Labirinti e avventura, alla scoperta degli sport di orientamento
  • Anche se poco conosciute, sono a tutti gli effetti discipline agonistiche e con una propria federazione, la Fiso. Si praticano tra i boschi, sui prati, ma anche nei centri abitati, in bici, a cavallo e in acqua. A inventarli furono i norvegesi più di 100 anni fa. In Italia si contano oltre 9.000 tesserati. In tutto il mondo appassionano 3 milioni di persone.
  • Dalle battaglie tra amici alle competizioni tra squadre: il softair, la guerra simulata a colpi di proiettili di plastica, è diventato uno sport vero e proprio.

Lo speciale contiene due articoli.

Una mappa, una bussola, e via. Sono sufficienti questi due strumenti per praticare l’orienteering, uno sport in cui la competizione sta nel percorrere nel minor tempo possibile un tragitto caratterizzato dai punti di controllo, definiti lanterne, utilizzando solamente i due attrezzi a disposizione, una carta topografica disegnata appositamente con segni convenzionali unificati in tutto il mondo e una bussola, e facendo leva sul proprio senso di orientamento. Conosciuti da pochi, gli sport di orientamento coinvolgono oltre 3 milioni di persone al mondo, mentre in Italia, i tesserati sono più di 9.000, distribuiti all’interno di 170 società. Si può gareggiare individualmente o in squadra e il luogo ideale dove farlo è il bosco, ma esistono gare effettuate anche nei parchi pubblici, nelle campagne o addirittura nei centri storici delle città, tra le quali spicca Venezia. Dei veri e propri labirinti immersi nel verde e nei paesaggi di montagna o campagna, all’interno dei quali avventurarsi e districarsi per raggiungere il proprio obiettivo. Che poi, in fin dei conti, è l’essenza di ogni sport a qualsiasi latitudine. Non solo per gli agonisti. In Liguria, per esempio, nei pressi del monte Antola è stata attrezzata un’area dove è stato installato un percorso per chiunque voglia cimentarsi e divertirsi in questo sport.

All’interno dell’orienteering esistono vari tipi di discipline. La più diffusa e conosciuta è la corsa orientamento; poi c’è la mountain bike orientamento dove l’atleta deve raggiungere il punto di arrivo a bordo di una bicicletta con la mappa che viene posta su un leggio fissato sul manubrio; poi c’è lo sci orientamento che si svolge sulle piste su cui si fa lo sci di fondo; e, infine, c’è l’orientamento di precisione, dove l’obiettivo non è quello di raggiungere i punti di controllo segnati sulla cartina, bensì individuarli da dei punti di osservazione piazzati su dei sentieri facilmente agibili e identificarli da altri fasulli posizionati lì vicino. Quest’ultima disciplina è stata creata per permettere anche agli atleti paralimpici di praticare l’orienteering. Le quattro pratiche appena elencate sono, per ora, le uniche quattro riconosciute dalla Iof. Negli Stati Uniti, per esempio, è molto in voga l’orientamento in canoa presso i delta dei fiumi; così come c’è chi si diverte a praticare questo sport a cavallo o in macchina. Esiste, poi, l’orientamento subacqueo, anche se come disciplina non appartiene alla Fiso, ma alla Fipsas, Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee. Si tratta di un’attività che ha origini militari dove gli atleti devono trovare i punti prestabiliti sulla mappa in immersione.

Molto importante, per lo sviluppo di questo sport nel nostro Paese, è la spinta che viene data a livello scolastico, dove specialmente nelle scuole medie e superiori viene praticata la corsa orientamento con gli studenti che vanno poi a gareggiare nelle fasi provinciali e regionali.


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Si tratta di uno sport sano e facilmente accessibile a più fasce di età, ma soprattutto, uno sport che come pochi altri per caratteristiche si sposa con la natura. Oltre l’aspetto sociale, generato dalla diffusione su scala nazionale con numerosi eventi organizzati ogni anno dalla Federazione che consentono agli atleti delle varie società di interagire, va considerato anche quello puramente salutare, visto che l’orienteering è in grado di garantire a chi lo pratica una buona dose di esercizio fisico e mentale. Uno sport per tutti quindi dove, come si legge sul sito ufficiale, «l’atleta corre per raggiungere un risultato agonistico, la famiglia e il principiante per divertirsi in compagnia e trascorrere una sana giornata all’aria aperta».

Gli sport di orientamento nascono oltre un secolo fa nei Paesi scandinavi, più precisamente nel 1897 nel Sud Ovest della Norvegia, a Bergen, dove si disputò una prova di sci orientamento. Notizie di una prima gara ufficiale risalgono, però, al 1919 a Stoccolma. Per oltrepassare i confini dei Paesi del Nord Europa, però, si è dovuto attendere il 1961, anno in cui a Copenaghen venne istituita la Iof, ovvero la Federazione internazionale di orienteering. Sei anni più tardi, nel 1967, toccò anche all’Italia scoprire gli sport di orientamento con delle gare nel Trentino e nel Lazio, regioni dalle quali negli anni a seguire si propagò nel resto della penisola. Venne fondato nel 1982 il Ciso, il Comitato italiano sport orientamento, trasformato poi nel 1986 in Fiso, Federazione italiana sport orientamento, con sede a Trento. Fu proprio negli anni Ottanta che questo sport spiccò il salto verso l’agonismo, tanto che nel decennio successivo sono stati raccolti i primi risultati importanti a livello internazionale con le quattro medaglie d’oro vinte da Nicolò Corradini ai campionati del mondo tra il 1994 e il 2000 nella specialità dello sci-orienteering. Ed è in Italia che si sono svolte le principali competizioni negli ultimi anni. Già a partire dal 1993, quando a Castelrotto, in Alto Adige, si tennero i campionati mondiali junior di corsa orientamento, gli Europei di mountain bike orientamento in Toscana nel 2007, i campionati mondiali junior di corsa orientamento in Trentino nel 2009, i mondiali di mountain bike orientamento in Veneto nel 2011, i mondiali di corsa orientamento e orientamento di precisione in Trentino e Veneto nel 2014. Gettando uno sguardo al futuro, invece, nel 2022 si svolgeranno in Puglia, più precisamente sul Gargano, i mondiali master di orienteering, finora ospitati dall’Italia in altre due occasioni, nel 2004 ad Asiago (Vicenza) e nel 2013 al Sestriere (Torino).

Gli sport di orientamento non fanno ancora parte del novero delle discipline olimpiche. Un primo tentativo fu fatto nel 1996 ma la lontananza delle grandi città dove solitamente si svolgono i Giochi rispetto al luogo dove si svolgono le gare non ha mai fatto decollare l’iniziativa. Va ricordato, però, che all’edizione delle Olimpiadi invernali del 1998 a Nagano, in Giappone, fu incluso a scopo dimostrativo lo sci orientamento, circostanza nella quale vinse la medaglia d’oro l’italiano Corradini.

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