Giovedì scorso il mercato finanziario è stato scosso da una caduta pesante dei titoli azionari statunitensi, in particolare sul Nasdaq, relativi alle aziende del settore dell’intelligenza artificiale, che – per inciso – io preferisco chiamare «robotica cognitiva».
Venerdì il rimbalzo dei valori c’è stato, ma non di entità sufficiente per sostenere una scommessa su una ripresa certa del settore, cioè su una profezia di profitto rapido dei mega investimenti in atto nel settore senza modifiche al modello di business finora perseguito. Cioè: diffusione di centri dati ad alto impatto ambientale ed enorme consumo energetico.
La causa scatenante del giovedì nero (al netto dei meccanismi automatici che amplificano le variazioni dei titoli azionari) e venerdì incerto è stata la percezione che la nuova maggioranza del partito democratico nel Congresso statunitense – in carica da gennaio 2027 – vorrà sia limitare i centri dati sia imporre regole prudenziali per togliere autonomia ai robot e rallentare il loro sviluppo.
In realtà i dubbi sul settore precedono di qualche mese questo momento elettorale, fatto che ha indotto l’Amministrazione Trump a varare il concetto di «super intelligenza artificiale» dove il «super» implica pieno sostegno politico (cioè soldi) al settore combinato con la promessa di non porre limiti alla libertà di sviluppo innovativo della robotica per ottenere una totale superiorità tecnologica globale per scopi geopolitici.
Il ripensamento del mercato sul settore della robotica cognitiva
Ora, semplificando, il momento finanziario è caratterizzato da un ripensamento del mercato al riguardo della relazione tra spesa di investimento e profitto, nonché sua temporalità, nel settore della robotica cognitiva perché è previsto un minore sostegno politico.
Detto altrimenti, il mercato teme una «sbolla» del settore. Tale timore è già visibile concretamente nella riduzione delle analisi di valore azionario di Anthropic in fase di iniziale quotazione (Ipo) in Borsa. Da qualche mese il mio gruppo di ricerca (Stratematica) sta raffinando uno scenario sulla rivoluzione tecnologica in generale e nel lungo termine, qui un’opinione di visione sistemica sulla situazione contingente.
L’ipotesi di modelli meno costosi e con minor impatto ambietale
In generale, se la sbolla del settore detto si acutizzasse è molto probabile l’accendersi di una nuova bolla della robotica cognitiva basata su modelli meno costosi e centri dati con minore impatto ambientale.
Per esempio, c’è una tecnologia italiana in sperimentazione che per il raffreddamento dei macchinari dei centri dati richiede meno della metà di acqua ora prevista dall’ingegneria, rendendo più eco-sostenibile il sistema.
Inoltre, l’industria cinese (con meno disponibilità di strumenti di massima potenza elaborativa) da tempo offre una robotica cognitiva (ed operativa) più limitata, ma comunque funzionante a costi molto minori, per esempio già allo studio di alcune banche internazionali.
Questa strada meno impattante è attualmente percorsa da centinaia di aziende in formato di start up o ancora piccole – molte in Europa, ma non poche in America – che perseguono una robotica cognitiva più risparmiosa. Se il criterio di minimizzazione dell’impatto e dei costi prendesse piede, questa tipologia di aziende andrebbe in bolla parzialmente sostituiva di quella precedente.
Parzialmente perché i grandi gruppi tech statunitensi comprerebbero tali aziende per modificare rapidamente il loro modello. In sintesi, se ci fosse sbolla, seguirebbe una ribolla della robotica cognitiva più adatta al consenso e alle previsioni di profitto da parte degli investitori.
Il fattore trainante della ricerca militare
Nel settore della robotica sia cognitiva sia operativa (robot fisici autonomi) bisogna poi valutare il traino della ricerca militare in fase di evoluzione della guerra. Questo è massimo dappertutto con finanziamenti già stabiliti e sta perseguendo obiettivi considerati fino a poco fa fantascientifici nei sistemi eso-spaziali, aerei, terrestri, marini e subacquei.
Qui due temi: i tempi di trasferimento dal militare al civile e la quantità di delega alla robotica che deve reagire ad una situazione in microsecondi. Poi bisogna valutare lo sviluppo accelerato della «robotica indagativa» che permette di vedere più cose in tutti i campi della ricerca scientifica. In sintesi, la rivoluzione tecnologica andrà avanti in accelerazione continua.
Il tema della «robotizzazione» del lavoro manuale
La robotica operativa, cioè la costruzione robotizzata di manufatti, tende ad avere limiti di consenso in relazione alla quantità di lavoro umano che disintermedia.
Qui lo scenario preliminare mostra che se all’aumento dell’automazione corrispondesse un incremento del potere cognitivo degli individui via migliore formazione iniziale e continua, i nuovi lavori più evoluti generati dalla rivoluzione tecnologica bilancerebbero quelli cancellati dalla sostituzione delle braccia. In teoria.
In pratica, la qualificazione sociale richiesta per la nuova età delle macchine intelligenti (era della «cibernazione») potrebbe essere meno rapida del necessario creando le condizioni per una reazione luddista contro lo sviluppo tecnologico in atto. Ma è scenario che si potrà valutare più avanti nel tempo.
Perché il tema tecnologico rimane un tema politico
Per il futuro più vicino la mia opinione, basata sulle ricerche, è che non sia possibile fermare la rivoluzione tecnologica, così come succede con l’irruzione di nuove protesi tecnologiche nei sistemi umani da migliaia di anni (aratro, stampa, computer ecc.).
Pertanto ci stiamo concentrando sulla sua governabilità allo scopo di non farla né esondare né inaridire. Possibile? Nelle democrazie certamente perché ogni azione è suscettibile di bilanciamento. Nei sistemi autoritari invece no e ciò fornisce loro un vantaggio competitivo. Quindi il tema tecnologico rimane un tema politico.
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