Lo show milionario della vela
  • Ieri notte è cominciata l’edizione numero 36 dell’America’s Cup che vede contendersi il prestigioso trofeo Team New Zealand e Luna Rossa. Il giro d’affari dell’evento genera un fatturato di 45 milioni di euro a fronte di investimenti complessivi da parte dei team che raggiungono i 400 milioni.
  • Uno degli sport più longevi al mondo che affonda le sue radici nell’antica Grecia, oggi conta in Italia più di 100.000 tesserati e 735 circoli sparsi su tutto il Paese.

Lo speciale contiene due articoli.

L’America’s Cup, oltre a essere la competizione sportiva più antica al mondo, è anche uno degli eventi che muovono più soldi. Tra sponsor e investimenti il giro d’affari per l’edizione numero 36, cominciata ieri notte con le prime due regate tra Team New Zealand e Luna Rossa nelle acque del golfo di Hauraki nel Pacifico, ha raggiunto la cifra di 45 milioni di euro.

Un fatturato inferiore a quello generato durante l’edizione precedente di quattro anni fa quando a Bermuda si toccarono i 60 milioni, ma quasi dieci volte inferiore in proporzione alle somme di denaro investite dai quattro team per allestire le imbarcazioni. Si è calcolato infatti che i quattro team, Ineos (Regno Unito), American Magic (Usa), Team New Zealand (Nuova Zelanda) e Luna Rossa (Italia), hanno sborsato complessivamente 400 milioni di euro (compresa la quota di 1,5 milioni a testa per l’iscrizione) per partecipare e conquistare quella che è definita la Vecchia Brocca. E se è vero che nello sport l’obiettivo principale è vincere, nel caso della vela, intesa come competizione a questi livelli, anche la partecipazione porta i suoi frutti. A differenza di altre discipline, infatti, come possono essere la Formula 1 o la MotoGp dove società come Liberty media e Dorna Sports gestiscono la parte commerciale degli eventi, l’organizzazione dell’America’s Cup è affidata completamente alle quattro squadre, senza la presenza di nessuna società promotrice, in quanto l’obiettivo commerciale prioritario non sono né i ricavi dei diritti televisivi, né i proventi derivanti dal botteghino, visto che l’ingresso della gente ai porti e ai villaggi è gratuito, bensì ottenere il massimo risultato possibile in termine di audience televisiva e far avere più visibilità ai numerosi sponsor che campeggiano sulle imbarcazioni. Ed è proprio qui – nel concetto di fatturare molto meno rispetto a quanto si è deciso di investire – che la vela si differenzia dagli altri sport dove squadre, team e scuderie stanno in piedi perlopiù grazie agli introiti derivanti dalla cessione dei diritti televisivi.

Soltanto sull’imbarcazione italiana di Luna Rossa si possono contare 23 marchi legati ad altrettante aziende. Dai due più importanti, ovvero i due Co-title sponsor Prada e Pirelli, allo sponsor ufficiale Panerai e a quello tecnico The Woolmark Company, passando per altri come Cantine Ferrari Trento (lo sparkling partner), One Ocean (il sustainability partner) e M&C Saatchi (il creative partner), e i 16 Official suppliers come Microsoft, Garmin, Pardo Yachts, Mercury, Fujitsu, Esteco, Mitsubishi Electric, Promo, Dainese, Mustang Survival, TechnoGym, Parmigiano Reggiano, Commscope Ruckus, Wartsila Teorema, Altair e Zumbotel.

Nella fattispecie dei 45 milioni di euro di fatturato, 35 provengono dal governo neozelandese e dal comune di Auckland in quanto Paese che ospita l’evento; gli altri 10 derivano dai diritti televisivi e dagli sponsor tra i quali ci sono Emirates, Coca Cola, Omega, Yanmar, G.H. Mumm Champagne, North Sails, Spark e Medallia.

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