- I giudici condannano il «monopolio illegale». Una sentenza che permetterà agli arabi (col fondo Pif) di papparsi il pallone.
- Gabriele Gravina minaccia: «Chi aderisce è fuori dal sistema federale». Giovanni Malagò: «Lo scudetto rischia di diventare carta straccia». Entusiaste Juve e Napoli, contrarie Roma e Inter.
Lo speciale contiene due articoli.
Per la Corte di giustizia europea, Uefa e Fifa non hanno diritto al monopolio del calcio. La decisione dei giudici di Lussemburgo, che ieri hanno dato ragione alla Superlega. Sarà una rivoluzione simile a quella provocata dalla sentenza Bosman che nel 1995 stabilì la libera circolazione dei giocatori all’interno dell’Ue e abolì le «quote di nazionalità». Di certo, si tratta di una sconfitta storica per la Uefa di Aleksander Ceferin. La sentenza, inoltre, spalanca anche le porte ai sauditi che potranno organizzare un torneo con i club più importanti del mondo.
Ma partiamo dal verdetto: la Corte ha dichiarato «illegali le sanzioni ai club che partecipano a competizioni alternative». Fifa e Uefa stanno «abusando di una posizione dominante» e «la loro natura arbitraria, le loro norme in materia di approvazione, controllo e sanzioni devono essere ritenute valide restrizioni ingiustificate alla libera prestazione dei servizi». E ancora: «Le regole Fifa e Uefa che subordinano alla loro previa approvazione qualsiasi nuovo progetto calcistico interclub», si legge nella sentenza, «come ad esempio la Superleague e il divieto ai club e ai giocatori di giocare in quelle competizioni, sono illegali». La pronuncia non ha come conseguenza immediata la nascita della Superleague, però apre la strada a un modello organizzativo fondato non più sulle federazioni, ma sulle leghe create e gestite dalle stesse società.
La vicenda era iniziata il 19 aprile 2021, quando 12 grandi club europei (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Tottenham, Liverpool, Juventus, Inter e Milan) avevano annunciato il loro accordo di principio per lanciare un progetto chiuso, appunto la Superlega, in concorrenza con la Champions league organizzata dalla Federcalcio europea. Di fronte alle protesta dei tifosi, soprattutto inglesi, e alle minacce di pesanti sanzioni da parte di Uefa e Fifa, il progetto si era rapidamente sgonfiato, con la retromarcia di nove club (l’ultima ad arrendersi è stata la Juventus, lo scorso luglio). Sono così rimaste Real Madrid e Barcellona, unite nella Società di Superlega europea. Supportata dall’agenzia di marketing A22, la Superlega ha portato il caso davanti al tribunale Mercantile della Capitale spagnola, che a sua volta ha deferito la questione alla Corte di Lussemburgo (tra l’altro, le due spagnole sono rappresentate dallo studio legale Dupont-Hissel, lo stesso della famosa sentenza Bosman).
Ieri sono arrivate le reazioni degli sconfitti: «Il calcio non è in vendita. Possono creare quello che vogliono, non proveremo a fermarli. Non abbiamo mai detto che non si possa andare fuori dal sistema, ma non si può uscire e voler giocare i campionati nazionali. Non c’è stato il semaforo verde per la Superlega, così com’era stata proposta nel 2021», ha detto il presidente dell’Uefa, Ceferin. Il sostegno all’Uefa è stato rinnovato dalla European club association (Eca). Quanto alla Fifa, il presidente, Gianni Infantino, minimizza: «La sentenza non cambia nulla. Continueremo a organizzare i tornei più spettacolari e competitivi e utilizzeremo i nostri ricavi per sviluppare il calcio in ogni angolo del globo, attraverso programmi di solidarietà».
Al netto delle dichiarazioni, la sentenza apre nuovi scenari anche nella gestione dei diritti tv. «Le norme Fifa e Uefa relative allo sfruttamento dei diritti mediatici sono tali da danneggiare le società calcistiche europee, tutte le società che operano nei mercati dei media e, in ultima analisi, i consumatori e i telespettatori, impedendo loro di godere di competizioni nuove e potenzialmente innovative o interessanti», è infatti uno dei passaggi della decisione della Corte. Non solo. La promessa di A22, la società promotrice della Superlega, è che tutte le partite, insieme a highlights e approfondimenti anche interattivi, saranno offerte «gratuitamente» ai tifosi di tutto il mondo su una nuova piattaforma streaming battezzata «Unify». Un progetto che si dovrebbe mantenere con la vendita diretta della pubblicità ma anche con gli abbonamenti premium, le partnership di distribuzione, i servizi interattivi e gli sponsor. Facendo così concorrenza a Dazn e Sky.
Dopo la sentenza di ieri gli equilibri potrebbero cambiare radicalmente anche in termini di geopolitica del pallone. Perché il verdetto coincide con l’avanzata del Pif (Public investment fund), il fondo sovrano dell’Arabia saudita del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, fondato a Riad nel 1971. Dopo aver acquisito nell’ottobre 2021 l’80% delle azioni del Newcastle, a giugno 2023 si è accaparrato anche il 75% delle azioni di quattro squadre della Saudi Pro league. Cui si è aggiunto lo shopping estivo nel mercato europeo per arricchire il proprio campionato con l’acquisto di giocatori di valore. Lo schema è simile a quello già seguito dagli Emirati Arabi (col Manchester City) e dal Qatar (col Paris St Germain) che hanno utilizzato la piattaforma dello sport e del calcio sia per sfruttare le nuove tecnologie sia per legittimarsi a livello internazionale lasciando sullo sfondo le ombre su diritti umani e modelli autocratici (il cosiddetto «sportwashing»). Con il «liberi tutti», l’Arabia Saudita potrebbe lanciare un’Opa sulle competizioni calcistiche europee o addirittura organizzare (e controllare) una Superlega globale, come è già successo nel golf.
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