprattutto non ce la possiamo dare da soli, per quanti sforzi facciamo. Perché i miliardi permettono di comprare quasi tutto. Ma non il passaporto per diventare Dio.
Ecco: ci spiace per Bryan, e le sue illusioni, più o meno marketing oriented. Ma non diventerà Dio. E non creerà la vita eterna. Al contrario: sta creando l’Apocalisse. Pensateci: da sempre l’uomo aspira all’immortalità. Ma questa è la prima volta che il desiderio di immortalità non sfocia nel desiderio del paradiso ma nella creazione dell’inferno. Perché la clonazione di un neonato, con l’intenzione usarne le parti del corpo come pezzi di ricambio, manco fossero la marmitta e la batteria della nostra auto, questo è: un passo deciso verso l’inferno. Così Bryan mentre vende l’illusione di salvare la vita, in realtà la distrugge. Perché non c’è niente di più vicino alla morte di questo modo di cercare l’immortalità.
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