Data center a Milano con infrastrutture tecnologiche per la gestione dei dati
Un data center a Milano. La crescita delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale aumenta la domanda di energia e riapre il dibattito sul loro impatto sul territorio (iStock)

La corsa dirompente dell’Intelligenza artificiale sta incontrando il suo primo grande ostacolo. Non si tratta di un eccesso di regolamentazioni governative, né tantomeno di un rallentamento della ricerca, ma di cancellazioni e ritardi nella costruzione delle infrastrutture fisiche che alimentano l’intelligenza artificiale: i data center.

Negli Usa progetti bloccati per 198 miliardi di dollari

Secondo i dati riportati da Bloomberg, che cita Data Center Watch, nei primi sei mesi del 2026 sono stati oltre 100 i progetti bloccati o che hanno subito forti ritardi negli Stati Uniti, per un valore complessivo stimato di circa 198 miliardi di dollari. Il collo di bottiglia, sempre più stretto, sta nel comparto della generazione e della trasmissione di energia elettrica.

La rete americana non è stata progettata per sostenere la crescita esponenziale dei consumi dei data center, e la coda per l’allacciamento alla rete è ormai uno dei principali fattori di stallo. Secondo una ricerca di Goldman Sachs, la domanda elettrica globale dei data center crescerà del 170% tra il 2025 e il 2030, con circa il 60% dell’incremento concentrato negli Stati Uniti.

La rete elettrica non riesce a tenere il passo

Nel Paese risultano in attesa di connessione alla rete progetti di generazione e stoccaggio per circa 2.060 GW, più del doppio della capacità installata esistente, con tempi medi di attesa di circa cinque anni dalla richiesta all’entrata in esercizio. Wood Mackenzie ha identificato nel territorio del gestore di rete PJM Interconnection (il gestore di rete che copre il Mid-Atlantic e parti del Midwest) ben 78 GW di carico da data center già accodati nelle liste di interconnessione, a fronte di soli 36 GW di capacità di generazione accreditata nella pipeline di sviluppo. In pratica la domanda di energia è il doppio dell’offerta.

Proprio su questo punto si innesta la valutazione più severa. Secondo la società di investimento Kimmeridge Energy Management fino alla metà dei data center pianificati negli Stati Uniti rischi ritardi o cancellazioni, non solo per la crescente opposizione politica, ma per la complessità stessa della costruzione di asset fisici. Il conflitto, secondo il co-fondatore e managing partner Ben Dell, è strutturale: «il modello della Silicon Valley si sta scontrando con un vincolo infrastrutturale del mondo reale».

Proteste e moratorie contro i data center

A questo si aggiunge un secondo fronte, altrettanto rilevante, ovvero l’opposizione crescente delle comunità locali, che sta diventando un fattore sistemico, non più solo episodico. Sempre secondo Data Center Watch, in America esistono ormai 843 gruppi di opposizione attivi in 49 Stati, con la sola eccezione delle Hawaii. Addirittura circa 30 assemblee legislative statali hanno introdotto o adottato norme su localizzazione, consumo elettrico e consumo idrico dei data center.

Le amministrazioni locali stanno addirittura introducendo moratorie prima ancora che gli sviluppatori di data center presentino le domande. Una sorta di chiusura preventiva, con i consigli comunali che approvano blocchi temporanei per guadagnare tempo, studiare l’impatto e spesso per scoraggiare del tutto i proponenti.

Le preoccupazioni addotte sono ricorrenti e ormai note: si parte dal consumo elettrico, che può far salire le bollette di famiglie e piccole imprese; c’è poi l’uso dell’acqua per il raffreddamento, con un singolo campus da 100 MW che può consumare fino a 2 milioni di litri al giorno; per finire con il rumore continuo di ventilatori e generatori.

Anche la Lombardia prepara nuove restrizioni

E attenzione, perché il fenomeno non è più solo americano. Anche in Lombardia la Regione sta preparando una stretta sulle regole per i data center, a causa di un boom di richieste e delle crescenti proteste dei cittadini.

La Lombardia punta a ospitare tra 1,5 GW e 2 GW di nuova capacità nei prossimi cinque anni, intercettando tra 10 e 12 miliardi di euro di investimenti. Dopo l’entrata in vigore della legge quadro di giugno, la Regione ha ricevuto oltre 60 domande per progetti per una capacità proposta di circa 11 GW, che da sola consumerebbe circa 90 TWh all’anno, a fronte di una domanda elettrica regionale di circa 65 TWh.

Una cifra chiaramente insostenibile, che ha spinto la giunta regionale a introdurre modifiche alla legge per ridurre il consumo di suolo agricolo, privilegiare aree industriali dismesse, imporre sistemi innovativi di gestione dell’acqua e vincolare l’alimentazione a fonti rinnovabili.

Le prime proteste di cittadini si erano già verificate, come a Rho, appena fuori Milano, lo scorso 3 ottobre, quando oltre 600 persone hanno sfilato in corteo contro i tre data center previsti in città, chiedendo una moratoria sulle nuove autorizzazioni.

La corsa all’IA e i limiti delle risorse fisiche

Insomma, la corsa all’IA non si misura ormai soltanto in parametri, chip e capitali, ma anche in kilowatt, litri d’acqua e soprattutto consenso sociale. Su questo terreno, il modello che ha reso possibile la Silicon Valley (velocità, scala e convinzione che le risorse siano infinitamente disponibili) sta incontrando limiti che nessun algoritmo può aggirare.

Da non perdere

Tecnologia

Musk punta a un’altra frontiera: la telefonia

Il magnate ha comprato licenze per frequenze a bassa banda per 8 miliardi di dollari, in vista dell’espansione di Starlink Mobile La svolta fa tremare i big Usa del settore come AT&T, Verizon e T-Mobile, a picco in Borsa. Ma potrebbe toccare anche l’Europa.