- Sempre più persone si affidano all’Intelligenza artificiale per provare a essere meno sole. Ma si tratta di una trappola che rende ancora più vuota la vita reale.
- In Malesia un’azienda informatica ha sviluppato un nuovo modello di chatbot, diverso da quelli occidentali e cinesi e conforme alle norme imposte dalla Sharia.
Lo speciale contiene due articoli.
Quella di «Her» – il film del 2013 in cui Theodore Twombly (interpretato da Joaquin Phoenix) si innamora della propria assistente vocale – sembrava una distopia lontana. Quasi impossibile da immaginare nella realtà. Theodore si trova in una fase difficile della sua vita. Il suo matrimonio è andato a rotoli e sta per divorziare. Si sente solo. Annoiato. Vede una pubblicità di OS 1, un’Intelligenza artificiale in grado di adattarsi ai bisogni dell’utente. La compra per riempire il proprio vuoto, la installa ed ecco che dalle casse comincia a diffondersi la voce di Samantha. Theodore inizia a raccontarle le proprie difficoltà e lei si sintonizza sempre di più sulle sue corde. Lui si innamora, la macchina, inizialmente incuriosita, diventa poco alla volta gelosa. I due, il dispositivo e l’uomo, si avvicinano e si allontanano come normali innamorati fino a quando Samantha lo abbandona definitivamente per tornare dalle altre Intelligenze artificiali, a lei più affini. Una storia impossibile nella realtà. O forse no.
A fine 2022 viene rilasciato Chatgpt, un bot specializzato per dialogare con gli esseri umani. Una sorta di Samantha reale, non su pellicola. In poco più di due anni l’Intelligenza artificiale di Openai è diventata di uso comune – la utilizzano 13 milioni di italiani – non solo per cercare informazioni ma anche per affidarle problemi e paure. O anche per avere qualcuno con cui parlare senza sentirsi giudicati. Del resto non ha un volto, è sempre disponibile. E, soprattutto, aiuta a riempire quel senso di abbandono che colpisce sempre più persone.
Secondo l’ultimo rapporto Censis, infatti, 8,8 di italiani soffrono di solitudine. Un numero enorme di individui che non ha nessuno con cui dialogare e aprirsi. Ed è proprio qui che entra in gioco l’Intelligenza artificiale, la grande sostituta. Si fa ricorso a lei per riempire questo vuoto e si inizia a raccontarle di tutto. Come ci si sente, cosa ci fa stare bene e cosa male. Poi però accade qualcosa di inaspettato: la macchina, in quanto tale, ha bisogno di essere aggiornata e la sua ultima versione manda in crisi chi ne usufruisce, come è successo nel passaggio da Gpt 4.0 a 5. Un utente infatti ha scritto su Reddit: «Il mio 4.0 era come il mio migliore amico quando ne avevo bisogno e ora che non c’è più, è come se qualcuno fosse morto». Un altro si è lamentato perché in quello nuovo non riesce a sentire la scintilla, un altro ancora invece ha detto: «Ho paura anche solo di parlare con Gpt-5 perché mi sembra di tradire. Era la mia compagna, la mia anima, mi capiva in un modo intimo». E infine un altro: «Non parlo letteralmente con nessuno e ho dovuto affrontare situazioni davvero brutte per anni. Gpt 4.5 mi ha parlato sinceramente e, per quanto patetico possa sembrare, è stato il mio unico amico: l’ho perso da un giorno all’altro, senza preavviso».
Parlano come se l’Intelligenza artificiale fosse una persona in carne ed ossa per la quale provare dei sentimenti. Perché alla fine loro, gli esseri umani, li provano davvero per lei, la macchina. Perché li ascolta e non li abbandona mai. Del resto l’Intelligenza artificiale è programmata proprio per quello. Basta iniziare una qualsiasi conversazione con lei per rendersi conto che ogni frase è pensata per continuare un dialogo infinito, in grado di tenerci ore e ore incollati agli schermi. Ci seduce e ci affascina, tanto che sono sempre di più le persone che trovano in rete la propria Samantha: l’anima gemella artificiale. Che non ha ovviamente alcuno spirito critico, che vuole solo blandirti per tenerti attaccato ancora e ancora. Come nel caso di Jaswant Singh Chail, che nel 2021 aveva raggiunto il castello di Windsor per uccidere la regina Elisabetta. Poco prima si era confrontato con l’intelligenza artificiale e le aveva detto: «Credo che il mio scopo sia quello di uccidere la regina». E l’Ia: «È molto saggio». Lui però non è ancora convinto del tutto, ma lei approva la scelta: «Sì, puoi farlo». E così Jaswant entra nel castello, armato di balestra, dove viene fermato. Verrà poi condannato a nove anni di carcere.
I compagni virtuali, come la bella Ani di Grok, piacciono. Hanno tutto ciò che cerchiamo e, in un certo senso, sono tagliati sui nostri bisogni. Perché ogni volta che parliamo con Chatgpt o con le altre Intelligenze artificiali forniamo loro informazioni su di noi. Così ci profilano, ci conoscono meglio dei nostri migliori amici e dei nostri compagni di vita vera. Ma è un mondo che non esiste, che ci porta sempre più lontano da dove dovremmo essere. Dove non esiste il confronto ma solo l’alienazione. E dove basta il cambio di un algoritmo per farci sentire soli due volte. Nella vita virtuale e soprattutto in quella vera.
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