Guerra per carpire i dati degli automobilisti
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Assicurazioni, compagnie di leasing, venditori di pezzi di ricambio: tutti chiedono di accedere alle informazioni che le nuove auto, iper connesse, forniscono ai produttori all’insaputa dei proprietari. È un affare miliardario.

testo inviato venerdì al presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, va dritto al sodo. Chiede a Bruxelles un intervento normativo per spezzare il monopolio dei produttori auto nella gestione degli ormai miliardi di dati e informazioni digitali che le vetture producono e possono immettere online. Inutile dire che le assicurazioni, ma anche il settore dell’assistenza post vendita, dei pezzi di ricambio e del mondo del leasing e del noleggio a lungo termine si prefiggono l’idea di accedere al digitale su quattro ruote per migliorare il servizio, sostenere lo sviluppo green della mobilità e rendere più sicuri i circuiti dal crescente rischio di attacchi cyber.

Dietro la patina della lettera si cela però il grande business delle informazioni e dei dati. Basti pensare che da qualche tempo a questa parte le auto sono telefonini che viaggiano. E portano con sé miniere di informazioni. Non dovrebbero certo essere di proprietà delle case produttrici, ma nemmeno di assicurazioni e società di leasing. Piacerebbe ricordare che dovrebbero essere di proprietà di chi ha sganciato migliaia di euro per comprare l’auto e la guida tutti i giorni. La strada però porta in altre direzioni e non è solo una questione di business dei dati, ma anche di potenziale controllo della società. Per capire dove può andare a parare la guerra appena scatenata dalla lettera è bene fermarsi un attimo e comprendere che tipo di libro aperto sia una vettura smart e digitale.

Negli Usa, grazie alla registrazione della voce recuperata tramite un software di analisi dal sistema multimediale di una Chevrolet silverado, è stato trovato il colpevole di un omicidio irrisolto per anni. Sempre negli Stati Uniti sono state realizzate nel 2021 – come ha riportato Forbes – sia operazioni di polizia per fermare traffici di stupefacenti sia analisi e controlli dei confini basandosi sull’accesso, anche in tempo reale, ai sistemi multimediali delle auto connesse. Come? Alcune compagnie, come Gm, hanno accordi con la Dea che consentono l’invio via satellite di informazioni sul peso del veicolo. Se il dato sfora la forbice mediana, gli agenti possono informare la polizia di frontiera e suggerire il controllo del veicolo. Potrebbe essere carico di cemento, oppure di droga. Non solo, sempre nella primavera del 2021 ha fatto scalpore la notizia degli ufficiali governativi cinesi «invitati» a non utilizzare le Tesla. Non si trattava di banale sciovinismo – «Comprate cinese» – ma di preoccupazione per le auto connesse e ricche di sensori e telecamere interne ed esterne. Come riportato dall’agenzia Reuters, qualcuno si è posto il problema se parcheggiarle o meno negli uffici governativi e, guarda caso, a distanza di un trimestre è arrivata la notizia che Tesla avrebbe realizzato e utilizzato un data centre specifico per tutte le auto e relativi dati dei modelli utilizzati e venduti in Cina.

Oggi un’auto su due che esce dai concessionari è connessa alla rete e unendo sensori, radar, telecamere, Gps e connessione può essere «informata» o se usata male «invasiva» come e più di un telefonino o di un pc. Non ha dubbi Andrea Amico fondatore di una società e della app Privacy4cars dedicata alla tutela dei dati a bordo delle auto che ha dichiarato alla Nbc: «Dire che l’auto è un telefonino su ruote è riduttivo, ha sensori, telecamere, Gps e accelerometri, le auto sapranno anche quanto pesa chi guida, le persone non si stanno rendendo conto di quanto sta accadendo». Inoltre sui sistemi multimediali via bluetooth o connessione diretta transitano email, messaggi, telefonate dei passeggeri, aggiungiamo noi. Nel 2025 le auto connesse online saranno 250 milioni, di queste il 10% addirittura con il 5G. Ciascuna di esse, tanto per avere un’idea, genera per ogni ora di funzionamento 25 giga di dati. Rimane quindi il fatto che telecamere, microfoni e sensori possono «registrare» molte cose più o meno importanti, sensibili, riservate, lecite o illecite. Come, ad esempio capire interagendo con il navigatore e sensori anche dove, come e quando si utilizza abitualmente l’auto. Serve per fare la manutenzione predittiva alla rete di assistenza, ma si potrebbe anche capire se sono stati rispettati i limiti di velocità e il dato potrebbe interessare ad aziende e investigatori, nel caso di dipendenti infedeli, piuttosto che all’autorità giudiziaria per indagini.

Al di là del tema sicurezza e quindi privacy, l’altro lato della medaglia sta nei servizi. La guerra sui dati vale infatti su due fronti. Mettere le mani sulle informazioni e rivenderle sarà un business enorme. Ma anche poter diventare nuovi fornitori di servizi per l’auto sarà una fetta importante dei fatturati. Studi di marketing dimostrano che a breve arriveranno pacchetti mensili da 10 o 20 euro per aiuti alla guida autonoma, servizi digitali e di telefonia. Un po’ come i pacchetti destinati alle utenze domestiche. Una nuova frontiera delle vendite che rende gli automobilisti polli da spennare due volte. Conti della serva solo sui possibili abbonamenti? Dieci euro al mese per 12 mesi e 250 milioni di vetture fanno tanti soldi. Compagnie auto, assicurazioni e società di leasing… tutte a contenderseli.

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