Allora… dopo averci fatto una testa tanta sulle bici, dopo aver fatto ciclabili ovunque anche quando non si potrebbe… ora i sindaci iniziano a fare la guerra alle bici. A Como, dove non potranno entrare nella Ztl e lungo il Garda, perché sono in troppi sulle ciclabili e creano incidenti… è meraviglioso.
Con tutta franchezza sembra che certi ragionamenti partiti dall’Europa sul tema del Green deal siano stati fatti da soggetti «umani» che al posto dei due emisferi cerebrali hanno due glutei e che, quindi, siano i glutei stessi a fare da cassa di risonanza dei loro «pensieri». La questione, infatti, riguarda solo come effetto locale, ma è solo un effetto di una causa che risiede in questi cervelli dalla conformazione cerebrale remota, nata nel contenitore principale dell’Europa che si trova a Bruxelles. È lì che i due glutei «pensano», «architettano», «elaborano», queste cagate che hanno la consistenza dello stato gassoso.
Bastava il buon senso di uno dei tanti contadini che ho conosciuto in vita mia per decidere che le auto elettriche si sarebbero potute fare, ma rispettando i tempi delle imprese, e che le ciclabili si sarebbero dovute fare laddove c’erano le condizioni per poterle costruire. L’esempio degli esempi, in negativo, è Milano che ha fatto di tutto ma non ha diminuito le polveri sottili e l’inquinamento atmosferico della città anche di un soffio, per rimanere in tema.
La via che corre lungo il Garda, la Gardesana, uno dei lungolaghi più belli e affascinanti d’Italia, dopo un giorno da incubo ha portato il sindaco di Torri del Benaco a dover fare marcia indietro sull’opportunità di vietare l’accesso delle biciclette sul lungolago. Ha detto: «È stata una domenica brutta quella del 2 agosto: abbiamo registrato in un solo giorno ben sei incidenti. La Gardesana si conferma essere una strada assai pericolosa e che, per almeno tre mesi l’anno, dovrebbe essere vietata ai ciclisti che vengono qui ad allenarsi. Ne va della loro salute e della sicurezza di tutti gli utenti della strada». Sembrano parole di un’opinionista quando dice che quella via «dovrebbe essere vietata» ai ciclisti. Cosa aspetta? Una bolla papale? Si metta d’accordo con gli altri sindaci interessati e lo faccia. Gli diamo con grande soddisfazione il benvenuto nella terra del buon senso, ma essendo un sindaco ci doveva arrivare molto prima e soprattutto avrebbe dovuto fare quel che dice ora prima del casino che è successo. Non è richiesta la genialità, essendo sufficiente una certa motilità neuronale della quale certamente non mancherà.
Per la verità, anche quei ciclisti che sono caduti addosso a una moto che si era fermata per favorire l’attraversamento pensavano forse di essere in un ciclodromo dove si correva per la conquista del titolo mondiale a squadre.
Ma poi c’è la Ztl di Como che il sindaco Alessandro Rapinese ha annunciato ai microfoni della radio Ciao Como. Non poteva trovare Radio con un nome più confacente alle sue decisioni, perché a detta dei rappresentanti del commercio della città, almeno per quanto riguarda il commercio al centro, un bel «ciao commercio in centro» lo ha decretato. È noto che Como sia una delle destinazioni turistiche fondamentali della Lombardia. Chi va lì fa anche shopping e la città si è da tempo attrezzata per offrire ai turisti la possibilità di farlo.
Non sarà facile per i commercianti approvvigionarci delle merci perché il sindaco ha pensato bene di restringere le fasce orarie e lo scarico delle merci stesse dalle 6 alle 11 di mattina. Il direttore della Confcommercio Como ha detto di aver cercato un contatto col sindaco per ragionare della Ztl insieme, visto che loro di commercio ne sanno un po’ più del sindaco, non sono stati ricevuti e un incontro è stato negato anche dal sindaco. Ci sorprende? No, per niente. In questo, tra questi sindaci e burocrati europei ci passa poca differenza. Hanno un’idea? La mettono in pratica. Gli effetti, le conseguenze, gli impatti economici, gli esiti di svuotamento dei centri storici fino a farne delle belle scenografie senza vita non gli importano.
Tra l’altro il sindaco, che ho conosciuto per aver partecipato a Diritto e Rovescio come paladino degli autovelox. Questa volta mi sembra che il limite di velocità lo abbia superato se, come dicono, non ha ascoltato neanche i diretti interessati, cioè i commercianti. E tra l’altro lo stesso sindaco, e ce ne dispiace molto, è stato falciato da una bicicletta elettrica riportando varie ematomi e immagino anche una grande paura.
Come dicevano i latini: «parlo per esperienza» (expertus loquor). Certo, non dubitiamo che la sua decisione di chiudere la Ztl alle biciclette elettriche nonché a quelle che vanno a forza di muscoli, sia stata presa indipendentemente dalla sua esperienza. Ma, l’esperienza insegna.
Comunque, la dimensione ideologica delle scelte green, che siano quelle dell’auto elettrica che ha fatto fallire l’industria automobilistica europea, che siano quelle legate ai monopattini, alle biciclette elettriche e a quelle muscolari, la prospettiva non cambia. E cioè la considerazione delle conseguenze di quei provvedimenti, prevedibilissimi, si poteva pensare prima di farlo.
Come diceva mia madre quando, tornando a casa ad un orario improprio, mi aspettava sull’uscio e mi dava delle ciabattate – quando andava bene: «Chi la fa, l’aspetti».
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