D’ora in avanti lo chiameremo Maurizio Tendina perché ha ammesso di foraggiare il sindacato degli studenti, che protesta picchettando le piazze con le «canadesi». Il segretario della Cgil ieri ha capeggiato lungo la «Via Maestra» il cammino del popolo rosso verso il luogocomunismo. Come c’era da aspettarsi, dopo aver proclamato «siamo in 100.000» e che la manovra varata dal governo «fa schifo», annuncia ciò che serve al campo largo per dare segni di vita.
«Il 20 novembre la Cgil proclamerà lo sciopero generale perché noi ci mettiamo a disposizione di questo processo democratico, di cambiamento, che rimetta al centro il lavoro, i diritti, la giustizia sociale».
Apre la vertenza Italia con Elly Schlein, che giubila: «Costruiamo insieme l’alternativa». Ma Maurizio Landini pensa più a sé stesso. «Lo sciopero è lo strumento più solidale. Lo fai anche per estendere quei diritti alle altre persone», scandisce. E poi spazio al populismo: «Il cittadino lavoratore, nei confronti del cittadino capitalista, da solo è più debole. Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e con solidarietà». E dunque? Ecco la richiesta, ci vuole la patrimoniale: «Se a chi ha un patrimonio netto di 2 milioni si chiede un contributo di solidarietà, si recuperano 25 miliardi». Per la Cgil nel mirino ci sono 500.000 italiani.
Lo sciopero generale e la replica alla «Verità»
L’annuncio dello sciopero se lo è tenuto in serbo come un coup de théâtre. Per cinque ore, tanto è durata la manifestazione, ha fatto melina sul punto. Quasi interminabile l’elenco delle rivendicazioni, introvabile una qualsiasi proposta di soluzione. Prima di recitare il suo cahier de doléances, magari con un po’ d’invidia per il caos scatenato dagli studenti in Francia e fomentato da Jean-Luc Mélenchon, e quasi rispondendo al titolo della Verità («Gli studenti che protestano sono a libro paga della Cgil»), ha scandito:
«Sono 20 anni che la Cgil dà dei contributi per sostenere gli studenti che decidono di organizzarsi in sindacato. È talmente pubblico che è su tutti i nostri bilanci. Dov’è la notizia? Sono soldi degli iscritti alla Cgil. Vorrei che fosse chiaro, non stiamo usando i soldi pubblici. Sono soldi dei lavoratori iscritti che sostengono anche i loro figli che da studenti decidono di difendere i loro diritti. Noi li abbiamo pubblicati nel bilancio, è 20 anni che lo facciamo. Dove sarebbe il reato?».
Nessuno ha mai parlato di reato, semmai di opportunità, perché un conto è raccontare che gli studenti oppressi rizzano spontaneamente le «tende» contro il disagio abitativo, un conto è pagarli perché si facciano vedere. Quanto ai fondi pubblici, se il segretario può dire che nel bilancio di Corso d’Italia non c’è neppure 1 euro, va bene; altrimenti è un’affermazione iperbolica.
La piazza rossa tra pensionati, studenti e politici
Maurizio Landini ha però ragione: la Cgil ci ha abituato da anni a mobilitare i suoi pensionati, a cui paga pullman e pranzo al sacco per ingrossare i cortei, visto che di operai iscritti c’è una certa penuria. Se ne è avuta dimostrazione anche al raduno di ieri tra piazza della Repubblica e piazza del Popolo a Roma.
Pomposamente la Cgil parla di 100.000 (erano molti meno) tra lavoratori (pochi), pensionati e studenti: «Non strizziamo l’occhio al campo largo, abbiamo l’ambizione di rappresentare tutto il Paese». Per la verità si sono visti solo Elly Schlein da Lugano, che si becca un abbraccio del sindacalista nel retropalco, Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle che la marca stretta, Nicola Fratoianni di Avs che officia la liturgia della piazza felice come un fanciullino, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in attesa di convocazione per le primarie.
Maurizio Landini arringa: «Scendiamo in piazza perché la gente non ce la fa più, perché c’è bisogno di aumentare i salari, perché c’è bisogno di far funzionare le scuole, perché c’è bisogno di rispondere al caro vita e perché c’è una domanda di partecipazione, di cambiamento, che parte anche dalle nuove generazioni. E noi pensiamo che il Paese, il governo, il Parlamento debbano imparare ad ascoltare e debbano soprattutto dare ascolto e voce a chi tiene in piedi questo Paese con la sua intelligenza e con il suo lavoro».
Non c’è però manifestazione se non c’è evocazione della Costituzione (come se non fosse patrimonio di tutti gli italiani), così dal sindacato rosso si affrettano a scandire: «Siamo in piazza perché insieme la Via Maestra conduce a lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione».
La sfida al governo e l’appuntamento del 20 novembre
Landini saluta il Papa che lavora per la pace, poi sfida il governo: «Investe solo sulle armi, per la sicurezza abbiam bisogno che la sicurezza sia sanità che funziona, scuole che non cadono a pezzi, salari che aumentano».
Maurizio Tendina vuole intestarsi anche le proteste dei camionisti, degli agricoltori, degli operai dell’Ilva, ma pare avviato a fare campagna elettorale. Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, gli ricorda un’antica parola d’ordine: «Rivolta sociale». Magari affidata agli studenti a libro paga della Cgil perché la democrazia è manifestazione e costa.
Poi l’excusatio non petita di Landini: «Vorrei che non si guardasse il dito, ma la sostanza». L’appuntamento è per il 20 novembre.
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