Gli sport con le carte messi in difficoltà dal Covid
  • La pandemia ha imposto la chiusura dei circoli di bridge per gran parte dell’anno, provocando perdite al settore per oltre 3 milioni di euro. Nel frattempo le app e i siti per giocare online hanno registrato un boom di partite sul web.
  • Francesco Ferlazzo Natoli, presidente della Federazione italiana gioco bridge: «Abbiamo avuto un danno importante. La speranza è che il Coni venga finanziato con delle risorse adeguate che possa darci il sostegno di cui abbiamo bisogno».
  • Si chiama Karuta il gioco di carte didattico giapponese bastato sulla memoria e sulla velocità dei movimenti che grazie ha conquistato anche l’Italia.

Lo speciale contiene tre articoli.

Il bridge in Italia conta quasi 24.000 iscritti alla Federazione, di cui oltre 4.000 a livello agonistico. Già, perché, se per molti il popolare gioco con le carte risulta solo un semplice passatempo, dal 1993 è considerato e riconosciuto a tutti gli effetti dal Coni come una disciplina sportiva.

Nel nostro Paese si gioca nelle associazioni e nei circoli gestiti dalla Federazione italiana gioco bridge. Come accaduto anche per tanti altri sport, dal mese di marzo l’organo presieduto da Francesco Ferlazzo Natoli, ha dovuto fare i conti con l’epidemia da coronavirus che ha sconvolto tutto il mondo.

Uno sport che viene praticato con le carte e che richiede, quindi, non solo la presenza fisica ma anche il contatto attraverso lo scambio delle carte, ha dovuto in un primo momento confrontarsi con l’inevitabile chiusura di circoli e associazioni. Evento che ha causato importanti perdite per tutto il sistema – si stimano circa 3 milioni di euro di danni economici a livello generale – e poi nel momento della riapertura mettere in atto una profonda riorganizzazione con protocolli da far rispettare e un confronto continuo con le istituzioni governative per farsi riconoscere come attività sportiva e non soltanto come semplice gioco di carte.

I circoli dove si gioca a bridge sono, infatti, a tutti gli effetti associazioni e società sportive, e prima di poter riaprire in totale sicurezza hanno dovuto attendere un via libera da parte delle Regioni, le cui normative proibivano l’utilizzo delle carte nell’ambito di attività ricreative. Lo stesso presidente Francesco Ferlazzo Natoli aveva anche inviato una lettera alle Regioni e al Coni in cui dichiarava che «per il bridge sportivo non sussistono pericoli di esposizione e contagio superiori a quelli che si riscontrano nella pratica di altri sport o di altre attività della vita quotidiana, dalla frequentazione di bar ai ristoranti, ai supermercati, ai mezzi di trasporto pubblico». Tutto nasce dalla poca conoscenza del bridge come sport. È stato necessario un grande lavoro da parte della federazione sia a livello comunicativo sia a livello istituzionale, per far capire alle Regioni e al governo che cos’è il bridge e come viene praticato e proporre un protocollo sanitario, studiato insieme al Politecnico di Torino, molto dettagliato affinché si potesse riaprire in totale sicurezza.

Il protocollo da seguire per la riapertura dei circoli di bridge prevedeva, nel dettaglio, la misurazione della temperatura per i giocatori, la sanificazione delle carte e in secondo luogo l’osservazione di un periodo di quarantena di almeno 3 giorni prima che le stesse carte potessero di nuovo essere riutilizzate. I giocatori potevano toccare soltanto le carte che gli spettavano nella mano senza la possibilità di poterle mischiare. E poi, ovviamente, mantenere il distanziamento fisico di almeno un metro, garantire l’igiene delle mani, l’uso della mascherina o della visiera protettiva. Inoltre ai giocatori non era consentito consumare cibo e potevano bere soltanto dai bicchieri monouso o dalle proprie bottiglie.

D’altro canto, però, la chiusura forzata dei circoli ha favorito l’impennata di partite online con un vero e proprio boom su applicazioni per smartphone e piattaforme sul web. Un fenomeno che ha avvicinato ancora di più giocatori più giovani rispetto alla fascia di età media generica di chi pratica bridge, che va dai 50 anni in su.

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