Lo ha detto il ministro Antonio Tajani in un punto stampa a Bruxelles prima del Consiglio Affari esteri.
Lo ha detto il ministro Antonio Tajani in un punto stampa a Bruxelles prima del Consiglio Affari esteri.
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2026-01-23
Varese, finta rissa per un video trap: via Como nel caos, intervengono carabinieri e polizia
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Un gruppo di giovani blocca la strada in centro per girare una clip musicale: urla, tensione e residenti nel panico. Il blitz notturno finisce con l’arrivo delle forze dell’ordine.
Altro che set cinematografico: per alcuni minuti via Como a Varese si è trasformata in un palcoscenico della paura. Un gruppo di giovani ha bloccato la strada nel cuore della città per girare un video trap, mettendo in scena urla, atteggiamenti aggressivi e movimenti da rissa. Il risultato? Residenti terrorizzati e forze dell’ordine costrette a intervenire in piena notte.
È successo giovedì 22 gennaio, a pochi passi dalla stazione delle Ferrovie Nord, in una zona già segnata da episodi di degrado e tensione. Un van nero si è fermato improvvisamente lungo la carreggiata e nel giro di pochi istanti è stato circondato da decine di ragazzi. Grida, spintoni simulati e gesti minacciosi hanno fatto pensare a un regolamento di conti tra bande.
Dalle finestre delle abitazioni affacciate sulla via, la scena appariva tutt’altro che una fiction. Nessun cartello, nessuna comunicazione preventiva, nessuna autorizzazione visibile. Solo confusione e paura. A rendere ancora più inquietante la situazione, l’atteggiamento volutamente sopra le righe dei protagonisti, che recitavano un copione violento in mezzo alla strada, bloccando il traffico.
Solo osservando meglio si poteva notare un dettaglio fuori posto: le telecamere. Due operatori riprendevano la scena attorno al furgone. Quello che sembrava un episodio di cronaca nera era in realtà il set improvvisato di un videoclip trap, girato da un giovane rapper – pare proveniente dall’area milanese – arrivato a Varese con il suo entourage per “ambientare” la clip in centro città.
Un’idea discutibile, realizzata senza alcun rispetto per chi vive nella zona. I residenti, convinti di trovarsi di fronte a una rissa reale, hanno chiamato il 112. In pochi minuti sono arrivati carabinieri e polizia con sirene spiegate, ponendo fine allo show.
Alla vista delle pattuglie, il gruppo si è dissolto rapidamente: qualcuno ha cercato di fingersi un passante qualsiasi, altri sono scappati verso la stazione. Il van ha tentato di allontanarsi ma è stato seguito e fermato poco più avanti da una gazzella dei carabinieri e da due volanti della polizia.
Nessun ferito, ma tanta rabbia e preoccupazione tra i residenti. Ancora una volta, una zona delicata della città è stata utilizzata come sfondo per esibizioni che nulla hanno a che vedere con la sicurezza o il rispetto delle regole. Un videoclip trap che, per qualche minuto, ha fatto tremare un intero quartiere.
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Ansa
Trump battezza l’organismo internazionale che supervisionerà la «nuova» Striscia. Tra gli europei aderisce Orbán, bizze per l’apertura allo zar. Italia bloccata dalle leggi.
Ieri a Davos, in Svizzera, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha presieduto la cerimonia di firma dello statuto del nuovo Board of Peace, l’organismo internazionale promosso dalla Casa Bianca con l’obiettivo dichiarato di intervenire nei contesti di crisi e, in primo luogo, nella ricostruzione della Striscia di Gaza nel dopoguerra. Alla firma hanno partecipato i leader di Argentina, Ungheria, Indonesia, Arabia Saudita, Turchia e altri 14 Paesi.
Nel suo intervento, Trump ha rivendicato l’ampiezza dei poteri del futuro Consiglio: «Una volta che questo comitato sarà completamente formato, potremo fare praticamente tutto ciò che vogliamo», ha affermato, precisando che l’azione avverrà «in collaborazione con le Nazioni Unite». Tuttavia, al momento, Russia e Cina non hanno accettato l’invito ad aderire. Anche alleati storici degli Usa, come Regno Unito e Francia, hanno espresso forti riserve, temendo che il nuovo organismo possa legittimare regimi autoritari, incluso quello del presidente russo Vladimir Putin.
