Sanna Marin da «statista rock» a lobbista per la fondazione Blair
Sanna Marin (Ansa)
Tra i «meriti» riconosciuti all’ex leader finlandese, l’ingresso del Paese nella Nato.

Finita all’opposizione con il Partito socialdemocratico dopo aver perso le elezioni dello scorso aprile, vinte dai liberal-conservatori del Partito di coalizione nazionale, l’ex primo ministro (o più correttamente ministro capo) finlandese Sanna Marin, nota soprattutto per essere stata la più giovane premier nella storia della Finlandia (è nata nel 1985) e per alcuni irrituali episodi di cui si è resa protagonista durante il suo mandato, ha preso atto che il ruolo di semplice parlamentare le andava ormai stretto e ha così deciso, seguendo le orme di vari altri ex leader politici progressisti, di lasciare – almeno temporaneamente – la politica attiva per darsi al lobbismo. A venirle provvidenzialmente incontro è stato un ex primo ministro inglese, il laburista Tony Blair, oggi settantenne, il quale le ha assegnato la carica di consigliera strategica dell’organizzazione che porta il suo nome, il Tony Blair Institute for Global Change, fondato nel 2016. Stando a un comunicato diffuso dallo stesso istituto, Sanna Marin «lavorerà con i colleghi e con l’intero team del Blair Institute in tutti i Paesi in cui Tbi è operativo, consigliando i leader politici riguardo ai loro programmi riformisti». Del resto, secondo l’organismo blairiano – impegnato affinché la globalizzazione (vista come fondamentale strumento di risoluzione dei problemi del mondo contemporaneo) si diffonda ulteriormente e dappertutto – la Marin ha già alle spalle un gran numero di successi e di meriti politici, tra cui l’aver fatto entrare la Finlandia nella Nato in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e il conseguimento di uno degli «obiettivi climatici più ambiziosi a livello mondiale», raggiunto grazie a «un esteso programma di digitalizzazione e impiego della tecnologia». Sempre ad avviso del Blair Institute, poi, «la signora Marin è audace e pratica, e comprende il ruolo che la tecnologia può svolgere per contribuire a uno Stato più efficiente e attento ai cittadini», oltre a essere «una leader pragmatica e orientata alle riforme con un impegno costante per l’impatto pubblico». Una ovvia cascata di elogi che non deve far perdere di vista il significato fondamentale di questo ennesimo abbandono, da parte di un leader di primo piano, della politica vera e propria a favore dell’attività lobbistica. La lezione che la scelta della Marin ci consegna, infatti, è che oggigiorno i gruppi di pressione sovranazionali, come appunto l’organizzazione creata e guidata da Tony Blair, influenzano le scelte politiche dei singoli Paesi almeno quanto i governi nazionali, ma spesso più di questi ultimi. Ben consapevole di ciò, Sanna Marin ha quindi ritenuto di privilegiare Blair al Parlamento della sua Finlandia. C’è poi l’aspetto economico della faccenda: sulla carta, organismi come quello blairiano sono organizzazioni non a scopo di lucro (è la prima cosa che si legge nella home-page del sito dell’istituto: «organizzazione non profit impegnata a far sì che la globalizzazione funzioni per molti e non per pochi»), ma si può mettere la mano sul fuoco che, rimpiazzando il Parlamento finlandese con il Blair Institute, la Marin non sia andata a impoverirsi. Ad ogni modo, una cosa è certa: così come, nel famoso video della scatenata festa notturna a casa di amici diffuso un anno fa, Sanna ha dato prova di cavarsela benone nel ballo, con quest’ultima mossa ha dimostrato di avere compreso alla perfezione anche cosa attualmente sia più conveniente fare per rimanerci, in ballo.

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