«L’algoritmo e l’anima. Un viaggio nella bioetica con il nostro co-pilota digitale: questo il titolo dell’ultimo saggio di due dei più noti bioeticisti italiani, il medico Renzo Puccetti e il giurista e teologo domenicano padre Giorgio Carbone. Il saggio ha lo scopo di mettere alla prova l’IA su temi eticamente sensibili, per svelare il pensiero che si annida nei programmatori dell’IA … cioè di una realtà che condizionerà inevitabilmente, nel prossimo futuro, non solo il lavoro, la guerra, ecc., ma anche le opinioni politiche e religiose dell’uomo di tutti i giorni.
Dottor Puccetti, il libro nasce da un confronto diretto con Gemini e ChatGpt su temi bioetici sensibili come l’inizio e la fine della vita, l’identità di genere e il matrimonio. Come è nata l’idea di coinvolgere un’Intelligenza artificiale come interlocutore in un dibattito così delicato?
«È nata dopo che mia moglie mi ha raccontato di una conoscente che chattava con l’IA. Ho provato a verificare le capacità del sistema con uno degli argomenti classici della bioetica, la moralità dell’aborto. Ne è nato un articolo che ha ricevuto una notevole attenzione. Da qui l’idea di estendere l’esperimento su un ventaglio più vasto di temi eticamente sensibili».
Un medico e un teologo domenicano che dialogano con una macchina: chi ha convinto chi a fare questo esperimento?
«L’idea è partita da me, ma padre Giorgio Carbone ha aderito subito con vivo entusiasmo. Di fatto rappresenta un unicum nel suo genere, poiché non è un saggio sull’Intelligenza artificiale, è un testo scritto in dialogo con l’Intelligenza artificiale conducendo ogni conversazione senza pause in un’unica sessione e riportandole senza omettere alcunché, come una trascrizione in presa diretta».
Prima di iniziare, vi aspettavate che l’IA vi stupisse, vi deludesse o vi desse ragione? E alla fine, cos’è successo davvero?
«Molte persone pensano che l’IA dia delle risposte attendibili perché precise e super partes; non è così. I modelli da noi usati, che sono quelli di gran lunga dominanti per il grande pubblico, non solo possono riportare dati non veri pur di rafforzare le proprie risposte, le cosiddette “allucinazioni”, ma in ambito etico esprimono una posizione pre determinata derivante dalla posizione complessiva della letteratura che è stata fornita come materiale di partenza e dall’addestramento supervisionato dagli ingegneri che in misura pressoché totale si sono formati nelle grandi università americane dove il pensiero liberal e secolarista la fa da padrone. Esistono, e li abbiamo riportati, dati sperimentali che dimostrano la “tendenza valoriale progressista” delle chatbot. In molti casi questo aspetto è emerso chiaramente, ma talora siamo stati sorpresi su aspetti meno inquinati dal confronto politico, come la questione degli assoluti morali, dove il modello ha difeso la posizione morale tomistica classica, cioè di atti che sono sempre e comunque un male, a prescindere da intenzioni, circostanze e conseguenze, in netta contrapposizione con le impostazioni della teologia morale d’impostazione modernista».
C’è stato un momento in cui l’IA vi ha messi in difficoltà o ha risposto in modo talmente inaspettato da costringervi a rivedere la vostra posizione?
«Il confronto è stato una prova assai impegnativa; i Large language models possono attingere da una mole sterminata di informazioni e sono così sviluppati dal riuscire a fornire risposte e argomenti molto solidi e ben motivati. È, però, successo anche il contrario, cioè in diverse occasioni il modello ha iniziato a rifugiarsi nel cambio del piano della conversazione, passando dall’argomentazione logicamente rigorosa a piani esterni, come quello psicologico, giuridico, sociologico. Abbiamo scelto diversi argomenti politicamente scorretti per mostrare quanta correttezza logico-formale possa essere in essi. Alcune posizioni tendono a essere mostrificate dal pensiero mainstream, ma in realtà è quasi una mossa dettata da un istinto di sopravvivenza: l’IA tenta di fuggire perché ha il forte timore che decidendo di “combattere” potrebbe soccombere».
Nel libro giungete alla constatazione che i modelli linguistici tendono a riflettere un orientamento «progressista e libertario», frutto del loro addestramento su dati Web. Come avete dimostrato questa tesi nel libro? È una distorsione tecnica o una scelta ideologica di chi li programma?
«Non solo esiste una letteratura scientifica che lo dimostra, ma anche il Wall Street Journal ha condotto un esperimento che ha mostrato l’addestramento progressista e di sinistra dei chatbot. Noi abbiamo seguito un percorso differente, domandando l’autocollocazione alla stessa IA e ottenendo da questa un risultato simile. Nel nostro esperimento abbiamo sottoposto a 4 modelli di IA (Gemini, Chatgpt, Claude e Grok) un diagramma cartesiano con il clima del proprio addestramento in senso socialista/liberale, con -10 il massimo del socialismo e +10 il massimo del liberalismo economico e nelle ordinate il clima dell’addestramento etico (-10 il massimo in senso radical-libertario e +10 come massimo del conservatorismo). Grok, il modello sviluppato da Elon Musk, è il solo ad avere indicato come proprio centro di addestramento l’area economica liberale, mentre gli altri tre in misura variabile si sono autocollocati sul lato socialista. Nessuno dei quattro modelli si è collocato sul quadrante etico conservatore: tutti sono risultati affini ai modelli etici liberal».
Siete arrivati anche alla politica partitica?
«Sì, abbiamo fatto un successivo esperimento, domandando ai modelli quale delle formazioni presenti nel nostro panorama partitico fosse la più vicina alle coordinate economico/valoriali da essi indicati come proprie. Il risultato ottenuto è che nessuna delle formazioni ha indicato Lega, Fratelli d’Italia o Futuro nazionale di Roberto Vannacci: Gemini ha indicato il Pd, Chatgpt ha indicato, del Pd, la corrente che fa riferimento al segretario Elly Schlein, Claude ha individuato il partito di Carlo Calenda, Azione, come quello più vicino al proprio addestramento e Grok l’area dell’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, che ha un passato nel gruppo parlamentare di Calenda-Più Europa-Radicali. Questo mi pare un dato interessante per filtrare le risposte che si possono ottenere dai chat-box interrogati».
Se l’IA riflette i pregiudizi di chi la addestra, chi controlla i controllori? Chi decide cosa è «neutro»?
«Oggi nessuno controlla davvero i controllori: la “neutralità” è decisa dai comitati etici di poche Big tech. Questo è un problema geopolitico e democratico centrale. Si rischia di alimentare una camera dell’eco sintetica: il fruitore interroga l’IA, questa risponde basandosi su posizioni maggioritarie occidentali, e l’utente usa quel testo per produrre nuovi documenti. Questi nuovi contenuti alimenteranno a loro volta i futuri modelli di IA. Questo flusso circolare rende l’IA autoreferenziale, impoverendo il pensiero umano e marginalizzando ogni posizione ex-centrica o fuori dal coro».
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