Nei giorni precedenti alla cerimonia, anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si era detto contrario sia al Board of Peace sia al Comitato esecutivo incaricato di supervisionare, insieme a un governo tecnico palestinese, il cessate il fuoco e la ricostruzione di Gaza. Secondo Netanyahu, l’assetto previsto lasciava troppo spazio a Turchia e Qatar, Paesi ostili allo Stato ebraico. Nelle ultime ore, tuttavia, la posizione israeliana si è ammorbidita, un cambio di rotta che fonti diplomatiche attribuiscono a pressioni statunitensi. Le perplessità di Londra sono state esplicitate dal ministro degli Esteri Yvette Cooper, che in un’intervista alla Bbc ha detto che l’Inghilterra non aderirà per ora al comitato. Pur ribadendo il sostegno al Piano di pace per Gaza, Cooper ha definito il Board «un trattato legale che solleva questioni molto più ampie», citando in particolare il possibile coinvolgimento di Putin. Analoga diffidenza viene registrata a Parigi, Pechino e Mosca, dove si teme che l’organismo finisca sotto il controllo diretto di Trump, ridimensionando di fatto il ruolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu e il diritto di veto dei suoi membri permanenti.
Anche diversi Paesi più piccoli, che vedono nelle Nazioni Unite il principale forum multilaterale, guardano con sospetto all’iniziativa.
Formalmente, il Board of Peace nasce per coordinare la ricostruzione della Gaza del dopoguerra. Ma lo statuto, redatto dalla Casa Bianca, va oltre: l’obiettivo è «promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate dal conflitto», senza limiti geografici espliciti.
La presentazione politica è stata accompagnata da una forte impronta economica. Dopo l’introduzione del segretario di Stato Marco Rubio, che ha lodato la capacità di Trump di «rendere trattabile ciò che sembrava irrisolvibile», e l’intervento emotivo dell’inviato speciale Steve Witkoff, la scena è stata dominata da Jared Kushner. Il genero del presidente ha illustrato un piano in 20 punti per Gaza con un linguaggio da sviluppatore immobiliare: slide, rendering e titoli come «New Gaza» e «Prosperity» hanno trasformato la pacificazione in un vero e proprio masterplan economico. «La pace è un deal diverso da un affare commerciale», ha spiegato, invitando gli investitori presenti a cogliere le «incredibili opportunità».
Trump ha inoltre chiesto ai Paesi che aspirano a un seggio permanente nel consiglio di contribuire con un miliardo di dollari ciascuno. «Farà il lavoro che le Nazioni Unite avrebbero dovuto fare», ha dichiarato, difendendo l’ipotesi di un ruolo per la Russia. Da Mosca, Putin ha risposto aprendo alla possibilità di versare un miliardo di dollari, a condizione di poter utilizzare beni russi congelati, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.
Nei principali Paesi occidentali lo scetticismo resta diffuso. Anche Germania Norvegia, Svezia e Svizzera hanno già escluso l’adesione, mentre l’Italia di Giorgia Meloni si trova di fatto bloccata da vincoli costituzionali. Altri governi preferiscono attendere, ma il debutto del Board of Peace ha già aperto una frattura significativa nel sistema multilaterale tradizionale.
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La famiglia Trevallion (Ansa)
Il Comune di Palmoli ha già speso 15.000 euro per la residenza protetta che ospita madre e figli, la Regione Abruzzo ne aggiunge 30.000. E slitta la valutazione psicologica decisa dal tribunale: manca il traduttore.
A questo punto si può dire che la tragedia sia degenerata totalmente in farsa. Uno spettacolo grottesco che, però, si consuma sulla pelle di tre bambini e di due genitori devastati da quasi 100 giorni di separazione. I tre figli della cosiddetta famiglia nel bosco sono stati allontanati da casa alla fine di novembre e sono ancora ospitati in una struttura protetta a Vasto. Il loro Comune di provenienza, Palmoli, ha speso finora quasi 15.000 euro per garantire la loro permanenza nella residenza sotto la sorveglianza degli assistenti sociali e della curatrice. Per evitare che a Palmoli vadano in rovina, la Regione Abruzzo ha stanziato fondi per 30.000 euro e già così il quadro è decisamente assurdo.
Come noto, infatti, un imprenditore locale, mesi fa, aveva messo a disposizione uno stabile di sua proprietà, in cui i Trevallion avrebbero potuto stabilirsi gratuitamente in attesa che la loro abitazione fosse rimessa a nuovo. Ma, invece di consentire che la famiglia si riunisse sotto un tetto comune, il tribunale ha deciso di tenerla separata: il padre da una parte, i figli e la madre dentro la casa protetta, a loro volta separati. In pratica, i contribuenti pagano per fare soffrire ancora genitori e figli.
Purtroppo non è finita qui. Oggi, era noto da tempo, avrebbe dovuto prendere il via la perizia psicologica sui genitori richiesta dal tribunale e affidata all’esperta Simona Ceccoli. Sono settimane che questa data è fissata, eppure le istituzioni sono riuscite in un miracolo: l’inizio della valutazione psicologica è stato ulteriormente rinviato. Motivo? Manca il traduttore che dovrebbe mediare fra la psicologa e i genitori. Il risultato è che la perizia partirà probabilmente la prossima settimana. E così siamo arrivati alla fine di gennaio senza nulla di fatto. A ciò va aggiunto che la Ceccoli avrà a disposizione 120 giorni per svolgere il suo complicato lavoro. Poi ci saranno valutazioni ulteriori ed è facile fare due conti: a meno di sorprese che non sembrano essere all’orizzonte, la famiglia nel bosco ha ancora davanti lunghi mesi di separazione. Mesi costosi, che se va avanti così dovranno continuare a pagare i contribuenti abruzzesi.
«Desta allarme una dilatazione, incomprensibile, dei tempi indicati per l’inizio delle operazioni peritali», ha detto al Centro l’avvocato Danila Solinas, difensore dei Trevallion, «giacché gli stessi rischiano di risultare disancorati e, anzi, ampliare il dramma che quotidianamente vive questa famiglia per la quale ogni singolo giorno trascorso è un giorno di dolore che si aggiunge». L’avvocato ha pienamente ragione; è possibile che si continui a prolungare l’agonia di questa famiglia per ragioni così stupide? Davvero non era possibile trovare un traduttore che si presentasse nel giorno stabilito visto che c’erano settimane a disposizione?
Ora l’associazione Sos utenti fa sapere di essere disposta a fornire gratuitamente la collaborazione di una persona titolata. L’interprete individuata si chiama Paola Pica, dalla provincia di Teramo, «già consulente e traduttrice nei tribunali di Roma e provincia, nonché insegnante di lingua italiana presso varie ambasciate straniere». Chissà, magari si sarebbe potuta coinvolgere prima questa associazione per evitare di perdere tempo.
Per altro non è nemmeno la prima volta che accade qualcosa di simile. Anche con la maestra ci sono stati problemi. Ne era stata individuata una, poi non si è presentata nel giorno stabilito e la tutrice Maria Luisa Palladino ne ha dovuta reclutare un’altra. Nel frattempo, i piccoli sono rimasti da novembre a gennaio senza istruzione: ben peggio di quanto accadeva quando stavano a casa con i genitori. Senza contare che la stessa curatrice e, in seguito, pure la nuova insegnante hanno rilasciato dichiarazioni in lungo e in largo fornendo al grande pubblico informazioni sui bambini che avrebbero dovuto rimanere riservate.
In tutto questo tempo, i Trevallion hanno dimostrato una tenuta psicologica straordinaria. Hanno cercato di mediare con il tribunale e hanno accettato di vaccinare i figli. Imposizione, quest’ultima, non necessaria né obbligatoria. Ma, a quanto pare, la tutrice Palladino intende imporre ai Trevallion di mandare i bambini alla scuola pubblica, anche se l’homeschooling in Italia è legale.
Tutto questo avviene di fatto nel disinteresse generale. È vero che sulla famiglia nel bosco escono ancora articoli di giornale e servizi televisivi, ma i Trevallion continuano a essere in balia dell’arbitrio del tribunale. Hanno subito un ricatto disgustoso, si sono dovuti piegare e, nonostante questo, la loro disponibilità non è stata presa in considerazione per mesi. Per paradosso, anche se la famiglia venisse riunita domani, il danno sarebbe già stato fatto e quanto accaduto finora sarebbe comunque da considerare una profonda ingiustizia commessa nei riguardi di genitori che non hanno maltrattato i figli ma hanno la sola colpa di essere un po’ strani. Una colpa che il tribunale dell’Aquila li costringe a scontare amaramente.
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